La Condanna e la Salvezza - Breve Spiegazione Facile - n. 206
-di Renzo Ronca 18-11-25
Noi nasciamo già sotto una condanna. Non
è un giudizio arbitrario, ma la conseguenza di un allontanamento antico: l’Eden
perduto, la scelta di seguire un ingannatore invece del Creatore. Da quel
momento, l’uomo porta dentro di sé una frattura: la morte fisica inevitabile per via dell'assenza di Dio-Vita e
la separazione spirituale da Dio. È come se la nostra vita fosse segnata da una
sentenza che incombe, anche se spesso non ne siamo coscienti.
Ma Dio ci ama veramente e non ci abbandona: Egli diventa uomo in Cristo assorbendo su di Sé la nosrtra condanna a morte per via del peccato originale. Egli “ripesca”
l’uomo, lo raggiunge là dove si trova condividendo la sua travagliata vita terrena, diversa da come l'aveva progettata nell'Eden. Allora lo Spirito Santo che è Dio, tocca il nostro spirito
(minuscolo), che era come assopito, e risveglia in noi un ricordo originario: ciò ceh "vedemmo al momento della creazione, cioè Dio stesso. Dio è il nostro Creatore. Questo “imprinting” divino, riattivato nella nuova
nascita, è un miracolo. Lo spirito nostro torna a vivere, e non è più isolato:
ora è unito, collegato, guidato dallo Spirito di Dio.
Da qui inizia il nostro cammino di discepoli. Lo spirito, risvegliato e guidato, trascina con sé l’anima e il corpo, cioè tutta la persona. Paolo lo esprime chiaramente: "Ora il Dio della pace vi santifichi egli stesso completamente e l'intero essere vostro, lo spirito, l'anima e il corpo, sia conservato irreprensibile, per la venuta del Signore nostro Gesù Cristo." (1 Tessalonicesi 5:23, Riveduta 2006). Non è un percorso teorico: è la trasformazione in atto di tutto l’essere umano, che passa dall’essere dominato dalla condanna a essere condotto dalla vita nuova per i meriti di Cristo.
Quando questa opera di Dio avanza, il
nostro “Io” sposta il baricentro. Non è più centrato su se stesso, ma si
identifica nell’uomo creato “a immagine e somiglianza di Dio” (Genesi 1:27,
NR06). In quel momento, già ora, riceviamo la cittadinanza del cielo. Non è un
privilegio futuro soltanto: è una realtà che ci accompagna nel presente. Uniti
a Gesù, diventiamo figli di Dio, pronti per la trasformazione finale che
avverrà in un attimo, quando il Signore rapirà i suoi.
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