COMPRENDERE IN MODO SEMPLICE E BREVE I GIUDIZI DEL SIGNORE INDICATI NEL NUOVO TESTAMENTO – n. 329

 di Renzo Ronca - 2-3-26   (visibile anche su Youtube in: https://www.youtube.com/watch?v=6iGeLjfmp7Y )


 

Siamo in un’epoca in cui la confusione e l’empietà aumenteranno; per questo ritengo sia compito dei cristiani fedeli, comprendere ed esporre le buone promesse del Signore, in modo da essere tutti preparati e stabili.

Nel Nuovo Testamento troviamo diversi passi che parlano del giudizio di Dio, collocati in tempi e contesti differenti. Per non confonderli — e per non attribuire a uno ciò che appartiene a un altro — proponiamo una spiegazione sintetica e schematica, così da offrire un quadro chiaro e facilmente memorizzabile. Gli approfondimenti se mai verranno dopo. Esponiamo la nostra linea interpretativa, quella che abbiamo scelto, nel rispetto delle altre posizioni dottrinali presenti nel mondo evangelico. Ripeto è necessario fare chiarezza, perché ci avviciniamo sempre più agli eventi descritti dalla Bibbia, a volte sottovalutati o esposti sommariamente o in modo simbolico, mentre necessita invece una comprensione ordinata e fiduciosa che ci aiuti a non smarrire il filo.

 

1. Il tribunale di Cristo (bēma): valutazione, non condanna

Per iniziare, è fondamentale comprendere il tribunale di Cristo, perché è il giudizio che riguarda direttamente i credenti rapiti e risorti. Da qui si sviluppa tutto il resto.

Il Nuovo Testamento afferma che tutti i credenti, sia quelli risorti al momento del rapimento sia quelli trasformati mentre sono ancora in vita, compariranno davanti al tribunale di Cristo. Paolo lo dichiara in modo diretto:

“Noi tutti infatti dobbiamo comparire davanti al tribunale di Cristo, affinché ciascuno riceva la ricompensa di ciò che ha fatto quando era nel corpo, sia in bene sia in male.” (2 Corinzi 5:10, NR2024)

Questo evento avviene dopo il rapimento, nella casa del Padre, prima delle nozze dell’Agnello e prima del ritorno glorioso di Cristo sulla Terra.

Il termine greco usato da Paolo per tribunale sembra essere è βῆμα (bēma)**, che non indica un tribunale penale, ma la pedana rialzata da cui venivano premiati gli atleti vincitori. Per un greco del I secolo, “salire sul bēma” significava ricevere onore, non condanna.

La dottrina pretribolazionista classica

Gli studiosi pretribolazionisti (Walvoord, Pentecost, Chafer, Ryrie, MacArthur, Mayhue, Lieth) concordano su alcuni punti fondamentali:

  • Il rapimento porta in cielo solo i salvati (morti in Cristo + viventi in Cristo).
  • La salvezza è già stata giudicata alla croce (Giovanni 5:24; Romani 8:1).
  • Il bēma non riguarda la condanna, ma la valutazione delle opere dei salvati (1 Corinzi 3:12–15; 2 Corinzi 5:10).
  • Le opere non determinano la salvezza, ma la ricompensa e il ruolo nel Regno millenario.

In sintesi: Il bēma è il podio del vincitore, non l’aula del processo.

 

 2. I tre giudizi principali nel Nuovo Testamento

Nel riassunto schematico che segue, dopo il tribunale di Cristo, distingueremo gli altri due giudizi che la Scrittura presenta: il giudizio delle nazioni e il grande trono bianco. Sono eventi diversi, con scopi diversi e con partecipanti diversi.

 

a) Il tribunale di Cristo (bēma) lo abbiamo appena visto.

 

b) Matteo 25:31–46 — IL GIUDIZIO DELLE NAZIONI

Il giudizio delle nazioni non va confuso con il bēma: avviene sulla Terra, riguarda i viventi sopravvissuti alla tribolazione e decide l’ingresso nel Regno millenario.

A volte si indica come giudizio storico.   ”Storico” Perché avviene nella storia, sulla Terra, e riguarda persone viventi, non risorte. Non è un giudizio eterno, ma una decisione sull’ingresso nel Regno millenario.

 

c) Apocalisse 20:11–15 — IL GRANDE TRONO BIANCO

Dopo il millennio, la Scrittura presenta un ultimo giudizio: il grande trono bianco. Qui non compaiono i credenti, ma gli increduli di tutte le epoche.

 

Invito pastorale alla vigilanza e alla serenità

Mentre ci avviciniamo agli eventi descritti dalla Scrittura, sappiamo che il mondo attraverserà stagioni di crescente confusione, inganno ed empietà. Non dobbiamo sorprenderci né spaventarci: il Signore ci ha avvertiti con amore, non per intimorirci, ma per prepararci. Noi sappiamo in Chi abbiamo creduto, e sappiamo che nulla potrà separarci dalla Sua mano.

Se siamo ancora qui, è perché ci sono ancora parole da dire, da far ricordare, e non da tacere. In mezzo all’incertezza, la nostra presenza diventa testimonianza: una luce che indica la via, una voce che invita alla salvezza, un gesto che apre il cuore di chi è ancora incerto. Il Signore ci ha posti in questo tempo non per caso, ma perché qualcuno — forse proprio attraverso di noi — possa ancora trovare la vita eterna.

Camminiamo dunque con sobrietà e fiducia, sapendo che il nostro Redentore è vicino e che ogni nostro passo è custodito da Lui.



 

Commenti