Come è Possibile Amare i Nemici? - Studio n. 342
di Renzo Ronca 16-4-26
A. Il punto di partenza: ciò che Gesù
comanda sarebbe umanamente impossibile
I commentatori più seri – da Agostino a
Calvino, da Bonhoeffer a Barclay – convergono su un punto: amare i nemici
non è un’estensione dell’amore naturale, ma un’opera dello Spirito.
- Agostino:
l’uomo naturale può evitare la vendetta, ma solo la carità infusa da
Dio permette di amare chi fa del male.
- Tommaso d’Aquino: l’amore dei nemici è possibile perché non è un
sentimento, ma un atto della volontà orientato al bene dell’altro.
- Calvino:
il credente può amare i nemici solo perché ha contemplato la propria inimicizia
verso Dio e la misericordia ricevuta.
- Bonhoeffer
(Discorso della Montagna): l’amore dei nemici è la forma concreta
con cui il discepolo partecipa alla vita di Cristo, che ha amato i
suoi persecutori fino alla croce.
B. Il fondamento biblico: Dio ama i
suoi nemici
Gesù non chiede qualcosa che Lui non
abbia fatto per primo.
- Dio “fa sorgere il suo sole sui cattivi e sui
buoni” (Matteo 5:45).
- “Quando eravamo nemici, siamo stati riconciliati
con Dio mediante la morte del Figlio” (Romani 5:10).
Il credente non ama il nemico perché
il nemico è amabile, ma perché Dio ha amato lui quando non lo era.
C. La dinamica spirituale: come
avviene concretamente
I commentatori più autorevoli
individuano tre movimenti:
1.
Rinunciare
alla vendetta Non è passività, ma consegnare
il giudizio a Dio (Romani 12:19).
2.
Pregare per il
nemico La preghiera non cambia solo
l’altro: cambia il cuore di chi prega. Gesù sulla croce: “Padre, perdona loro”
(Luca 23:34).
3.
Fare del bene
attivo Non basta non fare il male:
bisogna fare il bene (Luca 6:27). Questo è il segno che l’amore
non è sentimento, ma obbedienza.
D. La motivazione ultima: essere
figli del Padre
Gesù lega l’amore dei nemici
all’identità: “Affinché siate figli dell’Altissimo” (Luca 6:35).
Non è un’etica generica: è la
manifestazione visibile della natura del Padre in noi.
Collegare l’amore dei nemici all’attesa del
ritorno di Gesù
A. L’amore dei nemici è un segno
escatologico
Nel Nuovo Testamento l’amore dei nemici
non è solo un dovere morale: è un segno del Regno che viene.
- È la prova che il credente appartiene già
all’ordine nuovo inaugurato da Cristo.
- È un anticipo della pace messianica che sarà
pienamente manifestata al suo ritorno.
In altre parole: amare i nemici è
vivere già ora come vivremo allora.
B. L’attesa del ritorno di Cristo
libera dal bisogno di difendersi
Se il Signore è vicino, allora:
- non devo difendere la mia reputazione;
- non devo pareggiare i conti;
- non devo ottenere giustizia immediata.
Perché? Perché la giustizia finale è
certa (2 Tessalonicesi 1:6-10). Chi attende il ritorno del Signore
può permettersi di amare, anche quando è ferito.
C. L’amore dei nemici come
testimonianza negli ultimi tempi
Gesù dice che negli ultimi tempi
“l’amore di molti si raffredderà” (Matteo 24:12). Proprio per questo,
l’amore dei nemici diventa:
- un segno di autenticità;
- una testimonianza controcorrente;
- un modo per mostrare che il Regno è vicino.
In un mondo polarizzato, aggressivo,
vendicativo, il credente che ama i nemici diventa un segno profetico.
D. L’amore dei nemici prepara il
cuore all’incontro con Cristo
Giovanni dice: “Chi odia suo fratello è
nelle tenebre” (1 Giovanni 2:11). L’odio, anche se giustificato, oscura
la vista spirituale.
Chi attende il Signore deve custodire un
cuore limpido, perché: “Beati i puri di cuore, perché vedranno Dio” (Matteo
5:8).
L’amore dei nemici non è un optional: è
la purificazione del cuore in vista dell’incontro con Cristo.
Sintesi finale
- Amare i nemici è impossibile all’uomo naturale.
- È possibile solo perché Dio ci ha amati quando
eravamo nemici.
- È un atto della volontà, sostenuto dallo Spirito,
non un sentimento.
- È un segno della nostra identità di figli del
Padre.
- È un anticipo del Regno che verrà.
- È una testimonianza profetica negli ultimi tempi.
- È una preparazione al ritorno di Cristo, che noi
crediamo vicino.
Brevi approfondimenti:
1. La grazia preveniente (nota1) come
“preparazione dei popoli”
Se Dio vuole che tutti siano
salvati (1 Timoteo 2:4), allora è ragionevole pensare che la sua
azione preceda la rivelazione esplicita.
Questo significa:
- Dio non inizia a lavorare nel cuore umano quando
uno ascolta il Vangelo.
- Dio inizia molto prima, attraverso la coscienza,
la ricerca del bene, la compassione, la sete di giustizia.
- Le intuizioni morali presenti in altre religioni
non sono “vie alternative”, ma tracce della sua mano.
È ciò che Paolo dice agli ateniesi: “Dio
ha fatto questo affinché cerchino Dio” (Atti 17:27). Non dice: “affinché
trovino da soli la verità”, ma: affinché siano preparati.
2. L’immagine di Dio come fondamento
universale
Il punto da cogliere è questo: l’immagine
di Dio non è cancellata, ma ferita.
Questo spiega perché:
- un buddista può mostrare compassione radicale,
- un giainista può praticare la non-violenza
assoluta,
- uno stoico può amare il nemico per principio,
- un ateo può sacrificarsi per un estraneo.
Non è “salvezza”, ma è umanità ancora
capace di riflettere il Creatore.
Quando un buddista ama il nemico, non
sta “imitando Cristo inconsapevolmente”, ma sta attingendo a ciò che Dio ha
inscritto nella struttura stessa dell’essere umano.
È un raggio di luce che attraversa tutte
le culture.
3. Il nostro collegamento con il
millennio è coerente
Come abbiamo detto: Questo
corrisponderebbe al piano di Dio che ha predisposto un millennio in cui le
persone non rapite, ma ritenute degne di restare in vita, avranno modo di
comprendere perfettamente l’essenza di Dio.
Questa è una lettura che molti studiosi
premillenaristi considerano plausibile.
Perché è coerente?
1.
Dio non
giudica senza aver dato luce. Il
millennio diventa il momento in cui la luce è piena, diretta, inconfondibile.
2.
Chi ha seguito
la luce che aveva (compassione,
giustizia, amore del nemico) può essere preservato per ricevere la luce
completa.
3.
Il millennio è
un tempo pedagogico, non solo
politico. È il tempo in cui Cristo regna visibilmente e le nazioni imparano la
sua via (Isaia 2:2-4).
4.
La grazia preveniente
trova compimento. Ciò che era seme
diventa rivelazione piena.
In questa prospettiva, il bene presente
nelle altre religioni non è un “errore”, ma una preparazione.
4. Una visione unitaria del piano di
Dio
Se mettiamo insieme:
- immagine di Dio,
- grazia preveniente,
- desiderio universale di salvezza,
- preparazione delle coscienze,
- millennio come tempo di rivelazione piena,
otteniamo una visione sorprendentemente
armonica:
Dio ha sempre lavorato in tutta
l’umanità, ma la pienezza della
sua opera si manifesta in Cristo, e sarà compresa da tutti nel suo
Regno.
Non tutte le strade portano a Dio, ma
Dio può usare molte strade per preparare i cuori.
Nota 1: La "grazia preveniente" in teologia è la grazia divina che precede gli atti liberi dell'uomo.
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