Sottili Tendenze per Denigrare la Bibbia - Breve Avviamento al Discernimento - n. 338
di Renzo Ronca 2-4-26
La fede cristiana può essere messa in
discussione in molti modi. Uno dei più insidiosi è l’introduzione di
argomentazioni apparentemente marginali che, senza negare apertamente la
Scrittura, insinuano dubbi sulla sua veridicità. È una strategia antica, che
risale al serpente dell’Eden: non si attacca la Parola in modo diretto, ma la
si indebolisce attraverso affermazioni ambigue presentate come ovvie.
Di recente, seguendo un programma
televisivo che talvolta affronta temi culturali di un certo livello, ho
ascoltato un intervento sull’Apocalisse di Giovanni. Una giovane storica, con
grande sicurezza, affermava che ormai sarebbe “certo” che il libro non sia
stato scritto dall’apostolo Giovanni. Presentava questa conclusione come
indiscutibile, basandosi su confronti stilistici con il Vangelo e le lettere
giovannee, senza però considerare i contenuti teologici del testo, che sono
parte essenziale della questione.
Immagino l’effetto su una persona dalla
fede fragile: anche senza accettare pienamente tali affermazioni, il dubbio può
insinuarsi. E il dubbio, se non affrontato, può creare crepe nell’integrità con
cui guardiamo alla Parola del Signore. Ma può anche diventare un’occasione di
approfondimento, come accadde ai credenti di Berea che “esaminavano ogni giorno
le Scritture” alla predicazione di Paolo.
Chi proviene da contesti religiosi in
cui l’interpretazione biblica è stata tradizionalmente delegata a figure di
riferimento, potrebbe rivolgersi al proprio ministro o sacerdote. E se questo
proviene da un ambiente che considera la Scrittura come relativa o marginale,
le risposte rischiano di essere altrettanto vaghe.
Oggi, però, abbiamo la possibilità di
cercare risposte in modo onesto e responsabile: pregando, studiando,
confrontandoci con testi seri. Per esempio, molte buone Bibbie di studio offrono
introduzioni che affrontano con equilibrio la questione dell’autore
dell’Apocalisse, mostrando come la tradizione antica e diversi elementi interni
al testo sostengano l’attribuzione all’apostolo Giovanni, ormai anziano e in
esilio a Patmos.
Il punto centrale è questo: dobbiamo
vigilare quando qualcuno parla della Parola del Signore senza condividere la
fede in Colui che l’ha ispirata. Non per diffidenza, ma per discernimento.
I tentativi di ridurre la Bibbia a un libro come tanti altri sono sempre più
frequenti, e spesso provengono da prospettive che non riconoscono la dimensione
spirituale del testo.
Molti studi accademici sulla Bibbia
nascono da approcci non credenti: è legittimo, ma inevitabilmente questo
influisce sulle conclusioni. Per questo è importante che i cristiani coltivino
una conoscenza personale e solida della Scrittura, così da non essere
sballottati da ogni vento di opinione.
In definitiva, tutto questo può
diventare un mezzo per rafforzare il nostro discernimento e la nostra fiducia nella
Parola che il Signore ci ha lasciato.
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