ESORTAZIONE SUL COMPORTAMENTO CRISTIANO DI FRONTE AI FATTI GRAVI DEL MONDO - n. 376
di Renzo Ronca 26-6-26
Il tempo presente richiede una parola
chiara. Il disfacimento morale e sociale sta crescendo in ogni ambito, e alla
Chiesa di Gesù spetta il compito di custodire e testimoniare i valori evangelici
nel comportamento quotidiano. Il credente non si lascia trascinare dalle
emozioni collettive, ma rimane saldo nella vigilanza e nella sobrietà.
I fatti del mondo
- Fame povertà,
- Epidemie
- Guerre
- Esodi e migrazioni forzate
- Terremoti e sconvolgimenti naturali
- Squilibri climatici
I fatti della cronaca
- Violenza in aumento
- Corruzione diffusa
- Conflitti e liti ovunque
Cosa NON fare
- Non alimentare la morbosità cliccando i video che mostrano uccisioni,
crolli, aggressioni, scontri armati o scene di panico. La mente è una
creazione preziosa di Dio: è un vaso fragile che va protetto.
- Evitare accuratamente i contenuti che esaltano il sangue, la paura o
la violenza. Esempio: dopo il recente terremoto in Venezuela, molti social
invitano a vedere “le persone terrorizzate in diretta”. Il cristiano non
clicca.
- Non cercare dettagli macabri nelle cronache di omicidi, esecuzioni o tragedie
familiari. Questo inquina il cuore e indebolisce la capacità di
discernere.
Questo atteggiamento cristiano preserva
spazi interiori liberi, necessari per ricordare che il cristianesimo non è
emotività, ma vigilanza spirituale.
Perché evitare tutto questo
Il tentativo del nemico, oggi più
evidente che mai, è trascinare l’umanità verso un livello istintivo e
distruttivo. Anche certi politici che fomentano conflitti non avrebbero alcun
potere se non ricevessero attenzione attraverso i nostri clic. Il cristiano non
si sorprende degli eventi: la Scrittura parla chiaramente delle cose che devono
avvenire. Il cristiano può piangere per le vittime, ma non risponde con
violenza, né esterna né interiore.
Cosa FARE
- Pregare:
prima di tutto, inginocchiarsi e intercedere per le anime coinvolte nelle
tragedie, per le famiglie, per i bambini e gli anziani soli.
- Ricordare che Dio è Dio: mentre l’uomo precipita senza di Lui, il
credente rimane saldo nella speranza e ammutolisce davanti alla Sua
giustizia.
- Consolare e stabilizzare: chi conosce la Parola non diffonde panico, ma
aiuta gli altri a orientarsi.
- Prepararsi spiritualmente: non con paura, ma con consapevolezza, sapendo
che il Signore guida la storia.
- Custodire la mente: scegliere ciò che edifica, non ciò che scuote
inutilmente.
- Vivere da testimoni: con sobrietà, misericordia, fermezza e amore.
Conclusione
Il cristiano non segue le ondate emotive
della cronaca, ma si pone davanti a Dio con cuore stabile. Ogni nostra azione
inizia dall’inginocchiarci: per noi, per le nostre famiglie, per chi soffre e
per chi muore solo.
Accanto alla preghiera, è giusto
ricordare con rispetto tutti coloro – soprattutto giovani - che, in spirito di
servizio, si dedicano a portare cibo, curare i malati, sostenere
i senza tetto, soccorre i profughi e intervenire nelle emergenze.
Sono uomini e donne che, spesso nel silenzio, incarnano gesti di misericordia
che onorano il Vangelo più di molte parole.
Non si tratta di scegliere
un’organizzazione o di confrontarne i meriti: ciò che conta è lo spirito di
carità concreta, che ogni giovane credente può imparare a riconoscere e,
quando possibile imitare ed attuare. In un mondo che si oscura, la Chiesa è
chiamata (dirigenti compresi di ogni denominazione) a rimanere luce e ad
essere presente con chi soffre. E’ attiva nella preghiera, nella sobrietà e
nella misericordia operosa.
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