Come Possiamo Amare Nonostante un Mondo che Non Può Amare - PARTE 4 - n. 417
di RR 30-8-26 (Puntata precedente https://ritornocristiano.blogspot.com/2026/08/riscoprire-il-senso-dellamore-di-dio.html )
Il tema dell’amore nonostante l'indifferenza o l'ostilità, è uno dei più
difficili della vita cristiana. Non riguarda la sensibilità, né l’emotività, né
la simpatia naturale: riguarda la vocazione. La Scrittura mostra che il
credente è chiamato ad amare in un mondo che non può ricambiare questo amore,
perché non ha la vita di Dio. Per questo l’amore cristiano non nasce dalla
risposta del mondo, ma dalla presenza del Signore nel cuore.
1. Amare nonostante un mondo che non
può amare
La Scrittura afferma che “tutto il mondo giace sotto
il potere del maligno” (1 Giovanni 5:19). Il mondo non ha amato Cristo, e non
può amare chi appartiene a Cristo. Gesù stesso dice: “Se il mondo odia, sappia
che ha odiato prima” (Giovanni 15:18).
L’amore cristiano non può quindi dipendere dalla
risposta del mondo. Non è un amore che nasce dalla reciprocità, ma dalla
vocazione. Non è un amore che si alimenta di ciò che riceve, ma di ciò che Dio
è.
2. Amare come risposta alla
chiamata: “Chi manderò? … manda me”
L’amore cristiano è missione. Non è un moto spontaneo,
ma una risposta alla voce di Dio. Isaia 6:8 mostra che la vocazione non nasce
da un contesto favorevole, ma da una disponibilità interiore: “Manda me”.
Il credente ama perché è stato mandato. Ama perché è
stato chiamato e lui ha detto si. Ama perché l’amore di Dio lo precede e lo sostiene.
3. Amare protetti: la schermatura
che Dio pone intorno al credente
La Scrittura non presenta l’amore cristiano come
vulnerabilità. Dio non manda nel mondo senza protezione. Oltre all’armatura di
Efesini 6:11‑17, la Bibbia parla di una custodia attiva:
- Salmo
91:4 — “Ti coprirà con le sue penne.”
- Giovanni
17:15 — “Custodiscili dal maligno.”
- Isaia
52:12 — “Il Dio d’Israele sarà la tua retroguardia.”
Il credente non ama esposto, ma custodito. L’amore non
è un rischio: è una missione protetta.
4. Amare vedendo l’altro come Dio lo
ha pensato prima della caduta
L’amore cristiano non guarda la persona come appare,
ma come era nella creazione originaria. L’ebraico adam indica l’essere
umano nella sua vocazione primordiale, non nella sua corruzione.
Gesù guardava le persone così: non come erano
diventate, ma come erano state pensate. Per questo:
- alla
Samaritana rivela la verità che salva;
- al
giovane ricco indica ciò che manca;
- a
Pietro annuncia la sua fragilità e la sua restaurazione;
- a
Nicodemo mostra la via della nuova nascita.
L’amore cristiano è discernimento, non
sentimentalismo. È vedere la vocazione, non la caduta.
5. Amare con discernimento: il dono
dello Spirito
Il discernimento è opera dello
Spirito. Il greco krísis indica la capacità di distinguere, separare,
vedere oltre. Lo Spirito illumina il cuore (Romani 5:5) e permette di
chiedersi:
“Che cosa manca a questo fratello o
sorella per essere avvolto dall’amore del Signore?”
L’amore cristiano non è cieco: è
illuminato. Non è ingenuo: è spirituale. Non è reattivo: è vocazionale.
6. Amare superando antipatie,
simpatie, preconcetti
Galati 3:28 afferma che nella nuova creazione non
esistono più categorie che separano: “Non c’è giudeo né greco… non c’è maschio
né femmina.”
Tutti somno cadut ed hanno bisogno della grazia: Romani 3:23-24 «Poiché tutti hanno peccato e sono privi della gloria di Dio, ma sono giustificati gratuitamente per la sua grazia, mediante la redenzione che è in Cristo Gesù»
L’amore cristiano non è selettivo: è universale nella
direzione, personale nell’applicazione.
7. Amare come chi indossa una “tuta
protettiva” spirituale
Il mondo è pieno di “virus” spirituali: odio,
rivalità, menzogna, sospetto, idolatria, paura.
Il credente non è immune per natura, ma per presenza. Infatti la custodia di Dio è come una schermatura che permette di camminare nel mondo senza
essere contaminati dal mondo. È un Tzimtzum spirituale: vale a dire Dio crea spazio
protetto affinché il credente possa amare senza essere travolto.
8. Amare portando la Parola che
salva
'Amare nonostante' significa portare la Parola che
salva. La Parola è Cristo stesso, il Verbo, il Logos vivente. Isaia 55:11 afferma che
ogni parola di Dio “non torna senza aver compiuto ciò per cui è stata mandata”.
Il credente non offre sé stesso: offre la Parola. Non
offre la propria forza: ma la verità che salva; offre la chiamata di Dio.
9. Amare 'nonostante', perché il
Signore abita nel credente
La conclusione è semplice e profonda:
Se il Signore abita nel credente, allora il credente
può amare 'nonostante'. O almeno può imparare a farlo, perché l’amore non nasce
da lui, ma da Dio in lui.
L’amore cristiano non è un compito, un dovere, ma una
partecipazione, una presenza. È un
frutto dello Spirito.
Accenno al
significato del Tzimtzum
Abbiamo detto sopra: “È un Tzimtzum spirituale: Dio crea
spazio protetto affinché il credente possa amare senza essere travolto.”
Siccome è un concetto elevato e prezioso, è utile darne almeno un accenno.
Il termine Tzimtzum è una parola ebraica che
significa “ritirarsi”, “contrarsi”, “fare spazio”. Non indica un movimento
fisico, ma un gesto spirituale: Dio, pur essendo infinito, sceglie di non occupare
tutto, per permettere alla creatura di esistere, respirare, crescere e
rispondere liberamente.
In altre parole:
Dio crea uno spazio dove l’essere umano può vivere
senza essere annullato dalla Sua grandezza.
Questo spazio non è lontananza, ma protezione.
È come se Dio dicesse: “Potrei riempire tutto, ma scelgo di lasciare un luogo
dove tu possa camminare, scegliere, imparare, amare.”
1. Uno spazio protetto nel mondo
ostile
La Scrittura afferma che “tutto il mondo giace sotto
il potere del maligno” (1 Giovanni 5:19). Il credente vive dunque in un
ambiente spiritualmente ostile, dove l’amore non è compreso e spesso non è
ricambiato. Eppure, proprio dentro questo mondo, Dio crea una zona protetta:
uno spazio dove il cuore può rimanere saldo, dove l’amore non viene
schiacciato, dove la fede non viene soffocata.
Non è isolamento, ma custodia. Non è fuga, ma presenza
protetta.
2. Uno spazio che permette di amare
senza essere travolti
Amare nel mondo non è semplice: ci sono antipatie,
ferite, pregiudizi, tensioni, ostilità spirituali.
Il Tzimtzum, in senso spirituale, significa che Dio:
- protegge
il cuore,
- custodisce
la mente,
- sostiene
la volontà,
- mantiene
aperto un varco dove l’amore può respirare.
È come una camera d’aria spirituale: il
credente cammina nel mondo, ma non è schiacciato dal mondo.
3. Uno spazio dove opera lo Spirito
Lo Spirito illumina il cuore, guida il discernimento,
sostiene la vocazione. Permette di vedere l’altro non come appare, ma come era
stato pensato da Dio prima della caduta. Permette di amare 'nonostante', perché
l’amore non nasce dalla forza umana, ma dalla presenza divina.
4. Sintesi semplice
Il Tzimtzum, spiegato in modo accessibile, significa:
Dio crea spazio per la libertà dell'uomo. Lo protegge. Lo custodisce. Dio
permette al credente di amare senza essere travolto dal mondo.
È un’immagine che aiuta a comprendere come l’amore
cristiano non sia un atto solo di coraggio umano, ma soprattutto un frutto della protezione divina.
Conclusione
Per questo motivo, allora, il credente che cammina nel
nome del Signore, non è mai lasciato solo nel mondo che peggiora avelocità esponenziale. Più il mondo
si indurisce, più la protezione di Dio avvolge il cuore; e proprio dentro
questo spazio custodito — questo Tzimtzum spirituale — il credente può amare
quando, come uomo imperfetto, non potrebbe farlo.
L’amore non nasce dalla sua forza, ma dalla presenza
del Signore che abita in lui e lo avvolge. E così, passo dopo passo, ciò che
sarebbe impossibile alla natura umana diventa possibile alla grazia: amare
nonostante.
Lode a Dio.
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