Parlare Poco Davanti al Signore e Davanti agli Altri - n. 411

 di RR  21-8-26

 

Nelle Scritture troviamo spesso un invito a ridurre le parole, perché la parola umana, quando è troppa, perde peso e rischia di oscurare la presenza di Dio.


  • Proverbi 10:19 — “Nelle molte parole non manca la colpa”.
  • Ecclesiaste 5:1‑2 — davanti a Dio “le parole siano poche”.
  • Matteo 6:7 — Gesù mette in guardia dal “moltiplicare parole”.
  • Isaia 43:22 — “Tu mi hai stancato”.
  • 1 Corinzi 14:32 — “Lo spirito dei profeti è sottoposto ai profeti”.

Questi testi mostrano che la parola spirituale va custodita, non lasciata scorrere senza misura.

 

In un mondo che parla troppo

Oggi viviamo immersi in comunicazioni continue,  polarizzate, costruite da:

  • influencer che cercano visibilità,
  • spin‑doctor cioè persone specializzare preparatissime che modellano, plasmano i nostri pensieri.
  • campagne mediatiche che usano linguaggi scioccanti, dissacranti, manipolativi.

Molti contenuti sono prodotti per interesse, non per verità: emozioni pilotate, pietà sfruttata, filmati costruiti per ottenere denaro o consenso. Le persone sono stanche: ascoltano, ma tutto scivola via.

Per questo, chi parla del Signore non può imitare il mondo pieno di parole. La parola spirituale deve essere sobria, breve, utile, umile.  

 

Nella stanzetta riservata al Signore

Nella preghiera personale possiamo aprire il cuore così come ci viene. Non occorre guardare l’orologio o la sintassi e lasciamo liberi la mente lo spirito nostro e ogni ansia perché il Signore è il nostro Pastore e sa come avere cura di noi: “Venite a me, voi tutti che siete affaticati e oppressi, e io vi darò riposo” (Matteo 11:28). Tuttavia ricordiamo sempre che è il verasmento, l'intenzione del cuore che conta, non la quantità e la ripetizione delle stesse parole.


In mezzo ai fratelli della comunità

Ma quando portiamo una parola alla comunità dobbiamo evitare la prolissità la lungaggine perché stanca e non arriva ai cuori.

  • pensiamo prima a ciò che vogliamo dire.
  • evitiamo frasi come “il Signore mi dice ora…”.
  • ricordiamo che l’attenzione di chi ascolta può anche durare pochi secondi, non minuti.
  • evitiamo ripetizioni, divagazioni, parole ridondanti che mettono al centro chi parla, non il Signore.
  • Non crediamo che il messaggio da esporre sia sempre la conseguenza di un dono in cui parla solo lo Spirito Santo al posto nostro, come fosse una cosa meccanica. Questo sentirsi sempre il tramite assomiglia alla magia, ai medium, non al dono dello Spirito Santo.

Il dono profetico, quando c’è, non è spontaneità incontrollata, ma responsabilità: “Gli spiriti dei profeti sono sottoposti ai profeti”  (1Corinzi 14:32).

Chi parla deve essere in grado di custodire ciò che dice e come lo dice.

 

Gesù: poche parole, parole chiare

Gesù insegnava molto, ma:

  • con poche parole,
  • con parole semplici,
  • guardando chi aveva davanti,
  • scegliendo ciò che era davvero utile.

Non annoiva ripetendo, andava subito al centro dell'argomento e in in attimo il contenuto arrivava.



 

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