LA COPPIA DAL PRINCIPIO DELLA CREAZIONE AL DIVORZIO - Studio n. 358
di Renzo Ronca 26-5-26
Addentriamoci sul concetto di matrimonio
e di eventuale divorzio confrontando queste frasi di Gesù da Marco e da Matteo:
Marco 10:2 Dei
farisei si avvicinarono a lui per metterlo alla prova, dicendo: «È lecito a un
marito mandare via la moglie?» 3 Egli rispose loro: «Che cosa vi ha
comandato Mosè?» 4 Essi dissero: «Mosè permise di scrivere un
atto di ripudio e di mandarla via». 5 Gesù disse loro: «È per
la durezza del vostro cuore che Mosè scrisse per voi quella norma; 6 ma
al principio della creazione Dio li creò maschio e femmina. 7 Perciò
l'uomo lascerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie, 8 e
i due saranno una sola carne. Così non sono più due, ma una sola carne. 9 L'uomo,
dunque, non separi quel che Dio ha unito».
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NOTA
1: Marco riporta la voce di Pietro ormai maturo nella predicazione a
Roma per i convertiti di origine non giudea.
Scrive come un testimone diretto: rapido, concreto, visivo, semplice,
missionario, realistico. Frasi brevi ed essenziali. Identifica come collocare
al v.6 la parola “al principio” specificando immediatamente “della
creazione”. |
Matteo 19:3 Dei farisei gli si avvicinarono per metterlo
alla prova, dicendo: «È lecito mandare via la propria moglie per un motivo
qualsiasi?» 4 Ed egli rispose: «Non avete letto che il Creatore, da
principio, li creò maschio e femmina 5 e disse: "Perciò
l'uomo lascerà il padre e la madre, e si unirà a sua moglie, e i due saranno
una sola carne"? 6 Così non sono più due, ma una sola
carne; quello dunque che Dio ha unito, l'uomo non lo separi». 7 Essi
gli dissero: «Perché dunque Mosè comandò di darle un atto di ripudio e di
mandarla via?» 8 Egli disse loro: «Fu per la durezza dei vostri
cuori che Mosè vi permise di mandare via le vostre mogli; ma da principio non
era così. 9 Ma io vi dico che chiunque manda via sua moglie, quando
non sia per motivo di fornicazione, e ne sposa un'altra, commette adulterio». 10 I
suoi discepoli gli dissero: «Se tale è la condizione dell'uomo rispetto alla
donna, non conviene sposarsi». 11 Ma egli rispose loro: «Non tutti
sono capaci di mettere in pratica questa parola, ma soltanto quelli ai quali è
dato. 12 Poiché vi sono degli eunuchi che sono tali dalla nascita;
vi sono degli eunuchi i quali sono stati fatti tali dagli uomini, e vi sono
degli eunuchi i quali si sono fatti eunuchi da sé a motivo del regno dei cieli.
Chi può capire, capisca».
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NOTA
2: Matteo era esattore delle tasse. Scrive con spiegazioni più lunghe,
attento ai dettagli. Ad esempio nella domanda dei farisei “E’ lecito
mandare via la propria moglie…”, è
molto importante il completamento con:
“…per un motivo qualsiasi?” |
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NOTA
3: Leggere insieme due Vangeli sullo stesso episodio (come Marco 10 e Matteo
19) si chiama sinossi: significa mettere i testi “uno accanto
all’altro” per cogliere somiglianze, differenze e particolari che ogni
evangelista sottolinea. |
L’unità originaria dell’essere umano
Da
quanto abbiamo letto, capiamo che Gesù, sapendo di avere davanti farisei che
cercavano per farlo cadere in contraddizione, mostra la Sua grande sapienza
spostando il discorso e riportandolo all’inizio della creazione. Infatti prima
di applicare una legge biblica se ne comprendere il senso secondo Dio. In
questo caso prima di parlare di regolette sul matrimonio e sull’eventuale
divorzio, bisognava tornare al principio della creazione in Genesi, chiedendo
al Signore la massima sapienza possibile.
La prospettiva dei “legami originari”
La
Scrittura non presenta due esseri separati che si incontrano, ma un’unica
persona da cui Dio trae la donna. L’uomo non nasce come “maschio e femmina”
creati separatamente, ma come uno che diventa due. E i due, proprio
perché provengono da uno, tendono naturalmente a riconoscersi e tornare uno:
Gen 2:23 L'uomo disse: «Questa, finalmente, è ossa delle
mie ossa e carne della mia carne. Ella sarà chiamata donna perché è stata
tratta dall'uomo»
Non
è attrazione psicologica. È memoria ontologica, cioè dell’origine, come
vedremo tra poco in dettaglio. Come la parte di Dio soffiata in Adamo univa polvere
e Spirito, così la parte femminile tratta dall’uomo unisce due persone
in un’unica carne. Il matrimonio non è un’istituzione: è la nostalgia
dell’unità originaria, cioè memoria inscritta nella creazione, memoria
profonda impressa da Dio, che spesso abbiamo chiamato ‘imprinting spirituale’.
Allora,
è bene sottolinearlo, la Scrittura non presenta due esseri separati che si
incontrano, ma un’unica persona da cui Dio trae la donna.
Gen.2:21 Allora Dio il SIGNORE fece cadere un profondo
sonno sull'uomo, che si addormentò; prese una delle costole di lui e richiuse
la carne al posto d'essa. 22 Dio il SIGNORE, con la costola che
aveva tolta all'uomo, formò una donna e la condusse all'uomo.
Non
è attrazione psicologica. È memoria dell’origine. Come la parte di Dio
soffiata in Adamo univa polvere e Spirito, così la parte femminile
tratta dall’uomo unisce due persone in un’unica carne.
Approfondimento con l’esegesi (cioè con
la spiegazione delle parole originali della Bibbia)
1. Il “legame” in Genesi: non un
vincolo, ma una ri‑unità
Il testo ebraico non usa un termine
giuridico
In Genesi 2:24 il verbo chiave è:
דָּבַק – dāvaq
Significa letteralmente:
- aderire
- attaccarsi
- essere incollato
- essere saldato
- unirsi intimamente
È un verbo fisico, non legale.
Non indica un “vincolo”, ma una coesione.
È lo stesso verbo usato per:
- l’anima che “si attacca” a Dio (Deut 10:20;
11:22)
- Rut che “si attacca” a Noemi (Rut 1:14)
- la lingua che “si attacca” al palato (Sal 137:6)
Dāvaq non è un obbligo. È un’attrazione
ontologica (memoria della creazione).
Perché questo è importante?
Perché il testo non dice:
“L’uomo sarà vincolato alla
moglie”
ma:
“L’uomo si unirà (dāvaq) a sua
moglie”
Il senso è: ritornerà a ciò da cui
proviene.
Il matrimonio in origine non era un
contratto tra due individui autonomi, ma la ricomposizione di un’unità
originaria spezzata in due.
2. L’unità originaria: un essere che
diventa due
Il testo ebraico non dice che Dio creò
“due persone”. Dice che Dio creò ha-’adam, l’essere umano, e da
questo trae ishah (la donna) per formare ish (l’uomo).
L’ordine è sorprendente:
1.
Uno
2.
Due
3.
Uno di nuovo
(nella “una carne”)
Il matrimonio è dunque:
- memoria dell’unità originaria
- tensione verso la ricomposizione
- profondità spirituale prima che sociale
E dāvaq esprime proprio questa forza
di ricongiungimento.
3. Il peccato come autonomia: la
rottura dei legami
Il peccato non è solo disobbedienza, è autonomia.
L’autonomia rompe:
- il legame interno (spirito-anima-corpo)
- il legame della coppia
- il legame dell’umanità
- il legame con il creato
- il legame con Dio
E infatti, dopo il peccato, il verbo
dāvaq scompare dalla relazione uomo-donna. Non c’è più “adesione”, ma:
- dominio
- desiderio frustrato
- conflitto
- sospetto
- vergogna
Il matrimonio non è più naturale:
diventa faticoso, perché l’unità originaria è ferita.
4. Il “legame” nel greco del Nuovo
Testamento
Quando Gesù e Paolo parlano di
matrimonio, usano termini greci che NON indicano un vincolo giuridico.
συζεύγνυμι – syzeúgnumi
Usato in Matteo 19:6:
“Ciò che Dio ha unito
(syzeúgnumi)…”
Significa:
- mettere sotto lo stesso giogo
- accoppiare due animali per lavorare insieme
- unire in un’unica forza
Non è un legame esterno. È una
cooperazione di vita.
Il senso è: Dio non “lega” due persone.
Dio le accoppia, come due parti di un’unica opera.
σάρξ μία – sárx mía
“Una sola carne” non è metafora. Nel
greco biblico indica:
- unità di destino
- unità di identità
- unità di vita
Non è un dovere. È una realtà
ontologica (di memoria nella creazione).
5. Il “legame” in Paolo: non
schiavitù, ma pace
In 1 Corinzi 7 Paolo usa un altro
termine:
📌 δέω – déō
Significa:
- legare con corde
- tenere insieme
- unire in un vincolo
Ma Paolo lo usa solo in senso
descrittivo, non normativo.
Quando dice:
“La moglie è legata (déō) finché
il marito vive” (1 Cor 7:39)
non sta imponendo un obbligo. Sta
descrivendo la natura del legame, non la sua legalità.
E infatti, quando il legame è già
spezzato, Paolo dice:
“Dio vi ha chiamati a vivere in pace” (1
Cor 7:15)
Cioè: non si può imporre dall’esterno
un legame che non esiste più dentro.
6. Sintesi teologica nella nostra prospettiva
Il matrimonio non nasce come legge, ma
come unità originaria
Il verbo ebraico dāvaq indica adesione
vitale, non obbligo
Il greco syzeúgnumi indica accoppiamento
divino, non vincolo
Il peccato introduce autonomia, che
spezza i legami
Il divorzio è un frutto della frattura,
non un’istituzione
La fedeltà è eco dell’Eden, non
imposizione morale
La pace è il criterio pastorale quando
il legame è morto
Il punto centrale è questo:
Il matrimonio è un legame perché
l’essere umano era uno, e quell’uno complesso era a sua volta uno con Dio. Il
divorzio è una ferita perché l’essere umano, diviso in se stesso, è diventato
autonomo, come una creatura che si distacca dall’unità con Dio.
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