LE PAROLE CHE MI HAI DATE LE HO DATE A LORO – n. 448
di RR 20-10-26
Giov. 17 Parte 1 – Il
Pane della Parola la nostra missione la speranza del ritorno del Signore
Il capitolo 17 del Vangelo secondo
Giovanni riporta un’intensa preghiera rivolta da Gesù al Padre. Comunemente
viene chiamata «preghiera sacerdotale» perché Egli intercede per i Suoi
davanti al Padre. Questo Suo ministero celeste continua tuttora, proprio come
un Sommo Sacerdote che intercede continuamente per il suo popolo (cfr. Ebrei
7:25).
Approfondimento sul luogo e il
contesto della preghiera
1.
Davanti a chi?
o Solo con i discepoli (gli undici): La preghiera fa parte del Discorso d'addio
pronunciato dopo l'Ultima Cena. Giuda Iscariota ha già lasciato la stanza (Gv
13:30). Pertanto, la preghiera viene espressa esclusivamente alla presenza dei
discepoli fidati, non davanti alle folle o ad estranei.
2.
All'aperto o
al chiuso?
o Ipotesi Cenacolo (al chiuso): Tradizionalmente, la preghiera sacerdotale viene
collocata al termine dell'Ultima Cena, prima che il gruppo esca verso il Monte
degli Ulivi (Gv 18:1).
o Ipotesi lungo la strada (all'aperto): Alla fine del capitolo 14, Gesù dice: «Alzatevi,
andiamo via da qui» (Gv 14:31). Alcuni esegeti ritengono quindi che i
capitoli da 15 a 17 (compresa la preghiera) siano stati pronunciati lungo il
cammino dal Cenacolo verso il torrente Cedron e il giardino del Getsemani.
In entrambi i casi, il testo evangelico sottolinea un'atmosfera di
intima comunione: la preghiera è rivolta direttamente al Padre ed è udita
chiaramente dai soli discepoli.
Gesù, nostro modello che ci dà
l'esempio
In questa preghiera, Gesù si manifesta
come nostro modello e come la piena espressione del Padre in forma umana. Sebbene
potesse pregare nell'intimità del proprio cuore, Egli sceglie di esprimere
questa preghiera a voce alta dinanzi ai Suoi discepoli, rendendoli testimoni
diretti del Suo dialogo filiale.
Egli aveva già introdotto — in modo
rivoluzionario per quel tempo — l'idea di un Dio che è anche Padre
vicinissimo a noi (cfr. Matteo 6:9-13). Così, in procinto di salutare i
discepoli rimasti, esprime come Figlio una preghiera udibile, destinata
a diventare un modello estendibile e riproducibile nella vita dei discepoli
stessi.
Più avanti, al versetto 20, Gesù
specifica: «Non prego soltanto per questi, ma anche per quelli che
crederanno in me per mezzo della loro parola» (Gv 17:20). Questa
consapevolezza ci tocca profondamente il cuore: in quel momento Gesù non
stava intercedendo solo per gli Apostoli presenti, ma stava pregando a voce
alta anche per ciascuno di noi.
Le parole di Cristo come cibo e la missione dei credenti
In Giovanni 17:8a Gesù afferma: «Poiché
le parole che tu mi hai date le ho date a loro...»
Gesù non solo dona delle dottrine, ma
offre parole che sono vita e cibo. Egli stesso si rivela come il «pane
vivo disceso dal cielo» (Gv 6:51) e come la Parola di Dio fatta carne (Gv
1:14).
Possiamo richiamare alla mente il
miracolo della moltiplicazione dei pani, quando Gesù diede il pane alle folle
saziando migliaia di persone, e disse ai Suoi discepoli: «Date voi stessi da
mangiare a loro» (Mt 14:16; Mc 6:37; Lc 9:13; Gv 6:1-13). Nella Sua
preghiera sacerdotale, Gesù dichiara di aver distribuito le parole del Padre
proprio come cibo spirituale. Mandando poi i Suoi discepoli in missione
(cfr. Mt 28:19-20), Egli affida loro questo stesso «Vangelo di vita» affinché
lo distribuiscano agli altri. Anche noi, oggi, siamo chiamati a sfamare un
mondo spiritualmente privo di Dio, in attesa del Suo Regno.
Dalla Croce alla Gloria: La speranza
per gli ultimi tempi
Questa preghiera da parte di Gesù viene
pronunciata a un passo dall'ora più buia. Di lì a poco, Egli sarebbe stato
arrestato, condannato dal mondo e persino abbandonato dai Suoi stessi
discepoli. Tuttavia, la croce non rappresenta la sconfitta, ma la premessa per
la Gloria: la morte è vinta dalla Sua risurrezione, e la Sua ascensione al
cielo segna l'esaltazione del Figlio alla destra del Padre (At 1:9-11; Fil
2:9-11).
Questo medesimo cammino di vittoria
appartiene anche alla Chiesa per gli ultimi tempi. L'apostolo Paolo rivela che la nostra storia non si
chiude nella sofferenza di questo mondo, ma nel trionfo finale al ritorno del
Signore:
1.
La prima
risurrezione dei giusti: Quando il
Signore rapirà la Chiesa, prima di tutto risusciteranno i morti in Cristo (i
giusti addormentati in attesa della speranza beata).
2.
Il rapimento e
la trasformazione dei viventi: Subito
quasi insieme a loro, in un istante, «in un batter d'occhio» (1Cor
15:52), anche coloro che saranno ancora vivi al momento del rapimento verranno
trasformati e rapiti sulle nubi per andare incontro al Signore nell'aria (1Ts
4:16-17).
Come scrive Paolo: «Il Signore
stesso, a un ordine, alla voce dell'arcangelo e al suono della tromba di Dio,
discenderà dal cielo. E prima risorgeranno i morti in Cristo; quindi noi, che
viviamo e che saremo ancora in vita, verremo rapiti insieme con loro nelle
nubi, per andare incontro al Signore in alto, e così per sempre saremo con il
Signore» (1Ts 4:16-17).
La preghiera di Gesù in Giovanni 17
trova così il suo pieno compimento: Egli desidera che dove è Lui, siamo
anche noi, per contemplare e condividere la Sua eterna gloria (Gv 17:24).
[Per domande o percorso evangelico
epistolare, E-mail: missionepic@libero.it
]
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