Sottili Tendenze per Denigrare la Bibbia – Breve Avviamento al Discernimento - n. 339
di Renzo Ronca 5-4-26 Visisbile anche su Youtube in https://www.youtube.com/watch?v=LEJNkPWLbyI
La fede cristiana può essere messa in
discussione in molti modi. Uno dei più insidiosi è l’introduzione di
argomentazioni apparentemente marginali che, senza negare apertamente la
Scrittura, insinuano dubbi sulla sua veridicità. È una strategia antica, che
risale al serpente dell’Eden: non si attacca la Parola in modo diretto, ma la
si indebolisce attraverso affermazioni ambigue presentate come ovvie.
Di recente, seguendo un programma
televisivo che talvolta affronta temi culturali e storici di un certo livello,
ho ascoltato un intervento sull’Apocalisse di Giovanni. Una giovane storica,
con grande sicurezza, affermava che ormai sarebbe “certo” che il libro non sia
stato scritto dall’apostolo Giovanni. Presentava questa conclusione come indiscutibile,
basandosi su confronti stilistici con il Vangelo e le lettere giovannee, senza
però considerare i contenuti teologici del testo, che sono parte essenziale
della questione.
In un’altra puntata – non a caso
trasmessa nel periodo pasquale – sono stati nuovamente insinuati dubbi sulla
risurrezione di Gesù e persino sulla sua esistenza. L’ingannatore, servendosi
di storici che sentono quasi il dovere di dissacrare “scientificamente” la
fede, ripropone ciclicamente questi temi. Un altro argomento ricorrente è la
presunta “riabilitazione” di Giuda Iscariota: appoggiandosi a un vangelo
apocrifo, lo si presenta come una sorta di collaboratore necessario al
compimento del piano divino, quasi un santo incompreso che avrebbe accettato il
ruolo di traditore per permettere a Gesù di essere condannato e adempiere così
le profezie. Come se Dio fosse dipendente da figure anticristiche come Giuda
Iscariota, che non ha mai riconosciuto nel Cristo il Signore.
La Scrittura ci avverte chiaramente: “Chi
è il bugiardo se non colui che nega che Gesù è il Cristo? Costui è
l’anticristo, che nega il Padre e il Figlio” (1 Giovanni 2:22, NR24). E
oggi, nei nostri tempi oscuri, l’opera degli anticristi non è diminuita: è
aumentata. Per questo dobbiamo vigilare.
Immagino l’effetto su una persona dalla
fede fragile: anche senza accettare pienamente tali affermazioni, il dubbio può
insinuarsi. E il dubbio, se non affrontato, può creare crepe nell’integrità con
cui guardiamo alla Parola del Signore. Ma può anche diventare un’occasione di
approfondimento, come accadde ai credenti di Berea che “esaminavano ogni giorno
le Scritture” alla predicazione di Paolo.
Chi proviene da contesti religiosi in
cui l’interpretazione biblica è stata tradizionalmente delegata a figure di
riferimento, potrebbe rivolgersi al proprio ministro o sacerdote. E se questo
proviene da un ambiente che considera la Scrittura come relativa o marginale,
le risposte rischiano di essere altrettanto vaghe.
Oggi, però, abbiamo la possibilità di
cercare risposte in modo onesto e responsabile: pregando, studiando,
confrontandoci con testi seri. Per esempio, molte buone Bibbie di studio
offrono introduzioni che affrontano con equilibrio la questione dell’autore
dell’Apocalisse, mostrando come la tradizione antica e diversi elementi interni
al testo sostengano l’attribuzione all’apostolo Giovanni, ormai anziano e in
esilio a Patmos.
Il punto centrale è questo: dobbiamo
vigilare quando qualcuno parla della Parola del Signore senza condividere la
fede in Colui che l’ha ispirata. Non per diffidenza, ma per discernimento. I
tentativi di ridurre la Bibbia a un libro come tanti altri sono sempre più
frequenti, e spesso provengono da prospettive che non riconoscono la dimensione
spirituale del testo.
Molti studi accademici sulla Bibbia nascono
da approcci non credenti: è legittimo, ma inevitabilmente questo influisce
sulle conclusioni. Per questo è importante che i cristiani coltivino una
conoscenza personale e solida della Scrittura, così da non essere sballottati
da ogni vento di opinione.
E anche se i tempi sono bui, noi
sappiamo che “l’alba ci visiterà dall’alto” (Luca 1:78). Il Signore non
abbandona il suo popolo: lo visita, lo guida, lo sostiene. In definitiva, tutto
questo può diventare un mezzo per rafforzare il nostro discernimento e la
nostra fiducia nella Parola che il Signore ci ha lasciato.
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