Gesù è Dio Rivelato, la Vita Eterna: la Vetta in Cui la Via del Credente si Apre al Cielo - Studio Approfondito Importante - Parte 3 - n. 287

di Renzo Ronca  15-1-26   Prosegue da  https://ritornocristiano.blogspot.com/2026/01/la-sosta-necessaria-e-la-voce-che.html

 

(Nota sulle versioni) Alcune traduzioni riportano la frase finale come «Egli è il vero Dio e la vita eterna», mentre altre omettono il pronome «egli» e traducono semplicemente: «È il vero Dio e la vita eterna». Esempi:

  • Nuova Riveduta: «Egli è il vero Dio…»
  • CEI: «Egli è il vero Dio…»
  • Nuova Diodati: «Egli è il vero Dio…»
  • LND: «Questi è il vero Dio…»
  • Nuova Traduzione Vivente: «Lui è il vero Dio…»
  • NR 2020: «È il vero Dio…»

La differenza non cambia il senso: il testo greco contiene il pronome houtos, che può essere tradotto o sottinteso. La questione riguarda lo stile della traduzione, non il significato.

 

Incipit

Riprendiamo il nostro cammino. Dopo aver seguito il nostro simbolico navigatore nelle sue deviazioni inattese, nelle sue soste silenziose e nei suoi inviti ad ascoltare, ora ci troviamo davanti a un tratto di strada diverso: una salita. È come se il segnale proveniente dall’alto ci stesse guidando verso una vetta, un punto panoramico da cui lo sguardo può finalmente abbracciare l’intero paesaggio della rivelazione giovannea.

Nelle prime due parti abbiamo camminato lentamente, lasciando che il testo ci parlasse come una musica d’organo che risuona in una chiesa vuota. Ora, però, il navigatore ci indica una svolta precisa: 1 Giovanni 5:18–20. È un tratto breve, ma ripido; ogni parola pesa, ogni affermazione apre un orizzonte.

Rileggiamo il passo, perché è bene che risuoni ancora una volta prima di salire:

«1 Giovanni 5:18–20 Noi sappiamo che chiunque è nato da Dio non persiste nel peccare; ma colui che nacque da Dio lo protegge, e il maligno non lo tocca. 19 Noi sappiamo che siamo da Dio, e che tutto il mondo giace sotto il potere del maligno. 20 Sappiamo pure che il Figlio di Dio è venuto e ci ha dato intelligenza per conoscere colui che è il Vero; e noi siamo in colui che è il Vero, cioè nel suo Figlio Gesù Cristo. Egli è il vero Dio e la vita eterna».

È su questa frase finale che ora ci fermiamo, come davanti a un panorama che richiede silenzio. «Egli è il vero Dio e la vita eterna».

Qui la via del credente si apre al cielo. Qui la rivelazione giovannea raggiunge il suo vertice. Qui il Figlio non è soltanto il mediatore che ci conduce al Padre, ma è proclamato come il vero Dio e come la vita eterna stessa.

 

Prima di entrare nell’analisi esegetica, dobbiamo porci la domanda che da secoli accompagna questo versetto: a chi si riferisce “Egli” (houtos)? È il Padre? È il Figlio? È un titolo condiviso? È un sigillo cristologico? Per rispondere, dovremo ascoltare Giovanni con la stessa attenzione con cui si ascolta un tema musicale che ritorna, riconoscendo le sue note già udite nel Vangelo, nelle sue lettere, e perfino nelle visioni dell’Apocalisse. Saliamo dunque verso questa vetta, lasciando che il testo ci guidi passo dopo passo. Da qui in avanti, ogni parola sarà un appiglio, ogni riferimento un sentiero, ogni eco un invito a contemplare più da vicino Colui che Giovanni chiama: «il vero Dio e la vita eterna».

 

Analisi parola per parola di 1 Giovanni 5:20

«Sappiamo pure che il Figlio di Dio è venuto e ci ha dato intelligenza per conoscere colui che è il Vero; e noi siamo in colui che è il Vero, cioè nel suo Figlio Gesù Cristo. Egli è il vero Dio e la vita eterna».

1. «Sappiamo pure…»

Giovanni usa tre volte, nei versetti 18–20, la formula: «Noi sappiamo…» Non è un sapere teorico, ma un sapere esperienziale, fondato sulla rivelazione e sulla comunione con Dio. È un crescendo che culmina nella dichiarazione finale.

2. «…che il Figlio di Dio è venuto…»

Il verbo greco hēkei indica una venuta che continua nei suoi effetti. Il Figlio non è un inviato qualsiasi: è Colui che era presso il Padre (1 Giovanni 1:2).

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Nota teologica sulla relazione tra Padre e Figlio

Dire che il Figlio era “presso il Padre” (1 Giovanni 1:2) non significa che fosse meno Dio, né che fosse una creatura distinta da Dio. Significa che Dio non è una solitudine, ma una comunione eterna. Il linguaggio giovanneo è sorprendentemente preciso:

  • il Figlio è Dio («la Parola era Dio», Giovanni 1:1),
  • il Figlio è presso Dio («presso il Padre», 1 Giovanni 1:2),
  • il Figlio rivela Dio («l’unigenito Dio… lo ha fatto conoscere», Giovanni 1:18),
  • il Figlio manifesta Dio («chi ha visto me ha visto il Padre», Giovanni 14:9).

Queste affermazioni non si contraddicono: mostrano che Dio è uno, ma non è “solo”. Il Figlio è distinto dal Padre (perché è “presso” di Lui), ma è della stessa natura del Padre (perché “era Dio”).

La teologia cristiana ha espresso questo mistero con parole semplici e fedeli alla Scrittura:

unità di natura, distinzione di persone.

Non due dèi. Non un Dio che cambia forma. Non un Dio che manda un essere inferiore. Ma un unico Dio vivente in una comunione eterna di relazione.

Giovanni non spiega il mistero: lo mostra. E lo mostra proprio così:

  • il Figlio è presso il Padre → distinzione
  • il Figlio è Dio → unità
  • il Figlio rivela il Padre → comunione
  • il Figlio è la vita eterna → stessa essenza divina

Per questo, quando in 1 Giovanni 5:20 dice:

«Egli è il vero Dio e la vita eterna»

non sta negando il Padre, ma sta affermando che la pienezza della divinità è nel Figlio, così come è nel Padre.

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3. «…e ci ha dato intelligenza…»

Il termine diánoia indica la capacità di comprendere, discernere, riconoscere la verità. È un dono, non una conquista.

4. «…per conoscere colui che è il Vero…»

Il Padre è chiamato «il Vero», il Dio autentico, l’unico reale. È l’eco di Giovanni 17:3.

5. «…e noi siamo in colui che è il Vero…»

Non solo conoscenza, ma unione. Il linguaggio richiama Giovanni 15 e Giovanni 17.

6. «…cioè nel suo Figlio Gesù Cristo.»

Giovanni identifica “essere nel Vero” con “essere nel Figlio”. Il Padre si conosce nel Figlio.

7. «Egli è il vero Dio…»

Il pronome houtos si riferisce naturalmente all’ultimo soggetto: Gesù Cristo. Quindi: Gesù Cristo è il vero Dio.

8. «…e la vita eterna.»

Il Figlio non solo dona la vita eterna: Egli è la vita eterna (1 Giovanni 1:2).

Conclusione

Il versetto è una scala che sale verso la vetta:

1.     Sappiamo

2.     Il Figlio è venuto

3.     Ci ha dato intelligenza

4.     Per conoscere il Padre

5.     Siamo nel Padre

6.     Siamo nel Figlio

7.     Il Figlio è il vero Dio

8.     Il Figlio è la vita eterna

Il punto più alto è questo:

Gesù Cristo è Dio rivelato, la vita eterna, la vetta in cui la via del credente si apre al cielo.

 

Appendice: La divinità di Gesù negli scritti giovannei e nel Nuovo Testamento

(con riferimenti a studiosi protestanti)

1. Giovanni è l’unico a mettere al centro la divinità di Gesù?

Risposta breve: no. Giovanni non è l’unico autore del Nuovo Testamento a dichiarare che Gesù è Dio, ma è quello che lo fa in modo più concentrato, esplicito e strutturale alla sua teologia. Per Giovanni, la divinità del Figlio non è un dettaglio: è l’asse portante della rivelazione.

Molti studiosi protestanti sottolineano questa caratteristica:

  • F. F. Bruce afferma che negli scritti giovannei «la piena divinità del Figlio non è un’aggiunta tardiva, ma la chiave interpretativa dell’intera rivelazione cristiana».
  • Leon Morris osserva che Giovanni «non argomenta per dimostrare che Gesù è Dio: lo presuppone, lo mostra, lo proclama».
  • John Stott nota che la Prima Lettera «inizia con la vita eterna manifestata e termina identificando quella vita eterna con Gesù stesso: un inclusio cristologico che non lascia spazio a interpretazioni riduttive».
  • D. A. Carson sottolinea che «la cristologia giovannea è alta fin dal primo versetto e non si abbassa mai: il Figlio è Dio nella carne, Dio rivelato, Dio presente». 

2. I testi giovannei più espliciti

a) Vangelo di Giovanni

  • Giovanni 1:1 «La Parola era Dio.» Carson commenta che «non esiste un modo più diretto, in greco, per affermare la piena divinità del Logos».
  • Giovanni 1:18 «L’unigenito Dio… è quello che l’ha fatto conoscere.» Morris sottolinea che qui Giovanni presenta il Figlio come «Dio che interpreta Dio».
  • Giovanni 5:18 Gesù si fa «uguale a Dio». Bruce nota che questa uguaglianza non è un malinteso dei Giudei, ma il cuore della rivelazione giovannea.
  • Giovanni 8:58 «Io Sono.» Stott osserva che «qui Gesù non solo precede Abramo: assume il Nome divino».
  • Giovanni 10:30 «Io e il Padre siamo uno.» Carson: «unità di essenza, non solo di volontà».
  • Giovanni 20:28 «Mio Signore e mio Dio.» Morris: «La confessione finale del Vangelo è la più alta: Giovanni costruisce tutto il suo racconto per arrivare qui».

b) Prima Lettera di Giovanni

  • 1 Giovanni 1:2 Il Figlio è «la vita eterna». Stott: «Non è un attributo: è un’identità personale».
  • 1 Giovanni 4:15 Confessare il Figlio significa essere in Dio.
  • 1 Giovanni 5:20 «Egli è il vero Dio e la vita eterna.» Bruce: «Una delle affermazioni cristologiche più forti dell’intero Nuovo Testamento».

c) Apocalisse

  • Apocalisse 1:17–18 «Io sono il primo e l’ultimo… ero morto, ma ora vivo.» Carson: «Titoli divini applicati a Colui che è morto: una combinazione impossibile se Gesù non fosse Dio».
  • Apocalisse 22:13 «Io sono l’Alfa e l’Omega.» Morris: «Il Cristo glorificato assume il linguaggio che in Isaia appartiene solo a YHWH».

3. Anche il resto del Nuovo Testamento afferma la divinità di Gesù

Giovanni non è isolato. Altri testi fondamentali:

  • Filippesi 2:6 Cristo, «pur essendo in forma di Dio…». Bruce: «forma di Dio» significa «condizione propria di Dio».
  • Colossesi 1:15–19 «In lui abita corporalmente tutta la pienezza della Deità.» Stott: «Non un riflesso di Dio, ma la pienezza stessa».
  • Colossesi 2:9 «Tutta la pienezza della Deità» abita in Cristo.
  • Ebrei 1:3 «Impronta esatta della sua essenza.» Morris: «Non simile a Dio, ma identico nella natura».
  • Ebrei 1:8 Il Padre dice al Figlio: «Il tuo trono, o Dio…».
  • Tito 2:13 «Il nostro grande Dio e Salvatore, Cristo Gesù.»
  • 2 Pietro 1:1 «Il nostro Dio e Salvatore Gesù Cristo.»

Carson osserva che «la testimonianza del Nuovo Testamento è corale: diversi autori, diversi contesti, un’unica confessione».

4. Perché questa appendice è importante?

Perché aiuta il lettore a capire che:

  • la frase «Egli è il vero Dio e la vita eterna» non è un’eccezione,
  • non è un versetto ambiguo,
  • non è un caso isolato,
  • ma è il sigillo finale di una testimonianza coerente che attraversa tutto il Nuovo Testamento.

Giovanni non inventa nulla: porta a compimento ciò che tutta la Scrittura afferma del Figlio.

Come scrive Stott: «La cristologia del Nuovo Testamento non è un mosaico disordinato: è una sinfonia che converge in Cristo, vero Dio e vita eterna.»

 

Conclusione: la vetta, le nuvole e la promessa della piena visione

Arrivati alla vetta di questo percorso, dove Giovanni ci indica con parole semplici e vertiginose che Gesù è il vero Dio e la vita eterna, ci accorgiamo di qualcosa di molto umano: questa verità, pur accolta per fede, non è ancora pienamente “nostra”.

La Scrittura lo sa. Noi lo sappiamo. E Dio non ci chiede di negarlo.

Viviamo ancora in un corpo limitato, con una mente che si sta aprendo alla luce ma non è ancora trasformata interamente. Per questo, anche quando lo Spirito ci fa percepire la grandezza della rivelazione — Dio incarnato, il Figlio presso il Padre, il vero Dio che si è fatto vicino — la nostra comprensione rimane parziale, come uno sguardo che attraversa le nuvole.

L’immagine della vetta ci aiuta. Dall’alto, il paesaggio è reale, ma le nuvole impediscono di vedere tutto. Dal basso, la vetta esiste, ma spesso è nascosta. Così è la nostra condizione presente: lo Spirito ci fa gustare la verità, ma la nostra mente non può ancora abbracciarla interamente.

Questa consapevolezza non deve generare in noi incertezza, ma umiltà. La modestia di chi sa che Dio è più grande della nostra intelligenza. La sobrietà di chi riconosce che ci sono altezze troppo elevate per essere raggiunte così come siamo ora. La gratitudine di chi comprende che la fede non è un ripiego, ma il ponte che Dio stesso ci ha dato per attraversare il limite.

Accade allora un fenomeno particolare, che ogni credente conosce: con lo spirito, avvolto dallo Spirito Santo, percepiamo la verità; con la mente e il corpo, riconosciamo il limite. E proprio in questo spazio tra percezione e limite nasce la fede: non come cieca adesione, ma come fiducia nella rivelazione di Dio.

Ma questa tensione non durerà per sempre.

La Scrittura ci ricorda che verrà un momento in cui il limite sarà tolto. Quando la Chiesa sarà rapita e trasformata, ciò che ora vediamo come attraverso un velo diventerà chiaro. Giovanni stesso lo dice altrove: «…quando egli sarà manifestato, saremo simili a lui, perché lo vedremo come egli è.» (1 Giovanni 3:2)

Lo vedremo come egli è. Non più attraverso le nuvole. Non più con una mente che fatica. Non più con un corpo che limita.

Allora la vetta e la pianura saranno un unico sguardo. La rivelazione che ora contempliamo con stupore diventerà la nostra piena esperienza. E ciò che oggi crediamo per fede, domani lo vedremo nella gloria.

Fino a quel giorno, rimaniamo nella postura più vera del credente: umili davanti al mistero, fiduciosi nella rivelazione, certi della promessa.


(Continua in https://ritornocristiano.blogspot.com/2026/01/cristo-sommo-sacerdote-e-unico-capo.html )


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