Una Voce per l'Anima 15: Amore e Rigore Addolciti dalla Misericordia – n.331

 di Renzo Ronca  4-3-26   (Udibile anche su Youtube: https://www.youtube.com/watch?v=jNlqDuDc_vQ )

 

Dentro di noi convivono due forze che sembrano opposte ma che, in realtà, sono chiamate a diventare una sola armonia: l’amore di Gesù per le persone, e il rigore che applichiamo a noi stessi. Sentiamo forte il desiderio di manifestare la Sua compassione, ma allo stesso tempo siamo inflessibili verso le nostre mancanze. Diciamo agli altri di perdonare, ma quando sbagliamo noi, non ci concediamo tregua.

Eppure, se applicassimo il rigore in modo assoluto, non potremmo più parlare con nessuno. Paolo stesso lo chiarisce: quando scrisse di non avere rapporti con chi vive nel peccato, non intendeva riferirsi ai peccatori del mondo, «perché altrimenti dovreste uscire dal mondo» (1 Corinzi 5:9‑10). Gesù, nel suo primo avvento, è venuto proprio in mezzo ai peccatori, non per giudicare, ma per salvare.

Il Signore conosce la nostra tendenza a irrigidirci, a separarci, a pretendere da noi una perfezione che nessun essere umano possiede. Per questo ci dona una fascia intermedia di misericordia, una dolcezza che non elimina il rigore, ma lo trasforma. Il perfezionismo è una trappola; cercare di essere perfetti, invece, significa lasciarsi plasmare dalla misericordia di Dio.

Non esiste la denominazione cristiana perfetta, né il credente perfetto. Le nostre comunità hanno inevitabilmente fragilità, e questo non deve sorprenderci. Se ci separiamo da tutti perché non sono perfetti, resteremo soli, e i doni che il Signore ha messo in noi non potranno portare frutto. Non è la polemica che edifica, ma la testimonianza silenziosa e coerente.

Anche nei rapporti più intimi — marito e moglie, famiglia, amicizie — non esiste una perfezione senza crepe. È proprio la misericordia che ci permette di sopportare le mancanze degli altri e, attraverso questo, di riconoscere le nostre. Viviamo in un mondo imperfetto, e anche noi lo siamo. Se il Signore ci lascia qui, se ci conduce in strade difficili, è perché vuole che il bene che ha seminato in noi diventi sale e luce per chi non lo conosce ancora.

Se i datori di lavoro sono ingiusti, non significa che dobbiamo smettere di lavorare. L’importante è che non ci conducano a offendere Dio. A noi spetta una cosa semplice e profonda: testimoniare un cristianesimo vivo, fondato su un rapporto personale con il Signore. Sarà lo Spirito Santo a guidare le anime.

Gesù non ci ha mai promesso un mondo facile. Ha detto che ci manda come pecore in mezzo ai lupi, e non ci ha tolti dal mondo: ci ha mandati nel mondo. Non ha nascosto che ci sono serpenti e scorpioni, ma ha promesso che ci darà la forza di camminare sopra di essi (Luca 10:19).

E così, tra amore e rigore, impariamo a camminare nella via più alta: la misericordia che addolcisce, che unisce, che costruisce.

 

 

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