LA “PERFEZIONE” NELLA BIBBIA COME MATURITÀ: ESEMPI CHIARI - n. 381
di RR - 7-7-26
Come saprete il Nuovo testamento è stato scritto in greco, l’Antico Testamento è stato scritto in ebraico. I termini greci o ebraici tradotti in italiano a volte non corrispondono al senso preciso della frase come era all’origine. Non sempre è colpa di chi traduce: ad esempio Il greco antico possiede una quantità di vocaboli almeno doppia rispetto all’italiano e una precisione semantica (=ciò che una parola vuol dire) molto superiore. L’italiano, derivato dal latino amministrativo, è una lingua diretta e poco sfumata. Il Nuovo Testamento dunque, scritto in greco, conserva distinzioni che l’italiano non può rendere: per questo è necessario controllare spesso il testo originale, perché la nostra lingua usa la stessa parola per significati diversi.
L’abitudine
di molte brave persone è applicare e comprendere le Sacre scritture solo in
italiano pensando che corrisponda sempre all’originale. Questo può andare bene
in linea di massima, ma in certi casi non va bene, soprattutto nelle chiese
che hanno la tendenza a mettere in pratica le frasi in modo letterale,
così come le trovano scritte, senza pensare alle profondità originali non solo
linguistiche ma anche del contesto in cui vengono scritte. Ma noi dobbiamo
crescere anche in sapienza: “2Corinzi 3:6 Egli ci ha anche
resi idonei a essere ministri di un nuovo patto, non di lettera ma di Spirito;
perché la lettera uccide, ma lo Spirito vivifica”.
Un pericolo interpretativo è dato dalla parola ‘perfetto’ e ‘perfetti’
quando è riferita ai credenti: É piuttosto diffusa infatti la dottrina secondo cui
l’uomo, partendo dalla Genesi, ‘non ce la faccia ad adempiere la legge’, però Gesù - secondo questa dottrina - ci permetterebbe di diventare perfetti al fine di applicare la legge
dell’Antico Testamento. Personalmente trovo questa dottrina non condivisibile. Non
mi pare che il significato di Gesù consista nell’essere un mezzo per ritornare
alla legge antica. Il Signore Gesù ci parla di redenzione, di salvezza, che è
un’altra cosa.
Ricordo un concetto basilare che
dovremmo avere tutti: Gesù non è venuto per riportarci alla legge antica, ma
per donarci redenzione, grazia e vita nuova. La Scrittura lo ripete in
molti modi:
- Luca 19:10
— Il Figlio dell’uomo è venuto per cercare e salvare ciò che era
perduto.
- Giovanni 1:17 — La legge è stata data per mezzo di Mosè; la grazia e la
verità sono venute per mezzo di Gesù Cristo.
- Efesini 2:8 — È per grazia che siete stati salvati, mediante la fede; e
ciò non viene da voi, è il dono di Dio.
- Tito 2:11
— La grazia di Dio, salvifica per tutti gli uomini, è apparsa.
- Ebrei 9:12
— Cristo è entrato una volta per sempre nel santuario… avendo
acquistato una redenzione eterna.
- Romani 8:3
— Ciò che era impossibile alla legge… Dio lo ha fatto mandando il
proprio Figlio.
Questi versetti ci ricordano che la
perfezione cristiana non è un ritorno alla legge, ma una vita nuova
nello Spirito, fondata sulla grazia e sulla maturità del cuore.
Per questo motivo è necessario
comprendere bene cosa significa “perfetto” nella Bibbia: non sempre indica
perfezione assoluta, ma spesso maturità, completezza, integrità,
scopo raggiunto.
Ed è qui che inizia il piccolo studio
che segue, per chi vuole approfondire.
LA “PERFEZIONE” NELLA BIBBIA COME
MATURITÀ: ESEMPI CHIARI
1. Giacomo 3:2 — “Se uno non sbaglia nel parlare, è un uomo
perfetto”
Il termine greco è τέλειος (téleios).
Significa: maturo, compiuto, arrivato allo scopo, non significa “senza
peccato”.
Giacomo non dice che il credente diventa
impeccabile, ma che raggiunge una maturità spirituale tale da governare
la lingua, che è il punto più difficile del carattere.
Idea biblica: La perfezione è padronanza spirituale, non
assenza di difetti.
2. 1 Corinzi 2:6 — “Parliamo di sapienza fra i perfetti”
Paolo usa téleios per indicare i maturi
nella fede, non un gruppo di credenti “senza peccato”.
Idea biblica: I “perfetti” sono i cresciuti, non gli
impeccabili.
3. 1 Corinzi 14:20 — “Siate bambini quanto a malizia, ma adulti quanto a
giudizio”
Qui Paolo non usa la parola “perfetti”,
ma il concetto è identico: essere adulti (gr. teleioi in altre
varianti manoscritte) significa essere maturi nel discernimento.
Idea biblica: La perfezione è discernimento adulto, non
purezza assoluta.
4. Filippesi 3:12 — “Non che io abbia
già ottenuto la perfezione”
Paolo usa τετελείωμαι (teteleiōmai):
non sono ancora arrivato allo scopo. Eppure, pochi versetti dopo (3:15),
dice: “Noi che siamo perfetti pensiamo così”.
È un paradosso apparente: Paolo non è
perfetto, ma è perfetto nel senso di maturo, orientato verso
Cristo.
Idea biblica: La perfezione è orientamento compiuto verso Cristo,
non stato impeccabile.
5. Colossesi 1:28 — “Presentare ogni uomo perfetto in Cristo”
Ancora téleios. Paolo non intende
“senza peccato”, ma formato, compiuto, cresciuto nella
fede.
Idea biblica: La perfezione è formazione spirituale completa,
non assenza di errori.
6. Ebrei 5:14 — “Il cibo solido è per i perfetti”
Il termine indica i maturi,
quelli che hanno “le facoltà esercitate”.
Idea biblica: La perfezione è capacità esercitata, non
impeccabilità.
7. Ebrei 6:1 — “Tendiamo alla perfezione”
Qui “perfezione” è maturità cristiana,
non stato angelico. L’autore invita a progredire, non a diventare senza
difetti.
Idea biblica: La perfezione è progresso, non assenza di
limiti.
Sintesi meditativa
Nella Bibbia, la parola “perfetto”
(téleios) indica quasi sempre:
- maturità,
- compiutezza,
- crescita,
- stabilità,
- orientamento verso Cristo,
- capacità di discernimento,
- padronanza spirituale.
Non indica perfezione assoluta,
né assenza di peccato.
D’altra parte esistono anche
termini biblici (ebraici e greci) che indicano proprio una perfezione
assoluta, totale, letterale, ma sono usati quasi esclusivamente per
Dio (cioè indicano “ciò che
Dio è in Sé” . Sono pochi, molto precisi, e non si applicano mai ai
credenti.
Li raccolgo in modo chiaro e ordinato:
1 1. Ebraico —
la perfezione assoluta attribuita a Dio
1.1. תָּמִים (tamim) — “perfetto, integro, senza difetto”
È il termine più forte dell’AT. Indica perfezione
totale, assenza di difetto, integrità assoluta.
Usato per Dio
- “La sua opera è perfetta” (Deuteronomio 32:4) Qui tamim indica perfezione
assoluta, non maturità.
Usato per i sacrifici
- Gli animali dovevano essere tamim: senza
difetto (Levitico 22:21). Qui la perfezione è letterale,
fisica.
Usato per l’uomo
Quando applicato all’uomo (Genesi 17:1:
“Sii integro”), significa integrità morale, non perfezione assoluta.
Quindi: per Dio è perfezione assoluta; per l’uomo è integrità/maturità.
1.2. קָדוֹשׁ (qadosh) — “santo, separato, assolutamente puro”
Non significa “perfetto” in senso
geometrico, ma indica perfezione morale assoluta.
Usato per Dio
- “Santo, santo, santo è il Signore” (Isaia 6:3). Qui la santità è assoluta,
non raggiungibile dall’uomo.
Usato per l’uomo
Quando applicato ai credenti, significa consacrati,
non “perfetti come Dio”.
1.3. שָׁלֵם (shalem) — “completo, integro, perfetto”
Per Dio indica completezza assoluta.
Per l’uomo indica cuore integro, non perfezione ontologica.
2. Greco — la perfezione assoluta
attribuita a Dio
2.1. τέλειος (téleios) — quando riferito a Dio
Abbiamo visto che téleios per
l’uomo significa maturo. Ma quando è riferito a Dio, assume il senso di perfezione
assoluta.
Matteo 5:48
“Perfetto è il Padre vostro celeste.” Qui téleios = perfezione totale, senza
difetto, senza crescita possibile.
2.2. ἄμωμος (amōmos) — “senza macchia, impeccabile”
Termine fortissimo, usato per Cristo e
per Dio.
Usato per Cristo
- “Cristo… senza macchia” (Ebrei 9:14). Qui la perfezione è assoluta,
non maturità.
Usato per i credenti
Quando applicato ai credenti (Efesini
1:4), significa posizione in Cristo, non condizione morale attuale.
2.3. ἄμεμπτος (amemptos) — “irreprensibile, senza difetto”
Usato per Dio e per Cristo in senso
assoluto. Per i credenti indica condotta irreprensibile, non perfezione
ontologica.
2.4. τέλειότης (teleiotēs) — “perfezione compiuta, assoluta”
Usato raramente, ma quando riferito a
Dio indica perfezione totale.
3. Sintesi chiara
Nella Bibbia esistono due categorie di “perfezione”:
A. Perfezione assoluta (solo Dio)
Termini:
- tamim
(perfetto, senza difetto)
- qadosh
(santo assoluto)
- shalem
(completo in modo totale)
- téleios
(quando riferito a Dio)
- amōmos
(senza macchia)
- amemptos
(irreprensibile in senso assoluto)
Questa perfezione è ontologica, infinita, non soggetta a crescita.
B. Perfezione come maturità
(credenti)
Termini:
- tamim
(integrità)
- shalem
(cuore integro)
- téleios
(maturo, compiuto)
- teleioō
(progredire verso la maturità)
Questa perfezione è dinamica, progressiva,
frutto della santificazione.
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