Quando l’amarezza oscura la fede: dalla denuncia di Malachia alla grazia che ci rialza in 1 Corinzi - Studio - n. 393
di RR 27-7-26
Malachia 2:7 Voi stancate il SIGNORE con le vostre parole,
eppure dite: «In che modo lo stanchiamo?» Quando dite: «Chiunque fa il male è
gradito al SIGNORE, il quale si compiace di lui!» o quando dite: «Dov'è il Dio
di giustizia?» Malachia 3:1 «Ecco, io vi mando il mio messaggero,
che spianerà la via davanti a me; e subito il Signore, che voi cercate,
l'Angelo del patto, che voi desiderate, entrerà nel suo tempio. Ecco, egli
viene», dice il SIGNORE degli eserciti. 2 Chi potrà resistere nel
giorno della sua venuta? Chi potrà rimanere in piedi quando egli apparirà? Egli
infatti è come il fuoco del fonditore, come la potassa dei lavatori di panni.
Malachia ci ha mostrato una verità
che ci riguarda da vicino: anche chi
sta camminando nella santificazione, anche chi serve, anche chi cerca
sinceramente il Signore, può arrivare – senza accorgersene – a un punto di stanchezza
spirituale in cui la delusione diventa cinismo, e il cinismo diventa parola
che “stanca” il Signore.
Non perché Dio sia fragile, ma perché la
nostra parola può deformare il Suo volto.
1. La stanchezza che nasce dal vedere
il male
Viviamo tempi in cui la violenza sembra
non avere fine. Le cronache dei nostri giorni, le guerre, gli attentati, le ferocie
che si ripetono, producono un effetto di assuefazione. Ci si abitua al
male. Si perde la capacità di indignarsi. Si scivola verso un fatalismo che
dice: “È sempre stato così, sarà sempre così”.
E quando leggiamo la storia dei re
d’Israele – Geroboamo, Azaria, Zaccaria, Sallum, Menahem – vediamo la stessa
spirale: tradimenti, assassinii, idolatria, violenza politica. E poi guardiamo
la storia recente: un uomo che cercò la pace, premiato con il Nobel, ucciso da
un fanatico del suo stesso popolo. E ancora oggi la stessa ferocia continua.
Tutto questo pesa. Tutto questo logora.
Tutto questo può far nascere dentro di noi una domanda amara: “Dov’è il Dio
di giustizia?”
2. Il punto delicato: quando la
delusione diventa accusa
Malachia ci avverte: la delusione non è
peccato. La stanchezza non è peccato. Il dolore non è peccato.
Il peccato nasce quando la delusione
diventa interpretazione su Dio:
- “Dio gradisce il male.”
- “Dio non interviene.”
- “Dio non è giusto.”
Sono parole che non nascono da malizia,
ma da cuori feriti. Eppure, dice Malachia, queste parole “stancano” il
Signore. Perché lo dipingono come ciò che non è. Perché trasformano la nostra
ferita in una denigrazione del Suo carattere.
È un punto sottile, quasi invisibile: la
stanchezza spirituale può diventare un’offesa involontaria.
3. La risposta di Dio: non un
rimprovero, ma una promessa
Dio non risponde con durezza. Non dice:
“Smettetela di lamentarvi”. Dice: “Io verrò”.
Malachia 3 annuncia la venuta del
Signore nel Suo tempio, una venuta che purifica, che giudica, che ristabilisce.
La giustizia non è assente: ha un tempo preciso, e quel tempo è nelle
mani di Dio.
Il problema non è che Dio tarda. Il
problema è che noi vorremmo vedere la giustizia subito, ora, immediatamente.
4. Il dono dello Spirito: la memoria
della grazia
Ed è qui che entra la parola di 1
Corinzi 1:4–9.
1 Cor 1:4 Io ringrazio sempre il mio Dio per voi, per la
grazia di Dio che vi è stata data in Cristo Gesù; 5 perché in lui
siete stati arricchiti di ogni cosa, di ogni dono di parola e di ogni
conoscenza, 6 essendo stata confermata tra di voi la testimonianza
di Cristo; 7 in modo che non mancate di alcun dono, mentre
aspettate la manifestazione del Signore nostro Gesù Cristo. 8 Egli
vi renderà saldi sino alla fine, perché siate irreprensibili nel giorno del
Signore nostro Gesù Cristo. 9 Fedele è Dio, dal quale siete stati
chiamati alla comunione del Figlio suo Gesù Cristo, nostro Signore.
Lo Spirito Santo ci ricorda che il
Signore risorto è presente in noi, che la Sua grazia è attiva, che la Sua
fedeltà non è mai venuta meno.
Paolo dice che la grazia di Dio ci è
stata data in Cristo Gesù, che siamo stati arricchiti, confermati, sostenuti, e
che il Signore ci renderà saldi fino alla fine.
È la risposta alla stanchezza: non
siamo lasciati soli nella nostra amarezza.
Lo Spirito ci riporta alla verità: Dio
non si compiace del male. Dio non è assente. Dio non è ingiusto. Dio non è
indifferente.
La grazia ci rialza proprio quando la
mente scivola verso il fatalismo.
5. Una conclusione comunitaria,
sobria e grata
In questi tempi duri, in cui il male
sembra vincere e la violenza sembra infinita, noi riconosciamo la nostra
fragilità. Riconosciamo che la stanchezza può deformare la nostra parola.
Riconosciamo che la delusione può diventare cinismo.
Ma riconosciamo anche che la grazia è
più forte della nostra amarezza.
Il Signore non si stanca di noi. Il
Signore non si scandalizza della nostra fatica. Il Signore non si ritira quando
siamo confusi.
E noi, come comunità, possiamo dire:
Grazie, Signore, perché la Tua grazia
ci sostiene. Grazie, perché la Tua
giustizia non è assente. Grazie, perché la Tua presenza ci rialza. Grazie,
perché nei tempi duri Tu rimani fedele.
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