Una Voce per l’Anima 5 - RAAB: LA FEDE CHE SUPERA I CONFINI – n. 309

 di Renzo Ronca  4-2-26  (Audio su https://www.youtube.com/watch?v=oyxwkx1qbLA )

- Da uno studio intitolato: Fede che Salva e Appartenenza che Inganna - 


La figura di Raab che possiamo leggere in Giosuè cap. 2, rappresenta una delle sorprese più radicali della rivelazione biblica. È una donna cananea, estranea al popolo dell’alleanza, e per di più una prostituta. Nulla, nella sua identità sociale o religiosa, la qualifica come destinataria della salvezza.

L’episodio è semplice: due esploratori israeliti entrano a Gerico per osservare la città prima della conquista. Raab li accoglie in casa, li nasconde dai soldati del re e li mette in salvo. Per questo i giudei dopo aver preso la città salveranno lei e la sua famiglia accogliendola in Israele. Il punto decisivo non è il suo gesto di protezione attuato da Raab verso gli esploratori: è ciò che lei ha compreso.

Raab ha ascoltato ciò che Dio ha fatto per Israele e riconosce apertamente:

“Il SIGNORE, il vostro Dio, è Dio lassù nei cieli e quaggiù sulla terra.” (Giosuè 2:11, NR2024)

Questa confessione è un atto di fede puro, non sostenuto da appartenenza, tradizione o merito. Il segno del filo scarlatto alla finestra richiama il sangue dell’agnello in Esodo 12: un segno di protezione e di fiducia, non di identità etnica.

Raab diventa così il paradigma, l’esempio indicativo di una verità fondamentale: Dio salva chi crede, non chi pensa di essere salvato per diritto, solo perché appartiene a un popolo, a una razza, a una tradizione o a una denominazione. La sua storia anticipa la logica evangelica secondo cui la fede autentica può emergere anche fuori dai confini religiosi stabiliti. 




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