Santuario di Mosè - Parte Prima Basilare - Riedizione con Lievi Aggiornamenti – Trascrizione n. 364
di Renzo Ronca 4-6-26 (Visibile su Youtube in https://www.youtube.com/watch?v=zuygpUgza-0 )
Tabella: Questo è uno dei miei primi video, realizzato molti anni fa con mezzi di fortuna. La qualità audio e video è molto scarsa, e me ne scuso. Ho scelto di lasciarlo disponibile perché il contenuto rimane utile e fa parte del mio percorso condiviso. Alla fine del video indicherò come accedere alla seconda parte non in elenco.
Audio: Buongiorno. Oggi parleremo del santuario, cioè della
prima parte, quella introduttiva, dove però vedremo i concetti fondamentali di
base.
Prima di tutto cerchiamo di capire di
che cosa stiamo parlando: che cos’è? Inquadriamo anche da un punto di vista
storico.
Mosè ha già incontrato il Signore sul
monte Oreb, ha parlato con Lui, l’Eterno si è rivelato e poi lo ha mandato a
Israele, al suo popolo che era prigioniero dell’Egitto. Lo libera, e questo
popolo comincia un percorso: si sposta dall’Egitto verso la Terra Promessa.
Sembra una cosa piuttosto facile, una
logica perfetta: esci dall’Egitto, vai nella Terra Promessa, Israele, la
Palestina. È stato calcolato che dall’Egitto alla terra di Canaan un gruppo
nomade ci avrebbe messo qualche settimana, massimo un mese a seconda della
rotta. Però ci misero quarant’anni.
C’è qualcosa che ci fa riflettere.
Capiamo subito che qui non siamo in una logica umana. Approfondiremo questo in
studi dedicati. Per ora rimaniamo nella nostra introduzione al santuario.
Questo popolo era guidato da chi? Da
Mosè? No: da Dio. Il Signore mandava di giorno una nuvola, che poi di notte
diventava una colonna di fuoco. Questa indicava non solo la direzione, ma anche
quando fermarsi e quando ripartire.
Con questo studio vedremo come il
Signore ci trasmette un progetto importante: come Lui direttamente ha
predisposto e preparato il ritorno dell’uomo, la salvezza, il ritrovare la
giusta relazione con Lui. C’è tutto: passato, presente e futuro.
Vediamo di avvicinarci.
C’è questo popolo, migliaia e migliaia
di persone che si spostano nel deserto. Immaginiamo di vederlo dall’alto, come
con un aereo o un drone che sorvola. Immaginiamo una foto dall’alto
dell’accampamento.
La prima cosa che colpisce è l’ordine.
C’è una disposizione precisa. Stiamo parlando di un popolo del deserto, tribù
nomadi: non è così facile che siano così ordinati e precisi. Anche oggi, in
Nord Africa o nel Medio Oriente, si sente dire che le tribù sono sempre in
guerra tra loro, il più forte cerca di comandare sugli altri.
Qui invece, dall’alto, vediamo una
disposizione ordinata: queste sono tende, questi triangolini sono tende, e le
tribù stanno intorno a un rettangolo che dall’alto non si vede bene. Cosa sarà?
C’è un centro, e c’è una disposizione.
Anche facendo rilevamenti in altri periodi, dopo mesi, la disposizione è la
stessa, e anche l’orientamento: l’ingresso è sempre verso est. Già questo ci
incuriosisce.
La disposizione non era casuale.
Partendo da est e andando in senso orario, troviamo: Giuda, Issacar, Zabulon;
poi Ruben, Simeone, Gad; poi Beniamino, Manasse, Efraim; poi Neftali, Aser e
Dan. Queste sono le dodici tribù di Israele.
Ma manca qualcosa: Levi. La tribù
di Levi era posta a ridosso del recinto, come protezione. I leviti erano una
tribù particolare, molto gradita al Signore perché erano rimasti fedeli e non
si erano piegati agli idoli. Per questo il Signore li vuole più vicini a sé.
All’interno del recinto c’era proprio
Lui, il Signore.
I leviti erano divisi in: keatiti,
gherzomiti, merariti, e poi i sacerdoti.
Sembra quasi che ci sia una vita tutta
intorno, un popolo centralizzato su questo recinto. Il recinto era sempre
preciso: 100 cubiti per 50. Per semplicità diciamo che un cubito è circa 50 cm:
quindi 50 metri per 25.
Il recinto aveva una tenda più alta di
un uomo, così che da fuori non si vedesse: una forma di riservatezza.
All’interno, avvicinandoci, troviamo: –
un altare quadrato dove bruciava il fuoco per gli olocausti; – una vasca con
acqua; – una tenda grande coperta da pelli scure, che da fuori non sembrava
nulla, ma dentro era un tesoro, tutta rivestita d’oro.
Il Signore guarda sempre al cuore.
Questa tenda si chiamava tabernacolo.
Il santuario è tutto il recinto; il tabernacolo è la tenda interna, divisa in
due stanze: – il Luogo Santo – il Luogo Santissimo
Nel Luogo Santo c’erano il candelabro, i
pani di presentazione, l’altare dei profumi. Nel Luogo Santissimo c’era l’Arca
con il propiziatorio.
Perché era così importante? Perché Dio
stesso lo aveva voluto: “Mi facciano un santuario perché io abiti in mezzo a
loro” (Esodo 25:8).
In Eden l’uomo fu allontanato non solo
come punizione, ma come protezione: la presenza di Dio, che è vita, non può
coesistere con la morte prodotta dal peccato.
Il primo sacrificio fu quello
dell’animale che rivestì Adamo ed Eva: un’anticipazione.
Nel santuario il peccatore entrava con
una vittima, un agnello. Il sacerdote controllava che fosse senza difetto. Poi
entravano e si mettevano a nord. Il peccatore posava una mano
sull’animale e pregava confessando il peccato.
Una mano significa identificazione; due
mani significano trasmissione. Alla fine dell’anno il sommo sacerdote imponeva
due mani sul capro espiatorio, simbolo di Satana, e lo mandava nel deserto.
Il peccatore doveva poi uccidere lui
stesso la vittima: per comprendere la responsabilità del peccato. Oggi
abbiamo una concezione troppo semplicistica del peccato.
Il sacrificio non era un peso: per gli
ebrei era una festa, un momento gioioso.
Anche noi siamo in cammino verso la
Terra Promessa. Anche noi siamo templi.
Dio disse a Mosè: “Fa’ ogni cosa
secondo il modello che ti ho mostrato sul monte.” Questo indica che c’è un
santuario anche nel cielo.
La geometria del santuario rifletteva
una perfezione spirituale. Per esempio, il centro dei due quadrati coincide con
l’altare dei sacrifici e con l’Arca: sacrificio e presenza di Dio, croce e
gloria.
Gesù disse: “Quando sarò innalzato da
terra, attirerò tutti a me.” La presenza del Signore è un vortice che
attira.
Il recinto proteggeva: la santità di
Dio, senza preparazione, distruggerebbe l’uomo.
Il santuario è il cammino del ritorno:
consapevolezza, pentimento, responsabilità, incontro con Dio in spirito e
verità.
Alla prossima volta.
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