Vedere l’Essenziale: Il Progetto di Dio Nel Suo Insieme - Prima Parte – n. 336
di Renzo Ronca 31-3-26 Anche su Youtube in https://www.youtube.com/watch?v=EuIkOMn2M5Q
1. Perché oggi è difficile vedere
l’essenziale
Ogni gruppo cristiano, nel tentativo di
presentare con chiarezza ciò che crede, redige una propria sintesi:
dichiarazioni di fede, punti dottrinali, schemi identitari. L’intento potrebbe
essere buono, perché anche Dio ha dato al Suo popolo una “tabella essenziale”:
il decalogo, una base solida e semplice.
Ma spesso queste sintesi non nascono per
custodire l’essenziale, bensì per definire un’identità particolare. Così ciò
che dovrebbe unire diventa ciò che divide. Alcuni gruppi accentuano particolari
dottrinali per distinguersi; altri, per evitare conflitti, riducono tutto a un
generico “Gesù ci ama”, perdendo la struttura della fede.
Il risultato è che l’essenziale del
cristianesimo rimane nascosto. Non perché sia complicato, ma perché non lo
si guarda più come un insieme.
2. La Bibbia come progetto unitario
La Scrittura non è una raccolta di
frammenti: è un progetto completo. Dio non ha parlato in modo casuale, ma come
un Architetto che consegna ai geometri un disegno composto da più fogli, ognuno
necessario per comprendere l’edificio finale.
La nostra difficoltà nasce dal fatto che
leggiamo la Bibbia come se fosse una serie di stanze separate, senza vedere
l’ossatura che le collega. Alcuni teologi ingrandiscono un particolare come se
fosse un mondo a sé; altri isolano un testo dal resto, perdendo la visione d’insieme.
Ma un progetto non si capisce osservando
un singolo dettaglio: si capisce guardando la struttura.
3. La metafora dell’edificio:
fondamenta, piani, colonne
Immaginiamo una palazzina in
costruzione: fondamenta, colonne, piano terra, colonne, primo piano, colonne,
secondo piano. È la fase strutturale, quella che nessuno fotografa, ma senza la
quale nulla regge.
La rivelazione di Dio funziona allo
stesso modo:
- la base
è ciò che sostiene tutto;
- il primo piano sviluppa e collega la base;
- l’ultimo piano mostra la destinazione finale dell’edificio.
Se si perde uno di questi tre elementi,
l’edificio non si comprende più.
4. Il piano terra: la base che Dio
stesso ha posto
La base comune a tutti gli uomini che
credono in Dio è il decalogo. Non è un’invenzione religiosa: è la struttura
morale che l’Eterno ha posto come fondamento del Suo popolo.
Che alcuni abbiano idealizzato la legge
non autorizza altri a dimenticarla. La base rimane, perché:
- è stata data da Dio,
- è confermata da Cristo,
- è presente ancora nell’ultimo foglio del
progetto.
L’Apocalisse mostra l’arca contenente i
comandamenti (Apocalisse 11:19): un segno che la base non è stata rimossa.
Il problema non è la base, ma l’uso
distorto che ne fecero alcuni operai del primo tempo, moltiplicando regole come
se fossero padroni del progetto.
5. Il primo piano: Cristo collega e
compie
Il primo piano dell’edificio è l’opera e
l’insegnamento di Gesù Cristo. Egli non abolisce la base: la spiega, la compie,
la porta alla sua pienezza.
Ma molti operai del secondo tempo (la
Chiesa) non lavorano insieme. Ogni gruppo costruisce un pezzo, spesso senza
coordinarsi con gli altri. Così la casa di Dio non si eleva in armonia.
Il risultato è un cristianesimo che
conosce alcuni dettagli del primo piano, ma non sa più come
questi si collegano alla base.
6. L’ultimo piano: il termine
stabilito che l’uomo ha dimenticato
Un edificio non si costruisce senza
conoscere la sua altezza. L’ultimo piano serve a dimensionare la base: più alto
è il palazzo, più solide devono essere le colonne del piano terra.
Dio ha rivelato l’ultimo piano non per
saziare curiosità, ma per dare visione. L’uomo, invece, predica come se dovesse
vivere sempre così, cercando una pace impossibile in un mondo che non può
offrirla.
“Pace nel mondo” è diventato uno slogan
ripetuto da tutti, ma senza fondamenta. Se non si vede la meta stabilita da
Dio, si cerca una pace che non può esistere nelle condizioni attuali della
terra.
L’ultimo piano ricorda che la storia ha
un termine, che l’edificio ha una destinazione, che il progetto non è infinito.
Senza questa visione, la base perde senso e il primo piano si deforma.
7. Perché l’uomo preferisce i
dettagli alla struttura
A questo punto emerge una domanda
inevitabile: Perché l’essenziale è così difficile da vedere?
La risposta è duplice, psicologica e
spirituale.
- I dettagli emozionano, la struttura richiede disciplina.
- I dettagli fanno sentire “iniziati”, la struttura chiede umiltà.
- I dettagli permettono di discutere, la struttura chiede di obbedire.
- I dettagli cambiano spesso, la struttura rimane e giudica.
Il nemico conosce bene questa dinamica.
Se riesce a far discutere i credenti su simboli, numeri, eventi politici o
interpretazioni marginali, l’ossatura rimane invisibile.
La struttura, invece:
- dà pace, perché mostra l’insieme;
- dà discernimento, perché fa riconoscere ciò che
non appartiene all’edificio;
- dà stabilità, perché non cambia con le mode
teologiche.
Molti credenti non rifiutano
l’essenziale: semplicemente non l’hanno mai visto presentato in modo chiaro,
ordinato e solido.
Conclusione della Prima Parte
La Bibbia è un progetto unitario: base,
sviluppo e compimento. Quando si vede la struttura, tutto diventa semplice;
quando la si perde, i dettagli diventano un labirinto.
Il nostro compito, ora, è ricostruire
insieme l’edificio, partendo dalla base, passando per il primo piano, e
guardando all’ultimo. Solo così i particolari troveranno il loro posto.
(Continua)
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