Dal Dopo‑Eden: il Solco della Legge di Dio - Ragionamento e Studio - Parte 3 - n. 273
di Renzo Ronca 6-1-26 Prosegue da https://ritornocristiano.blogspot.com/2026/01/il-singolo-credente-e-luomo-collettivo.html
1. L’intervento basilare di Dio
L’umanità, dopo l’allontanamento
dall’Eden, camminava quasi allo stato brado: senza orientamenti morali, senza
un riferimento stabile, senza la presenza visibile di Dio. L’Eterno decise di
offrire al genere umano un esempio concreto e comprensibile perché potesse
vivere bene, secondo il desiderio espresso nella Sua Legge: “affinché fosse
bene a loro e ai loro figli per sempre” Deut. 5:29 – Vedi nota di
approfondimento[1].
L’Eterno non prese un popolo già
formato, ma iniziò da un uomo che si fidò di Lui, Abramo, e da quella fede fece
crescere una comunità che Egli stesso raccolse, unì e ordinò nel tempo. La
condusse attraverso il deserto e la radunò ai piedi di una montagna, lontano da
distrazioni. Lì, per la prima volta dopo l’Eden, si manifestò a quel popolo in
modo diretto[2], sebbene
con diversi livelli di prossimità, secondo la santità della Sua presenza: a
Mosè parlò sul monte; più in basso si trovavano Aronne e gli altri
responsabili; e alla base del monte stava il popolo, che udì la Sua voce con timore.
In quel contesto Dio diede una indicazione fondamentale, destinata a orientare
l’umanità fino alla fine dei tempi.
Proseguiamo il nostro ragionamento con
l’aiuto di disegni:
2. Il segno verticale: l’INSEGNAMENTO BASE
Come in fig.1 Immaginiamo una riga
verticale tracciata su un foglio. Questa linea divide ciò che è con Dio
da ciò che è lontano da Dio.
E’ un punto di partenza, una base che
rappresenta il Decalogo, le “dieci parole” incise da Dio stesso.
- Per la prima volta nella storia umana, Dio stesso
di fronte al Suo popolo radunato, stabilisce e comunica ciò che è bene e
ciò che è male ai Suoi occhi.
- In dieci punti essenziali, Dio dice ciò che
avvicina a Lui e ciò che allontana da Lui.
- Quello che allontana da Lui Sommo Bene, è il male,
che viene chiamato peccato,
non come offesa astratta, ma come ciò che ci separa nuovamente da Dio.
Questa base è così fondamentale che
dovrebbe essere ancora oggi parte dell’educazione dei nostri figli, come nelle
scuole elementari dei miei tempi, quando si iniziava l’educazione con l’alfabeto e le tabelline.
3. Un popolo scelto come modello
Attorno a queste indicazioni – che
ripeto sono incise su pietra e non materia di opzionale di dibattito - Dio forma e mette da parte un popolo. Non per
la sua bravura o per meriti etnici, ma per farne un riferimento, un modello,
un segno vivente per tutte le nazioni.
Il popolo d’Israele diventa:
- un esempio nel bene, quando obbedisce
- un esempio nel male, quando disobbedisce
Il suo cammino è pedagogico: serve a mostrare a tutti gli altri popoli cosa
significa vivere con Dio, oppure cosa succede quando ci si allontana da Lui.
4. L’Israele che Dio aveva in mente
L’Israele che Dio desiderava – un popolo
santo, aperto alle nazioni – non coincide con l’Israele politico che
spesso incontriamo nella storia.
Per questo:
- Dio lo corregge
- lo ammonisce
- lo disciplina
- lo allontana quando necessario come un padre che
educa un figlio secondo ciò che il figlio può comprendere.
Il progetto di Dio era chiaro: Israele
avrebbe dovuto aprirsi a tutte le nazioni (Galati 3:8), diventando una
porta di salvezza.
Poiché questo non avvenne tramite i
giudei, che lo rifiutarono uccidendo il Messia, Dio aprì una nuova fase: la Chiesa,
aperta ai non-giudei, che prosegue il piano di Dio per il mondo.[3]
5. La legge come base, non come
salvezza
Il Decalogo è la base, ma non ha il
potere di salvare.
La legge:
- indica
ciò che è buono e ciò che è cattivo
- mostra
il peccato
- traccia
la linea verticale tra bene e male
È come il capoclasse che, in assenza del
maestro, segna sulla lavagna da una parte i cattivi e dall’altra i buoni, ma
non può cambiare il cuore degli alunni.
6. Quando i tempi furono maturi
Quando l’umanità fu pronta, Dio stesso
si fece uomo in Cristo.
Cristo:
- spiega come applicare la legge
- mostra il cuore di Dio
- introduce la misericordia
- porta la sapienza divina nel quotidiano
- apre la via della salvezza
L’Antico Testamento mostra il peccato e
il bisogno di Dio. Il Nuovo Testamento mostra come vivere ciò che Dio ha
indicato.
7. Il Nuovo Testamento:
interiorizzare la base in vista del ritorno di Gesù
Nel Nuovo Testamento, la base non viene
abolita: viene interiorizzata.
Dio non vuole più solo un popolo che
conosce la legge, ma un popolo che:
- la comprende
- la ama
- la vive
- la applica con misericordia
- la porta nel cuore come in un tempio
Il Vangelo, le profezie spiegate, ci
aprono verso l’eternità, preparandoci al ritorno di Gesù anticipata dalle
primizie dei credenti rapiti. In questo modo la rivelazione diventa ogni giorno
più chiara, più luminosa, più vicina.
Nella prossima puntata a Dio piacendo,
passeremo rapidamente dal ‘solco dei comandamenti’ al come applicarli
passando per la via stretta indicata dal Signore Gesù; la
rapporteremo immediatamente nel nostro presente in vista del rapido cambiamento
globale che sta già avvenendo.
[1] Nota di approfondimento: il senso biblico del “vivere bene” nella Legge di Dio - Nei testi che accompagnano il Decalogo, la Scrittura chiarisce che i comandamenti non sono un peso, ma un dono paterno, dato “affinché l’uomo viva bene”. Questa motivazione è espressa con grande forza in alcuni versetti chiave. 1. Deuteronomio 5:29 — “affinché fosse bene a loro e ai loro figli per sempre”. Il testo ebraico usa l’espressione: · יֵיטַב לָהֶם — yitav lahem “che sia bene per loro”, “che vivano bene”, “che prosperino” Il verbo yatav significa: · andare bene · essere felice · vivere in modo ordinato e armonioso · ricevere beneficio. È un verbo che indica benessere globale, non solo materiale ma morale e spirituale. 2. Deuteronomio 4:40 — “affinché tu sia felice” - Qui ricompare lo stesso verbo yatav, applicato: · alla vita personale · alla vita familiare · alla continuità delle generazioni. Il senso è: “osserva la Legge perché la tua vita sia buona, stabile, benedetta, ordinata.” 3. Esodo 20:12 / Deuteronomio 5:16 — “affinché i tuoi giorni siano prolungati… affinché tu sia felice” Nel comandamento sul padre e la madre, la motivazione è duplice: · prolungamento dei giorni (stabilità, continuità, protezione) · felicità (yatav). In Deuteronomio 5:16 la frase è ancora più esplicita: · לְמַעַן יִיטַב לָךְ — lemaan yitav lakh “affinché tu viva bene, affinché tu sia felice”. 4. Sintesi teologica Questi testi mostrano che: · la Legge è data per il bene dell’uomo · Dio agisce come un Padre che desidera il benessere dei figli · il “solco” dei comandamenti è una protezione, non un limite · la felicità biblica è legata all’ordine morale e alla comunione con Dio · la Legge è un dono universale, valido “per sempre” (Deuteronomio 5:29)
[2] Deuteronomio 4:12 E dal fuoco il SIGNORE vi parlò; voi udiste il suono delle parole, ma non vedeste nessuna figura; non udiste che una voce. Deuteronomio 5:22 «Queste parole pronunciò il SIGNORE parlando a tutta la vostra assemblea, sul monte, dal fuoco, dalla nuvola, dall'oscurità, con voce forte, e non aggiunse altro. Le scrisse su due tavole di pietra e me le diede.
[3] Va
ricordato che anche gran parte del cristianesimo si è corrotto perché non ha sempre
seguito gli insegnamenti del Signore. Questo dal mio punto di vista è ancora più grave perché se dalla disubbidienza a Dio ci può essere perdono in Cristo e se da cadute in Crito ci può essere perdono seguendo lo Spirito Santo, per la chiesa di oggi che consapevolmente nononstante gli avvertimenti non ascolta nemmeno lo Spirito Santo, non ci sarà più perdono né adesso né mai. Riflettiamno seriamente su questo versetto:

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