QUANDO LA GRAZIA RISUSCITA E LA RELIGIONE UCCIDE – Studio Breve - n. 388
di RR 19-7-26
Sintesi iniziale La riflessione che proponiamo unisce tre linee
bibliche: l’ostilità dei capi sacerdoti verso Gesù e verso Lazzaro (Giovanni
12:9‑11), il richiamo apostolico alla separazione spirituale (2 Corinzi 6:14‑18),
e la necessità, per la comunità credente, di riconoscere la differenza tra la
giustificazione per grazia e la logica religiosa che può arrivare a “uccidere
pensando di servire Dio” (cfr. Giovanni 16:2).
1. La folla, Lazzaro e la reazione
dei capi (Giovanni 12:9‑11)
Il testo di Giovanni mostra una scena
sorprendente: una folla di Giudei accorre non solo per vedere Gesù, ma anche
per vedere Lazzaro, segno vivente della potenza del Messia. La resurrezione di
Lazzaro è un fatto pubblico, incontestabile, e proprio per questo diventa un
problema per i capi sacerdoti. Il loro ragionamento è terribile: eliminare
Lazzaro per eliminare la testimonianza. È un gesto che rivela quanto il cuore
umano, quando si irrigidisce nella difesa del proprio potere religioso, possa
arrivare a considerare il bene come una minaccia. La vita ridestata da Gesù
diventa un “pericolo” da sopprimere.
Questa dinamica non appartiene solo al
passato. Ogni volta che la grazia di Cristo libera, guarisce, risuscita
interiormente, essa mette in crisi sistemi religiosi fondati sul controllo,
sulla paura, sulla tradizione elevata a assoluto. Per questo Gesù aveva già
avvertito: «Verrà l’ora in cui chiunque vi ucciderà crederà di rendere un
servizio a Dio» (Giovanni 16:2). È la logica della religione senza Spirito:
difendere Dio contro Dio stesso.
2. La necessità di una scelta (2
Corinzi 6:14‑18)
Il richiamo apostolico è chiaro: non si
può camminare con Cristo e, allo stesso tempo, rimanere legati a ciò che nega
la sua opera. Paolo usa immagini forti: giustizia e iniquità, luce e tenebre,
Cristo e Beliar, tempio di Dio e idoli. Non sono contrasti sociologici, ma
spirituali. Il punto non è separarsi dalle persone, ma dalle logiche che
soffocano la vita nuova.
Il testo culmina in una promessa: «Sarò
per voi come un padre, e voi sarete come figli e figlie». La separazione
richiesta non è un gesto di durezza, ma di appartenenza. È la scelta di chi
riconosce che la comunione con Dio vale più di qualsiasi compromesso.
3. Il nodo spirituale: grazia che
vivifica, legge che uccide
La comunità del rimanente, camminando
nella Parola, può riconoscere sempre più chiaramente la differenza tra:
- la giustificazione per grazia, operata da Gesù‑Signore, che dona vita,
libertà, resurrezione interiore;
- la legge usata come strumento di condanna, quando diventa arma nelle mani dell’iniquità.
La Scrittura non contrappone la legge
come dono di Dio alla grazia, ma contrappone la legge usata senza Spirito alla
vita nuova generata da Cristo. La legge, quando è separata dalla grazia, può
arrivare a “uccidere”: non solo moralmente, ma spiritualmente, soffocando la
libertà dei figli di Dio.
4. Conclusione: il coraggio della
separazione e della fedeltà
Di fronte a queste dinamiche, la
comunità credente è chiamata a un discernimento maturo. Non basta ammirare
Gesù, come la folla che correva per vedere Lazzaro: occorre riconoscere la
differenza tra la vita che Egli dona e le strutture religiose che possono
opporsi alla sua opera.
La separazione richiesta da Paolo non è
isolamento, ma fedeltà. È il coraggio di dire: «Noi apparteniamo al Cristo
risorto, non alle logiche che cercano di spegnere la sua vita».
La comunità del rimanente cammina così:
leggendo, studiando, riflettendo, e avanzando nella consapevolezza che la
grazia giustifica, vivifica, libera; mentre l’iniquità, anche quando si veste
di religione, uccide. Per questo è necessario scegliere, e separarsi da ciò che
non riconosce il Cristo.
Per approfondire
- Giovanni 12:9‑11
- 2 Corinzi 6:14‑18
- Giovanni 16:2
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