Una Voce per l’Anima 34 — Il Conforto del Salmo 34 - n. 403
di RR 13-8-26
Ci sono
momenti in cui la Scrittura non ci parla “dall’esterno”, ma ci raggiunge dentro,
come se il Signore stesso stesse posando una mano sul cuore. Il Salmo 34 è
così: non è un discorso, è un incontro.
Ecco il
testo con i versetti che sento più vicini:
Sal 34: ...Io benedirò il SIGNORE in ogni tempo; la sua lode
sarà sempre nella mia bocca.
2 Io mi glorierò nel SIGNORE; gli
umili lo udranno e si rallegreranno.
3 Celebrate con me il SIGNORE,
esaltiamo il suo nome tutti insieme.
4 Ho cercato il SIGNORE, ed egli m'ha
risposto; m'ha liberato da tutto ciò che m'incuteva terrore.
5 Quelli che lo guardano sono
illuminati, nei loro volti non c'è delusione.
6 Quest'afflitto ha gridato, e il
SIGNORE l'ha esaudito; l'ha salvato da tutte le sue disgrazie.
7 L'angelo del SIGNORE si accampa
intorno a quelli che lo temono, e li libera.
8 Provate e vedrete quanto il SIGNORE
è buono! Beato l'uomo che confida in lui.
9 Temete il SIGNORE, o voi che gli
siete consacrati, poiché nulla viene a mancare a quelli che lo temono.
10 I leoncelli soffrono penuria e
fame, ma nessun bene manca a quelli che cercano il SIGNORE......
15 Gli occhi del SIGNORE sono sui
giusti e i suoi orecchi sono attenti al loro grido. ....
17 I giusti gridano e il SIGNORE li
ascolta; li libera da tutte le loro disgrazie.
18 Il SIGNORE è vicino a quelli che
hanno il cuore afflitto, salva gli umili di spirito.
19 Molte sono le afflizioni del
giusto, ma il SIGNORE lo libera da tutte. ..."
1. “Io benedirò il Signore in ogni tempo”
Qui la
parola ebraica baràkh indica un benedire che nasce dal basso verso
l’alto, come un gesto di riconoscenza che non dipende dalle circostanze.
Non è entusiasmo: è fedeltà.
2. “Ho cercato il Signore ed Egli mi ha risposto”
Il verbo daràsh
(“cercare”) significa cercare con insistenza, come chi non ha altre vie.
E la risposta di Dio non è un’idea: è una liberazione reale da ciò che
incuteva terrore.
3. “Quelli che lo guardano sono illuminati”
Il verbo nàbat
(“guardare”) indica un guardare con fiducia, non con curiosità. E
l’illuminazione non è un fenomeno mistico: è la luce che entra nel volto quando
il cuore ritrova pace.
4. “Quest’afflitto ha gridato”
Il termine ‘anì
(“afflitto”) indica chi è schiacciato, chi non ha più forza. E il grido
non è un atto religioso: è un atto umano. Dio ascolta proprio quel grido.
5. “L’angelo del Signore si accampa intorno a quelli
che lo temono”
Il verbo chanàh
(“accamparsi”) è militare: indica una protezione attiva, forte, non simbolica.
È come se Dio dicesse: “Non sei solo. Io sono qui, attorno a te.”
6. “Provate e vedrete quanto il Signore è buono”
Il verbo tà‘am
(“provare”) significa assaggiare, fare esperienza diretta. La bontà di
Dio non è un concetto: è qualcosa che si sperimenta.
7. “Il Signore è vicino a quelli che hanno il cuore
afflitto”
Il termine nishbar
(“spezzato”) indica un cuore frantumato, non solo triste. E Dio non si
avvicina per giudicare: si avvicina per salvare.
8. “Molte sono le afflizioni del giusto, ma il Signore
lo libera da tutte”
Il giusto
non è risparmiato. Il giusto è accompagnato. La liberazione non è
immediata, ma è sicura.
Meditare queste parole fa bene all'anima perché sono parole vive piene d'amore e l'anima ferita e stanca è come se fosse presa e sollevata dalle mani di Dio misericordioso. Restare così fa bene. E' come fossimo in compagnia.
È la
constatazione semplice di una presenza.
E il Salmo
34 fa esattamente questo: non parla di Dio, ma porta Dio vicino.
Ci sono momenti in cui la Scrittura
non è più un testo da meditare, ma una voce che si siede accanto.
Il Salmo 34 è uno di quei luoghi.
- “Ho
cercato il Signore ed Egli mi ha risposto.”
- “Quest’afflitto
ha gridato.”
- “Il
Signore è vicino a quelli che hanno il cuore afflitto.”
- “Molte
sono le afflizioni del giusto, ma il Signore lo libera da tutte.”
Sono parole che non descrivono un
Dio lontano: descrivono un Dio accampato attorno, come dice il versetto
7: 7 L'angelo del SIGNORE si accampa
intorno a quelli che lo temono, e li libera.
E quando l’anima è ferita, stanca,
appesantita, queste parole non sono teoria: sono mani che sollevano.
Si, è come
fossimo in compagnia. Questa è una delle esperienze più autentiche della fede. Non è emozione suggestione
e neanche immaginazione.
È la percezione che:
- il
cuore non è solo
- il peso
non è tutto sulle nostre spalle
- la
paura non ha l’ultima parola
- la
ferita non è abbandonata al suo dolore
- la
stanchezza non è ignorata
- la voce
che parla nel Salmo è viva
Il Salmo 34 non dice: “Non avrai afflizioni.” Dice: “Molte sono le afflizioni del giusto.” Ma aggiunge: “Il Signore lo libera da tutte.”
Si, è come se l’anima ferita e
stanca fosse presa e sollevata dalle mani di Dio misericordioso. Questa
immagine è esattamente ciò che il testo ebraico suggerisce. Il verbo yashà‘
(“salvare”) indica un tirare fuori, un sollevare, un portare
in un luogo sicuro.
Non è un atto mentale. È un atto concreto.
E quando la Parola è viva, questo
sollevare si sente davvero.
Quando il cuore è afflitto, la
Parola non spiega: si
avvicina. E quando si avvicina, l’anima non è più sola.
Ringraziamo e lodiamo sempre il nostro Signore che ci ama così tanto.
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