ECCLESIASTE COME LIBRO PER CREDENTI MATURI - Studio n. 389
di RR 20-7-26
1. Inquadramento
Leggevo
stamattina Ecclesiaste 9 e mi rendevo conto di quanto la lettura di certe
frasi, se non avvicinate nel giusto modo, potrebbe destare perplessità nei
giovani credenti. Ecclesiaste è un libro che richiede maturità
spirituale, perché nasce — secondo la tradizione più antica — da un Salomone
anziano, consapevole del proprio fallimento, amareggiato per aver inseguito
ciò che non ha valore eterno.
Molti
interpreti evangelici (tra cui John MacArthur e Derek Kidner)
concordano su questo punto:
Ecclesiaste
è il diario di un uomo che ha avuto tutto, ha provato tutto, ha perso quasi
tutto, e alla fine riconosce che solo temere Dio e osservare i suoi
comandamenti dà senso alla vita (Ecclesiaste 12:13).
Il libro non
è “negativo”: è preventivo. Serve a evitare che altri ripetano la stessa
traiettoria.
2. Etimologia della parola
“follia” in Ecclesiaste
Il termine ebraico principale è סִכְלוּת
(sikhlùt).
È la parola
che Salomone usa quando dice che nel cuore dell’uomo c’è follia (Ecclesiaste 9:3).
Significato etimologico
- deriva dalla radice סכל
(s-k-l), che significa: essere ottusi, privi di discernimento, incapaci
di cogliere la realtà morale.
Campo semantico
La parola
non indica:
- pazzia clinica
- stupidità intellettuale
- impulsività emotiva
Indica
invece:
- cecità spirituale
- incapacità di vedere il bene e
il male
- assenza di orientamento verso
Dio
- confusione morale che nasce
dall’allontanamento dal Signore
Kidner lo
riassume così:
“La follia
dell’uomo non è mancanza di cervello, ma mancanza di cuore rivolto a Dio.”
MacArthur
aggiunge:
“Sikhlùt è
la condizione dell’uomo che vive ‘sotto il sole’, cioè senza riferimento al
Creatore.”
Altri termini affini
- אֱוִיל (evìl) — lo stolto ostinato
- כְּסִיל (kesìl) — lo stolto arrogante
- נָבָל (navàl) — lo stolto moralmente
corrotto
Ma sikhlùt
è più “esistenziale”: descrive la condizione dell’uomo quando si
allontana da Dio e perde il senso della vita.
3. Perché Salomone insiste sulla
follia nel cuore dell’uomo
Ecclesiaste
9:3 dice:
“La follia è
nel cuore degli uomini, mentre vivono.”
Salomone non
sta insultando l’umanità. Sta descrivendo la condizione spirituale dell’uomo
separato da Dio.
È la stessa
diagnosi che ritroviamo:
- in Geremia 17:9 (“Il
cuore è ingannevole”)
- in Romani 1:21 (“i loro
ragionamenti divennero vani”)
- in Efesini 4:18 (“sono
ottenebrati nella mente”)
La follia,
dunque, è la malattia spirituale che nasce quando il cuore non è più rivolto
al Signore.
4. Ecclesiaste come modello
“negativo” che insegna la via giusta
I modelli
biblici non sono sempre esempi da imitare; talvolta sono avvertimenti da non
ripetere.
Salomone è
proprio questo:
- un uomo dotato di sapienza
straordinaria
- che ha ricevuto rivelazioni
dirette da Dio
- che ha avuto pace, ricchezza,
onore
- e che tuttavia ha deviato il
cuore verso ciò che è vano
MacArthur lo
riassume così:
“Ecclesiaste
è la testimonianza di un uomo che ha sprecato la sua vita inseguendo ciò che
non può soddisfare.”
Kidner
aggiunge:
“Il libro è
un dono di Dio: ci mostra quanto sia vuoto tutto ciò che non è vissuto con
Lui.”
5. Una conclusione formulata con
sobrietà comunitaria
Considerando
la caduta di Salomone, riconosciamo che anche la più grande intelligenza e la
più alta sapienza non proteggono il cuore quando si allontana dal Signore. Se
invece di inseguire ciò che è vano, ci si mantiene nella fedeltà e
nell’obbedienza, si compie pienamente la sapienza che Dio desidera per noi.
6. Una riflessione finale che
unisce tutto
Ecclesiaste
non è un libro pessimista. È un libro realista, scritto da un uomo che
ha visto la vita dall’alto e dal basso, dalla luce e dall’ombra.
La sua voce
ci dice:
- non inseguite ciò che non dura
- non fate del mondo il vostro
orizzonte
- non cercate senso dove non c’è
- non ripetete la mia follia
spirituale
E conclude
con una verità che attraversa tutta la Scrittura:
“Temete Dio
e osservate i suoi comandamenti.” (Ecclesiaste 12:13)
È la stessa
linea di Paolo in 2 Tessalonicesi 3:11–12, non affaccendarsi in cose
futili, ma vivere con semplicità, fedeltà e lavoro tranquillo.
La somma
della Parola — come ricorda Salmi 119:160 — è verità. E la verità è
questa: la vita trova senso solo quando è vissuta davanti a Dio.
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