Vedere l’Essenziale: Il Progetto di Dio Nel Suo Insieme - Studio Prima Parte (aggiornato al 15-5-26) – n. 336

di Renzo Ronca 31-3-26 (agg. 15-5-26)   Anche su Youtube in  https://www.youtube.com/watch?v=EuIkOMn2M5Q 


1. Perché oggi è difficile vedere l’essenziale

Ogni gruppo cristiano, nel tentativo di presentare con chiarezza ciò che crede, redige una propria sintesi: dichiarazioni di fede, punti dottrinali, schemi identitari. L’intento potrebbe essere buono, perché anche Dio ha dato al Suo popolo una “tabella essenziale”: il decalogo, una base solida e semplice.

Ma spesso queste sintesi non nascono per custodire l’essenziale, bensì per definire un’identità particolare. Così ciò che dovrebbe unire diventa ciò che divide. Alcuni gruppi accentuano particolari dottrinali per distinguersi; altri, per evitare conflitti, riducono tutto a un generico “Gesù ci ama”, perdendo la struttura della fede. Del futuro poi, a cui la Bibbia prepara, nemmeno se ne parlerebbe più se non fosse per le epidemie, gli esodi e le guerre. Il risultato è che l’essenziale del Vangelo rimane nascosto. Non perché sia complicato, ma perché non lo si guarda più come un insieme comprensivo del passato (AT piano primo), della continuazione del popolo di Dio nella Chiesa (secondo piano) e del  futuro nell'eternità che sembra venirci incontro (piano terzo, la Gerusalemme celeste).

2. La Bibbia come progetto unitario

La Scrittura non è una raccolta di frammenti: è un progetto completo. Dio non ha parlato in modo casuale, ma come un Architetto che consegna ai geometri il progetto perfetto di un palazzo composto da più fogli, ognuno necessario per comprendere l’edificio finale. La nostra difficoltà nasce dal fatto che leggiamo la Bibbia come se fosse una serie di stanze separate, senza vedere l’ossatura che le collega. Alcuni teologi ingrandiscono un particolare come se fosse un mondo a sé; altri isolano un testo dal resto, perdendo la visione d’insieme. Ma un progetto non si capisce osservando un singolo dettaglio: si capisce guardando la struttura.

3. La metafora dell’edificio: fondamenta, piani, colonne

Immaginiamo un palazzo in costruzione: piano primo fondamentale con seminterrato, primo secondo e terzo piano. È la fase strutturale, il grezzo, quello che nessuno fotografa,  ma senza il quale, col suo cemento e ferro, nulla regge.

La rivelazione di Dio funziona allo stesso modo:

  • la base è ciò che sostiene tutto;
  • il secondo piano sviluppa e collega la base;
  • il terzo piano mostra la destinazione finale dell’edificio.

Se si perde uno di questi tre elementi, l’edificio non si comprende più.

4. Il piano primo seminterrato: la base che Dio stesso ha posto

La base comune a tutti gli uomini che credono in Dio è il decalogo. Non è un’invenzione religiosa: è la struttura morale che l’Eterno ha posto come fondamento del Suo popolo.

Che alcuni abbiano idealizzato la legge non autorizza altri a dimenticarla. La base rimane, perché:

  • è stata data da Dio,
  • è confermata da Cristo,
  • è presente ancora nell’ultimo foglio del progetto quello che si apre all'eternità, in Apocalisse. L’Apocalisse mostra  infatti l’arca contenente i comandamenti (Apocalisse 11:19) un segno che la base non è stata rimossa.. 

Il problema non è la base, ma l’uso distorto che ne fecero alcuni operai del primo piano, moltiplicando regole come se fossero padroni del progetto, senza averlo capito bene.


5. Il secondo piano: Cristo collega e compie

Il primo piano dell’edificio è l’opera e l’insegnamento di Gesù Cristo. L'era della Chiesa. Egli non abolisce la base: la spiega, la compie, la porta alla sua pienezza.

Ma molti operai del secondo piano  (la Chiesa) non lavorano insieme. Ogni gruppo costruisce un pezzo, spesso senza coordinarsi con gli altri. Così la casa di Dio non si edifica in armonia. Il risultato è un cristianesimo che conosce alcuni sviluppi del secondo pioano, dell'era della Chiesa, ma non sa più come questi si collegano alla base.


6. Il terzo e ultimo piano: il termine stabilito che l’uomo ha dimenticato

Un edificio non si costruisce senza conoscere la sua altezza. L’ultimo piano serve a dimensionare la base: più alto è il palazzo, più solide devono essere le colonne del piano terra. Più è importante e glorioso è il piano elevato e più deve diminuire il piano sottostante ("Egli deve crescere; io, invece, diminuire" - Giov. 3:30 -)

Dio ha rivelato i piani superiori e soprattutto l'ultimo, non per saziare curiosità, ma per dare visione dell'altezza. L’uomo, invece, ha vissuto come se il luogo e il tempo in cui fisicamente nasce sulla terra, rimanga sempre così; cercando una pace impossibile in un mondo che non può offrirla.  “Pace nel mondo” infatti è diventato uno slogan ripetuto da tutti, ma senza fondamenta. Se non si vede la meta stabilita da Dio, si cerca una pace che non può esistere nelle condizioni attuali della Terra. L’ultimo piano ricorda che la storia ha un termine, che l’edificio ha una destinazione, che il progetto non è infinito. Senza questa visione, la base perde senso e il primo piano si deforma.

 7. Perché l’uomo preferisce i dettagli alla struttura

A questo punto emerge una domanda inevitabile: Perché l'uomo si ferma sui dettagli esteriori  e non vede l’essenziale?

La risposta è duplice, psicologica e spirituale.

  • I dettagli emozionano, la struttura richiede disciplina.
  • I dettagli fanno sentire “iniziati”, la struttura chiede umiltà.
  • I dettagli permettono di discutere, la struttura chiede di obbedire.
  • I dettagli cambiano spesso, la struttura rimane e giudica.

L'avversario, il diavolo, conosce bene questa dinamica. Se riesce a far discutere i credenti su simboli, numeri, eventi politici o interpretazioni marginali, la struttura che fa intravedere tutto l'edificio rimane invisibile.

La struttura, invece:

  • dà pace, perché mostra l’insieme;
  • dà discernimento, perché fa riconoscere ciò che non appartiene all’edificio;
  • dà stabilità, perché non cambia con le mode teologiche.

Molti credenti non rifiutano l’essenziale: semplicemente non l’hanno mai visto presentato in modo chiaro, ordinato e solido.

 Conclusione della Prima Parte

La Bibbia è un progetto unitario: base, sviluppo e compimento. Quando si vede la struttura, tutto diventa semplice; quando la si perde, i dettagli diventano un labirinto.

Il nostro compito, ora, è ricostruire insieme l’edificio, partendo dalla base, passando per il secondo piano cioè l'era della Chiesa piano, e guardando all’ultimo piano il terzo del nostro esempio di cui faremo uno schema. Solo così i particolari troveranno il loro posto.


(Continua)



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