Amare Senza Dio e Amare con Dio – Studio – n. 356

 di Renzo Ronca  20-5-26   (Visibile anche su Youtube in   https://www.youtube.com/watch?v=t9wW8yhyVt4  )


Amare senza Dio

Spesso si tratta solo di sterile egoismo, ma evidenzio qui i punti più estremi. Nell’illusione esasperata della libertà sociale senza legge e senza princìpi, usando male la parola ‘anticonformismo’ spesso si vanno a sperimentare amori sregolati perversi e amori tossici, che non producono la vita, ma la distruggono. 

L’innamoramento senza Dio, può diventare esasperata passione quasi una ossessione cieca. Questa pulsione non riuscendo a maturare e scaricarsi diventa indomabile esplosiva e quando incontra ostacoli, negazioni, può sfociare in istinti violenti contro l’oggetto amato o contro il sistema, o in caso di inibizione per repressione, contro se stessi.

Amare con Dio

Nemmeno per il credente cristiano è facile amare. C’è una predicazione moderna che mette in evidenza un amore idilliaco dove tutto è facile, pieno di gioia e di armonia come se già fossimo in paradiso. Il Signore Gesù attirandoci a Sé ci ha mostrato che nel cammino terreno, prima della resurrezione, c’è una croce sofferta da portare. La croce di Gesù è motivata dalla donazione di Sé per amore. Questa donazione d’amore, prima verso Dio e poi verso il prossimo, quando tentiamo di riprodurla, si può approfondire nella frase di Gesù Voglio misericordia non sacrificio”. Questa frase detta così significa poco in italiano; diventa però carica di significato quando andiamo a vedere il significato delle parole originali:

 

Misericordia, nella Bibbia, non è un sentimento leggero. In ebraico è ḥésed: l’amore fedele che non abbandona. È raḥamím: l’amore viscerale, materno, che nasce dal grembo. Nel greco del Vangelo è éleos: la compassione che si china. E nei gesti di Gesù diventa splánchna: il cuore che si muove nelle viscere. Quando Dio dice: «Voglio misericordia e non sacrificio» (Osea 6:6), chiede un amore che resta, che sente, che genera vita, un amore che assomiglia al Suo. Detto in parole semplici non si tratta di un concetto ma è il movimento stesso del cuore di Dio.

 Sacrificio, nella Bibbia, non è dolore sterile, è finalizzato, era il completamento che i primi giudei non riuscirono a comprendere e che Gesù cercò di spiegare. In ebraico è zévaḥ: l’offerta che crea comunione. È anche ‘olàh: ciò che sale verso Dio come dono totale. Nel greco è thysía: l’offerta che nasce dal cuore. Nel cristianesimo diventa la vita stessa offerta a Dio. Per questo il Signore dice: «Voglio misericordia e non sacrificio»: perché senza il Suo amore, ogni sacrificio è vuoto, è come un fiore che appassisce e muore.  Con l’amore che viene da Dio invece, ogni ferita diventa offerta che il Signore gradisce e ci ricompensa facendo fiorire dentro di noi i fiori di una particolare gioia quieta e resistente, che nasce proprio dove eravamo feriti.

  

Per i più coraggiosi ecco un approfondimento:

 

La frase: “Voglio misericordia e non sacrificio”

Gesù la cita in Matteo 9:13 e 12:7, riprendendo Osea 6:6. Il termine originale è ebraico, e la parola è: חֶסֶד — ḥésed

1.Significato di ḥésed

È una delle parole più dense di tutta la Bibbia.

Non è semplice “compassione”. Non è solo “perdono”. Non è nemmeno solo “bontà”.

ḥésed significa:

  • amore fedele
  • amore che non viene meno
  • lealtà dell’alleanza
  • bontà attiva
  • grazia che si impegna
  • fedeltà che resta anche quando l’altro non resta

È l’amore che non si ritira, che non abbandona, che non si stanca. È l’amore che Dio ha per il suo popolo anche quando il popolo lo tradisce.

2. L’altro termine ebraico: רַחֲמִים — raḥamím

È collegato a reḥem, che significa utero. Dunque raḥamím indica:

  • amore viscerale
  • tenerezza materna
  • compassione che nasce dalle viscere
  • commozione profonda
  • amore che genera vita

È l’immagine di Dio che ama come una madre che non può dimenticare il figlio del suo grembo (Isaia 49:15).

3. Il termine greco del Nuovo Testamento: ἔλεος — éleos

Quando Gesù cita Osea, il Vangelo usa éleos.

Significato di éleos

  • pietà
  • compassione profonda
  • commozione interiore
  • misericordia che soccorre
  • movimento del cuore verso chi soffre

Da qui nasce il “Kyrie eleison”: Signore, abbi misericordia.

4. Il termine greco più forte: σπλάγχνα — splánchna

Letteralmente: le viscere, il luogo delle emozioni più profonde. Quando i Vangeli dicono che Gesù “fu mosso a compassione”, il verbo è:

σπλαγχνίζομαι — splagchnízomai = “mi si muovono le viscere”, “mi si spezza dentro”.

È la misericordia viscerale, non intellettuale.


Etimologia di ‘Sacrificio’

1. Etimologia latina (che ha formato l’italiano)

Sacrificium = sacer (sacro) + facere (fare). Significa letteralmente:

“rendere sacro”, “fare qualcosa sacro”, “consacrare”.

Non nasce come “soffrire”, né come “rinunciare”, né come “dolore”. Il sacrificio è un atto di consacrazione, non di autolesionismo.

Ma questo è solo il livello latino. La Bibbia va molto più in profondità.

2. L’ebraico biblico: זֶבַח — zévaḥ

È il termine più comune per “sacrificio”.

Significato

  • sacrificio rituale
  • offerta animale
  • atto cultuale[1] di comunione con Dio

Ma la radice indica anche “macellare per un banchetto sacro”. Il sacrificio non era solo distruzione: era partecipazione, alleanza, comunione.

3. L’altro termine ebraico: עֹלָה — ‘olàh

È il sacrificio “che sale”.

Significato

  • offerta bruciata completamente
  • ciò che “sale” verso Dio come fumo
  • dono totale, senza trattenere nulla

È il simbolo della consacrazione totale.

4. Il greco del Nuovo Testamento: θυσία — thysía

È il termine usato dagli evangelisti e dagli apostoli.

Significato

  • sacrificio offerto a Dio
  • atto cultuale (vedi nota)
  • offerta che implica perdita, ma finalizzata alla comunione

Da questa parola deriva il verbo θύω — thyō, che significa:

“immolare”, “offrire”, “celebrare un sacrificio”.

5. Il senso cristiano più profondo

Nel Nuovo Testamento il sacrificio cambia volto.

Il sacrificio non è più un animale: è una vita.

Paolo dice:

«Offrite i vostri corpi in sacrificio vivente» (Romani 12:1).

Qui thysía diventa:

  • dono di sé
  • offerta del cuore
  • disponibilità a lasciarsi consumare dall’amore
  • consacrazione quotidiana

È un sacrificio senza violenza, perché è un sacrificio d’amore.

6. Collegamento con la frase: “Voglio misericordia e non sacrificio”

Quando Dio dice:

«Voglio misericordia e non sacrificio» (Osea 6:6)

sta dicendo:

  • non voglio riti vuoti
  • non voglio offerte senza cuore
  • non voglio gesti religiosi senza amore

Vuole ḥésed, non solo zévaḥ. Vuole amore fedele, non solo riti. Vuole cuore, non solo altari.

 




[1] cultuale

/cul·tu·à·le/  L'aggettivo cultuale (derivato da "culto") indica ciò che è relativo a pratiche, riti o cerimonie religiose.I sinonimi più diretti e precisi sono:

·         Religioso

·         Rituale

·         Liturgico

·         Cerimoniale

 



Commenti