La Via della Bisettrice: Equilibrio Solitudine Fedeltà Negli Ultimi Tempi – Studio e Riflessione - Parte 4 – n. 274
di Renzo Ronca 6-1-26 Prosegue da https://ritornocristiano.blogspot.com/2026/01/dal-dopoeden-il-solco-della-legge-di.html
1. Introduzione: un’immagine per il
nostro tempo
Dopo aver meditato sulla condizione
della Chiesa, della famiglia e del singolo credente negli ultimi tempi, può
essere utile ricorrere a un’immagine semplice ma eloquente: la bisettrice.
In geometria, la bisettrice divide un angolo in due parti perfettamente uguali,
tracciando una linea che mantiene la stessa distanza da entrambi i lati.
Come vedete nella Fig.2 la bisettrice è
quella linea blu che divide l’angolo in due parti uguali.
In questi duemila anni la bisettrice
indica la via indicata da Gesù che divide i fatti del mondo in due parti.
Proviamo a vedere meglio nella Fig. 3 la
bisettrice come una strada stretta mostrandola con due linee strette parallele:
Questa immagine diventa un simbolo del cammino cristiano nel tempo presente. Il credente, spesso “messo all’angolo” dalle pressioni, dalle ansie e dalle incertezze che crescono velocissime attorno a lui, è chiamato a tracciare una via equidistante dagli eccessi e dalle mancanze, dalle fughe e dalle rigidità, dalle illusioni e dalle paure.
La bisettrice rappresenta la via
diritta, che non piega né a destra né a sinistra e, nel presente in
cui viviamo, conduce verso l’eternità in varie fasi.
2. Solco e bisettrice: due immagini
complementari
Il solco che abbiamo visto la volta scorsa, quello dei comandamenti, è l’atto iniziale della separazione. È il momento in cui il credente decide consapevolmente di ubbidire a Dio. Dopo la venuta di Gesù questa ubbidienza non è più solo un atto legale esterno, ma viene scritto dentro al cuore ragionato, capito ed accolto consapevolmente. La consapevolezza è guidata non solo dagli insegnamenti di Gesù, ma dall’opera dello Spirito Santo che ci ha donato, cuore per cuore, individualmente. Il solco è per chi ha detto “sì” alla chiamata iniziale basilare tra Dio e il non-dio, che separa la luce dalle tenebre. È l’attraversamento del Mar Rosso, l’uscita dall’Egitto, la rottura con il passato idolatrico. Etimologia Il solco richiama l’ebraico ḥālaq, “separare con decisione”, lo stesso verbo che descrive l’azione creatrice di Dio nel separare la luce dalle tenebre.
La bisettrice è il percorso dopo
Gesù. È per chi ha già tracciato il
solco ed è dalla parte di Dio, ed è entrato nella terra
della fede, dove inizia il cammino quotidiano consapevole di fede, confidando nel Signoer e non nelle proprie forze o la propria bravura. Il tutto senza eccessi senza
difetti.
Il Giordano, nella Scrittura, è simbolo
di passaggio:
- dalla promessa al possesso (Giosuè 3–4)
- dalla chiamata alla missione (battesimo di Gesù)
- dalla folla indistinta al discepolato personale
Chi ha passato il Giordano in Cristo non
deve più scegliere se seguire Dio, ma come seguirlo.
La bisettrice come abbiamo detto - e non è
male ripeterlo - è la via stretta, la linea diritta che guida il credente tra
gli eccessi e le mancanze, tra rigidità e permissivismo, tra paura e
presunzione, tra fuga dal mondo e conformismo al mondo.
Il solco è la decisione. La bisettrice è la fedeltà consapevole dopo il battesimo. La bisettrice è la santificazione. Il solco è l’uscita dall’Egitto. La bisettrice è il viaggio verso il Regno e poi verso l’eternità.
3. Nessuna sorpresa, prevenire, non
rincorrere
Il cristiano maturo non dovrebbe essere
sorpreso dagli eventi che al presente si affacciano e scuotono il mondo. È difficile non provare amarezza, ma non dovrebbe
esserci troppa meraviglia. La Scrittura presenta un
disegno chiaro: il mondo va verso una crescente ostilità nei confronti di Dio e
dei suoi figli; va verso la rovina.
Il credente non è chiamato a “correre ai ripari per salvare il mondo” illudendosi di evitarne la rovina. Tale rovina è già stata decretata da tempo. È chiamato invece a prevenire, cioè a vivere in anticipo ciò che la Parola annuncia e prepararsi per il rapimento dei credenti, che ci preserverà dal disfacimento globale.
4. La linea retta: Dio come vertice e
fondamento
La bisettrice parte dal vertice. Così il
cammino cristiano parte sempre da Dio. Non spetta a noi inventare la strada:
essa è già definita, rivelata e spiegata nelle profezie. Il nostro compito non
è nascondere il passato dimenticando l'AT o creare un percorso alternativo per il domani, ma assecondare
quello che Dio ha stabilito e realizzato e rivelato gradatamente nel corso dei
tempi terreni, collaborando al Suo disegno.
La linea più breve tra due punti è la
linea retta. Così la via più breve
tra il nostro cuore e il cuore di Dio è una via diretta, senza deviazioni,
senza compromessi, senza oscillazioni. Fiducia nella Sua parola, nelle Sue promesse.
Questa via, però, passa per la solitudine.
5. La solitudine come luogo di
consacrazione
La solitudine cristiana è a conseguenza
ad un sistema di cose mondano che non fa più parte di noi. Il nostro non è isolamento
negativo che ci deve fare tristi, ma una consacrazione che ristora l’anima.
Il termine greco hagiasmós
(“santificazione”) indica un processo di separazione per Dio.
Alcuni credenti, chiamati in modo più
diretto, avvertono questa separazione prima degli altri e la vivono con
maggiore intensità. A volte con il dolore verso gli altri che persistono in strade effimere.
Gesù stesso ha camminato in solitudine.
Ha vissuto in minoranza, fra incomprensioni e ostilità. E ha preannunciato ai
suoi discepoli: “Vi odieranno… perché non siete del mondo” (Giovanni 15:18-19).
“Abbiate coraggio, io ho vinto il mondo” (Giovanni 16:33).
Riferimento Leon Morris osserva che la sofferenza del credente
non è un incidente, ma una partecipazione alla via del Maestro.
6. La bisettrice come discernimento:
né troppo né troppo poco
La via della bisettrice è una via di
equilibrio spirituale. Il credente deve mantenere la distanza:
- dagli eccessi religiosi che degenerano in
fanatismo
- dalle mancanze spirituali che sfociano in
tiepidezza
- dalle filosofie che promettono libertà ma portano
schiavitù
- dalle politiche che pretendono di sostituire la
speranza cristiana
- dai comportamenti che oscillano tra permissivismo
e rigidità
Riferimenti Gordon Fee afferma che il cristiano maturo è colui
che “discernendo ciò che è essenziale, evita gli estremi che distraggono dal
Vangelo”. D. A. Carson aggiunge che la maturità consiste nel “camminare in una
linea che non è dettata dalle pressioni culturali, ma dalla fedeltà al
Signore”.
7. L’angolo della casa: il tempio
interiore
Ogni credente dovrebbe custodire un
“angolo della casa” dove pregare. Non tanto un luogo fisico, quanto un luogo
interiore: il tempio del cuore, dove abita il Signore.
Paolo ricorda che siamo “tempio dello
Spirito Santo” (1 Corinzi 6:19). Il termine greco naós indica il
santuario interno, non il cortile esterno.
In questo tempio interiore si traccia la
bisettrice della vita spirituale. Lì si ascolta la voce di Dio. Lì si riceve la
forza per camminare nella via stretta.
8. Tradimenti, abbandoni e fedeltà
La via dritta e solitaria non sarà percorsa
da molti. Gesù lo ha preannunciato: “La porta è stretta e la via è angusta”
(Matteo 7:14).
Il credente sperimenterà tradimenti,
abbandoni, incomprensioni, persino all’interno della famiglia. Sono realtà
dolorose, ma non inattese; il Signore ci darà capacità e forza per superarle.
Riferimento Dietrich Bonhoeffer scrive: “Chi segue Cristo è
sempre solo, perché Cristo è sempre avanti”.
Non c’è spazio per il mormorio. C’è
spazio per la prevenzione: prepararsi spiritualmente prima che le prove
arrivino.
9. Tutto coopera al bene: la
bisettrice della Provvidenza "una conchiglia alla volta"
“Tutto coopera al bene di coloro
che amano Dio” (Romani 8:28). Il termine greco pánta è letterale: tutto.
Il passato è passato. Il presente ci
sfugge. Il futuro è nelle mani di Dio. Dio ci dà il futuro “una conchiglia alla
volta”, come acqua pura. Non ci travolgerà, perché al posto nostro Cristo ha bevuto interamente il calice
dell’amarezzadel peccato e della morte. A noi resta la fedeltà, l’acqua limpida dello
Spirito Santo, l’ubbedienza quotidiana.
10. La bisettrice che conduce al
Regno
Con l’aiuto di Dio, la bisettrice non è
una strada infinita. È una linea che conduce al centro del disegno divino: il
Regno che viene, dove la Chiesa che sarà rapita parteciperà al governo di Gesù
Cristo Re, prima del giudizio finale che introdurrà all'eternità.
Una volta rapiti e trasformati nel
banchetto dell’Agnello sapremo finalmente chi siamo. Lì vedremo il Signore come
Egli è. Lì riceveremo il premio promesso.
La gloria – dóxa, “splendore,
realtà manifesta” – non è un’emozione, ma un nuovo ordine di esistenza. È il
compimento della via diritta tracciata dal vertice, che è Dio.
Conclusione
La bisettrice è un’immagine semplice, ma
racchiude un cammino profondo:
- equilibrio
- solitudine consacrata
- discernimento
- fedeltà
- speranza
- attesa del Regno
È la via del credente negli ultimi
tempi: una via diritta, tracciata da Dio, percorsa nello Spirito Santo,
illuminata dalla Parola, e orientata verso la gloria che viene.


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