Una Voce per l’Anima 17 – Conforto e Rafforzamento nella Maturità Cristiana - n. 339

 di Renzo Ronca - 15-3-26  (Udibile anche su Youtube in https://www.youtube.com/watch?v=9xX3MEUY0I8 )

 

Nelle nostre riflessioni precedenti (tutte memorizzate nel nostro sito internet) abbiamo visto che nel nostro tempo ci attendono non poche difficoltà e contrasti. Spesso la nostra strada diventa solitaria, perché non sempre possiamo condividere appieno la nostra fede con i fratelli e le sorelle. Il Signore lo sa che siamo fragili e che possiamo indebolirci, Lui stesso fu aiutato a portare a croce dall’uomo di Cirene. Non c’è da meravigliarsi se a volte possiamo cadere e andare in crisi. Per questo fa come fece con l’apostolo Giovanni quando gli rivelava i giudizi dell’apocalisse: ogni tanto, per non farci avvilire,  ci prende per mano e ci rialza con grande amore. Fa come delle pause in cui parla direttamente a noi al nostro cuore e ci dice che va tutto bene, che non dobbiamo disperare, ma al contrario, continuare nella stessa direzione che abbiamo seguito finora. Non solo ci consola e ci solleva, ma evidenzia ancora l’obiettivo donandoci maggiore forza.

Filippesi 3:12 Non che io abbia già ottenuto tutto questo o sia già arrivato alla perfezione; ma proseguo il cammino per cercare di afferrare ciò per cui sono anche stato afferrato da Cristo Gesù. 13 Fratelli, io non ritengo di averlo già afferrato; ma una cosa faccio: dimenticando le cose che stanno dietro e protendendomi verso quelle che stanno davanti, 14 corro verso la mèta per ottenere il premio della celeste vocazione di Dio in Cristo Gesù. 15 Sia questo dunque il sentimento di quanti siamo maturi; se in qualche cosa voi pensate altrimenti, Dio vi rivelerà anche quella. 16 Soltanto, dal punto a cui siamo arrivati, continuiamo a camminare per la stessa via.

In questo passo particolarmente bello, l’apostolo si immedesima nei credenti perché ha avuto prima di loro le stesse esperienze e difficoltà; li consola e li esorta a continuare così come avevano iniziato. La frase chiave è questa:

“…ma una cosa faccio: dimenticando le cose che stanno dietro e protendendomi verso quelle che stanno davanti, corro verso la mèta per ottenere il premio della celeste vocazione di Dio in Cristo Gesù.”

Nel passo ci sono tre azioni importanti:

1) Dimenticando le cose che stanno dietro

Dimenticare il passato non è facile e non saremmo capaci senza l’aiuto del Signore: è liberarsi da certi legami di auto‑giudizio che ci tenevano prigionieri: perfezionismo, sensi di colpa, tradizioni dottrinali, offese ricevute, incomprensioni subìte, mentalità legaliste, mentalità troppo licenziose, sentirsi giusti per le nostre opere, odio e chiusura con pericolo di rancore verso chi non la pensa come noi, e cose di questo genere.

Il verbo che Paolo usa qui non indica una semplice “amnesia”, ma un lasciare andare intenzionale. È come dire: non permetto più che ciò che è dietro influenzi ciò che Dio sta facendo davanti a me. È un atto di fede, un movimento del cuore che si apre al perdono — verso noi stessi e verso gli altri — perché la nuova nascita non può crescere senza questo spazio libero.

Senza addentrarci troppo su questo punto diciamo solo che noi, da quando abbiamo accolto la chiamata del Signore, siamo entrati in un processo di rinnovamento spirituale, mentale e pratico (Romani 12:1-2). Questa nuova nascita non può proseguire senza far spazio al perdono verso noi stessi e verso gli altri, e questo perdono è una grazia che non viene dalla nostra bravura, ma viene dall’alto, in base alla nostra unione con Signore Gesù, che vive nel nostro cuore. Dimenticare il passato significa appunto liberarci dai legami che ci impediscono di aprire la mente e di risollevarci.

2) Protendendomi verso quelle che stanno davanti

Qui Paolo usa un verbo che descrive il gesto dell’atleta che, negli ultimi metri, si allunga con tutto il corpo verso il traguardo. Non è un movimento tranquillo, ma una tensione viva, un “tendere tutto se stesso” verso ciò che Dio ha posto davanti.

È bello notare che questo movimento viene dopo il lasciare andare: non ci si può protendere in avanti se si è ancora trattenuti indietro. Il Signore ci invita a guardare avanti con fiducia, non perché siamo forti, ma perché Lui è davanti a noi, e la sua chiamata ci attira come una luce sicura.

3) Corro verso la mèta

Il verbo che Paolo usa qui significa inseguire con determinazione, come chi non vuole perdere ciò che ha davanti agli occhi. Non è una corsa agitata, ma una corsa orientata: c’è una mèta, c’è un premio, c’è una chiamata.

La “mèta” è il punto fisso davanti a noi; il “premio” è ciò che Dio ha preparato; e la “celeste vocazione” è la chiamata che viene dall’alto, da Dio stesso, in Cristo Gesù. Non è una chiamata generica: è personale, è amorevole, è continua. È la voce del Padre che ci dice: “Vieni avanti, non fermarti, Io sono con te. 

Conclusione

In queste parole dell’apostolo Paolo troviamo un incoraggiamento che non è teorico, ma profondamente reale. Quando egli dice “dimenticando le cose che stanno dietro”, non parla di cancellare la memoria, come se il passato non fosse mai esistito. Il passato c’è stato, e spesso ci ha ferito. Ma nel Signore il passato può essere trasformato, proprio come le ferite di Gesù risorto: erano ancora visibili, ma non facevano più male. Il dolore era stato assorbito nella risurrezione.

Così accade anche a noi: ciò che ci ha segnato non viene negato, ma viene trasfigurato. Non è più una catena che ci trattiene, ma una testimonianza della grazia che ci ha rialzati. Questo è il vero “dimenticare”: lasciare che il Signore prenda ciò che ci pesava e lo trasformi in qualcosa che non ci domina più.

E poi Paolo aggiunge: “protendendomi verso quelle che stanno davanti”. È l’immagine di chi si allunga con tutto se stesso verso ciò che Dio ha preparato. Non è uno sforzo disperato, ma un movimento fiducioso: il Signore è davanti a noi, e la sua chiamata ci attira come una luce sicura.

Infine: “corro verso la mèta”. Non sempre abbiamo la forza di correre; a volte camminiamo, a volte ci fermiamo, a volte cadiamo. Ma il Signore non ci chiede di essere eroi: ci chiede solo di continuare nella direzione che abbiamo ricevuto, perché Lui è vicino, più vicino di quanto sentiamo. È Lui che ci sostiene, è Lui che ci rialza, è Lui che ci porta avanti. A noi compete soltanto rimanere nella fede, custodire la nostra piccola fedeltà quotidiana, e accogliere quella conferma silenziosa che il Signore mette nel cuore quando ci dice: “Va tutto bene, continua. Io sono con te.”

Questa è la “celeste vocazione”: una chiamata che viene dall’alto, che non dipende dalle nostre forze, ma dalla fedeltà di Dio. Una chiamata che ci accompagna passo dopo passo, anche quando ci sentiamo stanchi o scoraggiati. E proprio in quei momenti, queste parole diventano un balsamo: ci ricordano che non siamo soli, che il Signore conosce la nostra fragilità, e che la strada che abbiamo percorso finora non è stata inutile.

Per questo Paolo conclude: “Dal punto a cui siamo arrivati, continuiamo a camminare per la stessa via.” Non serve fare di più, non serve essere di più: basta continuare, con il cuore rivolto a Cristo, sapendo che Lui ci guida e ci custodisce.




Commenti