Santità e Giustizia di Dio - Studio Parte 4 - n. 227
di Renzo Ronca 3-12-25 Prosegue da https://ritornocristiano.blogspot.com/2025/12/casa-di-preghiera-come-cuore.html
1. Le tavole scritte da Dio
La ripetizione “Dio scrisse/incise” (Es
31:18; Dt 10:1-4) sottolinea che la Legge non è opera umana, ma diretta
espressione della volontà divina. Anche la seconda serie di tavole, pur
sostitutiva delle prime spezzate, porta la stessa autorità: Dio stesso
incide le “dieci parole” (‘aseret haddevarim, עֲשֶׂרֶת הַדְּבָרִים).
Questo ribadisce che la Legge non cambia per accomodare il peccato del
popolo: resta immutabile, perché è riflesso del carattere di Dio.
2. La divisione operata da Mosè
Quando Mosè proclama “Chi è per il
Signore venga a me” (Es 32:26), si crea una linea netta tra fedeltà
e ribellione. La tribù di Levi risponde, distinguendosi come unica non
coinvolta nella festa idolatrica. Da quel momento i leviti vengono riconosciuti
come custodi del sacro, incaricati di trasportare l’Arca e gli arredi (Nm 1:50-53).
La loro fedeltà iniziale li consacra a un servizio esclusivo.
3. Il giudizio sul peccato
Circa tremila uomini vengono uccisi (Es
32:28) per la loro ostinazione. Non si tratta di un atto arbitrario, ma di
un giudizio che separa chi si pente da chi persiste nell’apostasia. Più
avanti, altre piaghe e pestilenze colpiscono il popolo (Nm 16:49; Nm 25:9), e
un’intera generazione muore nel deserto (Nm 14:29-30), eccetto Giosuè e Caleb.
Questo mostra che l’intercessione di Mosè non annulla la giustizia divina: la
misericordia non è permissivismo.
4. Mosè: intercessione e fermezza
Mosè intercede con umiltà e amore, ma
non minimizza il peccato. La sua preghiera non è un tentativo di “coprire” la
colpa, bensì di chiedere misericordia senza negare la gravità dell’apostasia. È
un equilibrio tra compassione e fermezza, che anticipa la mediazione di
Cristo: amore per il peccatore, ma condanna del peccato.
5. La potenza e la giustizia di Dio
Il messaggio è chiaro: Dio non può
essere ridotto a un “amichetto” o a un complice delle nostre debolezze. La
Scrittura insiste sul timore del Signore (yir’ah, יִרְאָה, “riverenza,
rispetto profondo”), che è “principio della sapienza” (Pr 9:10). Le
predicazioni superficiali che presentano Dio come indulgente senza giustizia
tradiscono la realtà biblica. La potenza e la santità di Dio devono restare al
centro della nostra preghiera e della nostra vita.
6. Sintesi
- Le tavole scritte da Dio ribadiscono
l’immutabilità della sua Legge.
- La divisione operata da Mosè mostra che la
fedeltà non ammette compromessi.
- Il giudizio sul peccato evidenzia che la
misericordia non è permissivismo.
- Mosè intercede, ma resta fermo nel condannare
l’idolatria.
- La preghiera autentica nasce dal timore di Dio,
riconoscendo la sua potenza e giustizia.
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