SI DEVE PREGARE SEMPRE PER TUTTI? La Voce di Dio a Geremia e il Ministerio dell'Intercessione Guardando gli Ultimi Tempi - Studio articolato n. 383
di RR 13-7-26
La lettura di 2 Re 16 mostra un
re, Acaz, che invece di confidare nel Signore, cerca alleanze con i nemici, arrivando
a compiere scelte che il Signore considera un grave traviamento, segni di un
cuore ormai distante dalla sua fedeltà.
Il testo di Geremia 7:16
introduce un elemento sorprendente: Dio ordina al profeta di non intercedere
per Giuda, perché il popolo ha superato una soglia di indurimento spirituale.
Qui nasce la domanda: “Si deve
pregare sempre per tutti?”
2. L’intercessione nella Bibbia: un
dono, non un automatismo
Nella Scrittura l’intercessione è spesso
un atto potente:
- Mosè
intercede e Dio ascolta (Esodo 32:11–14).
- Samuele
intercede per Israele (1 Samuele 7:8–9).
- Gesù
insegna a pregare per i nemici (Matteo 5:44).
- Paolo
invita a pregare “per tutti gli uomini” (1 Timoteo 2:1).
Ma la Bibbia mostra anche momenti in cui
Dio dice: “Non pregare per questo popolo” (Geremia 7:16; 11:14; 14:11).
Perché?
Perché l’intercessione non è una
formula magica. È un dialogo tra Dio e il suo servitore. E quando il popolo
rifiuta ostinatamente la voce di Dio, la preghiera del profeta non
può sostituire la conversione del popolo.
3. Il principio spirituale: quando la
preghiera non è più ascoltata
Geremia vive un momento in cui:
- il popolo ha indurito il cuore
- ha scelto alleanze con il mondo
- ha trasformato il tempio in un luogo di idolatria
(Geremia 7:30)
- ha rifiutato gli avvertimenti dei profeti
In questo contesto, Dio dice a Geremia: “Non
intercedere, perché Io non ascolterò.”
Non è un rifiuto della misericordia.
È un atto pedagogico: il giudizio
diventa l’unico linguaggio che quel popolo può ancora comprendere.
4. Applicazione meditativa per oggi
(senza alcuna ostilità)
La profezia biblica spesso si proietta:
- nel presente
- nel futuro prossimo
- nel futuro apocalittico
Nel periodo della grande tribolazione,
secondo la linea di fede cristiana protestante evangelica che noi seguiamo, la
Scrittura annuncia che:
- una parte del popolo ebraico attraverserà le
piaghe apocalittiche
- un rimanente sarà salvato per grazia
- riconoscerà “colui che hanno trafitto” (Zaccaria
12:10)
- comprenderà l’errore delle alleanze con il mondo
invece che con il Messia risorto
Questa non è una condanna etnica.
È un percorso spirituale che riguarda:
- la fedeltà di Dio alle sue promesse
- la purificazione del popolo
- la nascita del rimanente fedele
- la rivelazione del Messia
Come ai tempi di Geremia, anche nel
futuro profetico Dio userà:
- giudizio
per fermare l’indurimento
- grazia
per salvare il rimanente
- rivelazione per aprire gli occhi
5. Cosa insegna questo ai cristiani
oggi?
Tre punti chiari:
1.
Preghiamo per
tutti, come insegna Gesù.
2.
Ascoltiamo lo
Spirito, perché ci sono momenti in
cui Dio guida la preghiera in modo diverso.
3.
Riconosciamo
il mistero del giudizio, che non
nasce dall’odio, ma dalla misericordia che vuole riportare alla vita.
La preghiera cristiana non è mai
violenta, mai ostile, mai discriminatoria. È sempre:
- umile
- obbediente
- guidata
- rispettosa del piano di Dio
6. Conclusione
L’intercessione è un dono, ma non
sostituisce la conversione: quando il cuore si indurisce, Dio usa il giudizio
per riaprire la strada alla grazia.
1) Ci sono altri casi biblici in cui
Dio dice di NON pregare per qualcuno?
Sì, e sono pochi. Questo rende il
fenomeno eccezionale e quindi teologicamente significativo.
a) Geremia — tre volte
È il caso più esplicito e ripetuto:
- Geremia 7:16 — “Non pregare per questo popolo…”
- Geremia 11:14 — “Tu non innalzare suppliche per loro…”
- Geremia 14:11 — “Non pregare per il bene di questo popolo…”
In tutti e tre i casi, il motivo è lo
stesso: il popolo ha superato una soglia di indurimento spirituale, e la
preghiera del profeta non può sostituire la conversione.
b) 1 Giovanni 5:16 — il “peccato che
conduce alla morte”
Nel NT non c’è un comando diretto “non
pregare”, ma Giovanni dice:
“Vi è un peccato che conduce alla morte;
non dico che si debba pregare per questo.”
Qui il tema è simile: una condizione
di rifiuto ostinato della grazia, che rende inefficace l’intercessione.
c) Amos 7 — Dio ferma l’intercessione
Amos intercede due volte (Amos 7:2–6) e
Dio ascolta. Ma alla terza visione (il filo a piombo), Dio non permette più
l’intercessione: il giudizio deve compiersi.
Non dice “non pregare”, ma il principio
è identico: ci sono momenti in cui l’intercessione non è più appropriata
perché Dio ha stabilito un giudizio pedagogico.
d) Ezechiele 14 — Dio non risponde
più
Dio dice che, in certe condizioni di
idolatria radicata, neppure Noè, Daniele e Giobbe potrebbero intercedere
per il popolo (Ezechiele 14:14).
Non è un divieto esplicito, ma
un’affermazione forte: l’intercessione non può sostituire la responsabilità
personale.
2) La sorpresa opposta: Dio che
chiede di pregare per i nemici
Ed è qui che la Bibbia sorprende nella
direzione opposta.
a) Giona — Ninive, città nemica
Giona non vuole intercedere. Dio invece lo
manda proprio a loro, ai nemici, agli Assiri, popolo violento.
Perché?
Perché in quel momento Ninive si
converte (Giona 3:5–10). E Dio mostra che:
- il giudizio non è mai l’ultima parola
- la misericordia è sempre pronta a scattare
- anche i nemici possono diventare fratelli se si
pentono
Giona è il contrario di Geremia: Geremia
vuole intercedere e Dio dice “non farlo”. Giona non vuole intercedere e Dio
dice “fallo”.
b) Gesù — pregare per i nemici
Gesù porta questo principio al massimo
livello:
“Pregate per quelli che vi perseguitano”
(Matteo 5:44)
Qui la sorpresa è totale: la
preghiera cristiana non è mai vendicativa, ma sempre aperta alla
conversione.
c) Paolo — pregare per tutti gli
uomini
In 1 Timoteo 2:1 Paolo dice:
“Fate suppliche, preghiere,
intercessioni per tutti gli uomini.”
Perché?
Perché Dio vuole che tutti siano
salvati (1 Timoteo 2:4).
SINTESI TEOLOGICA
La Bibbia presenta due sorprese
complementari:
1. Ci sono momenti in cui Dio dice:
“Non pregare.”
Perché il popolo ha superato una soglia
di indurimento, e il giudizio diventa l’unico linguaggio che può ancora parlare
al cuore.
2. Ci sono momenti in cui Dio dice:
“Pregate proprio per i nemici.”
Perché la misericordia è pronta a
scattare quando c’è apertura, anche minima, alla conversione.
Applicazione spirituale
- L’intercessione è un dono, ma non sostituisce
la conversione.
- Il giudizio è pedagogico, non ostile.
- La misericordia è sempre pronta a riaccendersi
quando il cuore si apre.
- Nel tempo della tribolazione, un rimanente
riconoscerà “colui che hanno trafitto” (Zaccaria 12:10).
- In questo caso il giudizio di Dio prepara la
grazia; la grazia prepara il rimanente che sarà salvato.
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