PREGHIERA SACERDOTALE DI GESÙ in Giovanni 17:20-25 - Studio - n. 430

 di RR 6-10-26

La Preghiera Sacerdotale di Gesù in Giovanni 17:20-25 costituisce uno dei vertici teologici di tutto il Nuovo Testamento. Dopo aver pregato per Se stesso (vv. 1-5) e per i discepoli presenti (vv. 6-19), Gesù estende la Sua intercessione a tutti i credenti di ogni epoca («quelli che credono in me per mezzo della loro parola», v. 20).

Di seguito l'analisi etimologica dettagliata dei termini greci chiave e il commento con le prospettive dei più stimati studiosi evangelici dispensazionalisti e pre-tribolazionisti (come John F. Walvoord, John MacArthur, Merrill Tenney e D.A. Carson).

1. Approfondimento Etimologico e Linguistico

A. "Tutti UNO" — πάντες ἓν (pantes hen) (vv. 21, 22, 23)

  • Analisi grammaticale:
    • πάντες (pantes): aggettivo plurale maschile = "tutti" (senza eccezioni tra i veri credenti).
    • ἓν (hen): nominativo singolare neutro del numerale "uno" (dalla radice heis / mia / hen).
  • Significato teologico del neutro (hen): Il greco usa il neutro ἓν (hen = "una sola cosa", "un'unità organica/sostanziale") e non il maschile εἷς (heis = "una sola persona").
    • Se Giovanni avesse usato il maschile heis, avrebbe significato che i credenti si fondono in un'unica persona cancellando le proprie individualità (o che il Padre e il Figlio sono una sola persona, cadendo nell'eresia del modale/sabellianismo).
    • L'uso del neutro ἓν indica invece un'unità di essenza, natura, scopo e volontà, salvaguardando la distinzione delle persone.
    • È la stessa identica struttura di Giovanni 10:30: «Io e il Padre siamo uno» (ἐγὼ καὶ ὁ πατὴρ ἓν ἐσμεν - hen esmen).
  • L'Unità Perfetta (v. 23): Gesù dice: «affinché siano perfetti nell'unità» — greco: τετελειωμένοι εἰς ἕν (teteleiōmenoi eis hen).
    • τετελειωμένοι è un participio perfetto passivo da τελειόω (teleioō = portare a compimento, perfezionare, raggiungere lo scopo supremo).
    • Indica una maturità spirituale e posizionale compiuta, resa possibile dall'indwelling (la residenza) di Cristo nel credente mediante lo Spirito Santo.

B. "Mia gloria" / "La gloria" — ἡ δόξα μου (hē doxa mou) (vv. 22, 24)

  • Radice etimologica:
    • δόξα (doxa, Strong G1391) – [G2391 è un codice ‘concordanza di strong’][1] : deriva dal verbo δοκέω (dokeō = pensare, apparire, sembrare). Inizialmente nel greco classico indicava un'opinione, reputazione o stima.
  • Sfondo ebraico dell'Antico Testamento (Septuaginta): Nei testi ebraici, doxa traduce costantemente כָּבוֹד (kavod), la cui radice kvd significa letteralmente "peso", "pesantezza", "valore intrinseco". Kavod è la manifestazione visibile del peso della presenza di Dio (la Shekinah).
  • Il duplice significato nei vv. 22 e 24:

1.    La gloria data ai credenti (v. 22): Non è la deificazione dell'uomo, ma la presenza dimorante di Dio (lo Spirito Santo), la natura divina impartita e la grazia di riflettere il carattere morale di Cristo.

2.    La gloria preesistente di Cristo (v. 24): «affinché vedano la mia gloria... poiché mi hai amato prima della fondazione del mondo». Questa è la gloria essenziale ed eterna del Logos (Giovanni 1:1, 14), la maestà trascendente che Gesù aveva presso il Padre prima dell'incarnazione (Giovanni 17:5) e che riprende pienamente con la Risurrezione e l'Ascensione.

2. Commento dei Grandi Studiosi Evangelici

A. La natura dell'Unità (vv. 21-23): Ecumenismo organizzativo o Unità Organico-Spirituale?

Gli studiosi dispensazionalisti e conservatori affrontano con grande fermezza la falsa interpretazione di questo testo usata dal movimento ecumenico per giustificare l'unione di organizzazioni religiose a scapito della verità dottrinale.

  • John MacArthur (The MacArthur New Testament Commentary: John):

"L'unità per la quale Cristo prega in Giovanni 17 non è un'unione ecumenica o organizzativa esterna. È un'unità spirituale, organica e vitale, prodotta dallo Spirito Santo quando una persona nasce di nuovo. Come il Padre e il Figlio sono uno nell'essenza, nella verità e nello scopo, così i veri credenti sono uniti dall'unica natura divina impartita loro. Non si tratta di creare un'unità, ma di manifestare l'unità che lo Spirito ha già creato (Efesini 4:3)."

  • D. A. Carson (The Gospel according to John):

"L'analogia per l'unità dei credenti è l'unità tra il Padre e il Figlio ('come tu, o Padre, sei in me e io sono in te'). Questa unità non è una mera cooperazione o tolleranza reciproca; è un'unione di amore, ubbidienza e comune partecipazione alla verità. La verità è il presupposto dell'unità: Gesù ha appena pregato 'Santificali nella verità: la tua parola è verità' (v. 17). Un'unità priva di verità biblica è un'illusione che il Vangelo di Giovanni non contempla."

  • Merrill C. Tenney (The Expositor's Bible Commentary: John):

"L'espressione 'τετελειωμένοι εἰς ἕν' (perfetti nell'unità) mostra che questa unità ha un impatto apologetico verso il mondo: 'affinché il mondo creda'. Quando il mondo vede credenti nati di nuovo guidati dall'amore di Cristo e sottomessi alla Parola, vede una prova tangibile che il Padre ha mandato il Figlio."

B. La Gloria e la Prospettiva Pre-Tribolazionista (v. 24)

Il versetto 24 rappresenta un momento cruciale per l'escatologia e la speranza della Chiesa (il Rapimento e lo stato eterno).

«Padre, io voglio che dove sono io, siano con me anche quelli che tu mi hai dati, affinché vedano la mia gloria...»

  • John F. Walvoord (Jesus Christ Our Lord & Every Prophecy of the Bible):

"Giovanni 17:24 è la preghiera di Cristo per il compimento supremo della promessa fatta in Giovanni 14:3 ('tornerò e vi accoglierò presso di me, affinché dove sono io siate anche voi'). È la preghiera per il Rapimento della Chiesa e per la glorificazione dei santi. Il desiderio del Signore non è soltanto salvandoci dalla condanna, ma portarci nella Sua immediata presenza celeste affinché contempliamo la Sua gloria Shekinah eterna. Questa preghiera trova il suo primo adempimento quando la Chiesa viene rapita per incontrare il Signore nell'aria prima della Tribolazione."

  • John MacArthur:

"In questo versetto il Figlio esprime il Suo desiderio sovrano ('Padre, io voglio' - θέλω, thelō). Non è una semplice richiesta tremante, ma la volontà concorde della Seconda Persona della Trinità. Cristo desidera che la Sua Sposa (la Chiesa) sia presente nella casa del Padre per contemplare la gloria che Gli apparteneva 'prima della fondazione del mondo' (πρὸ καταβολῆς κόσμου), un'ulteriore ed inoppugnabile prova della Sua divinità ed eternità."

Sintesi Esegetica per lo Studio

1.    L'Unità (hen): È un'unione spirituale e reale modellata sull'unità di essenza e scopo tra Padre e Figlio. Si realizza solo tra i veri credenti rigenerati mediante la Verità della Parola.

2.    La Gloria (doxa / kavod): La gloria che Cristo dà ai Suoi è la Sua presenza e natura; la gloria che i credenti vedranno nel cielo (v. 24) è la magnificenza eterna del Re dei re preesistente.

3.    La Speranza del Credente: Giovanni 17:24 garantisce la sicurezza della nostra glorificazione: la preghiera del Sommo Sacerdote affinché siamo con Lui dove Egli è non può rimanere inascoltata dal Padre.

Analizza l'esegesi di Giovanni 14:1-3 e la promessa della Casa del Padre nella prospettiva pretribolazionista.

In Giovanni 14:1-3, all'interno del Discorso del Cenacolo, Gesù pronuncia uno dei testi chiave di tutto il Nuovo Testamento riguardo al destino della Chiesa e alla speranza escatologica del credente:

«Il vostro cuore non sia turbato; abbiate fede in Dio e abbiate fede anche in me! Nella casa del Padre mio ci sono molte dimore; se no, vi avrei detto che vado a prepararvi un luogo? Quando sarò andato e vi avrò preparato un luogo, tornerò e vi accoglierò presso di me, affinché dove sono io siate anche voi».

Per la teologia dispensazionalista e pre-tribolazionista (con esponenti di spicco come John F. Walvoord, J. Dwight Pentecost, René Pache, John MacArthur, Stanley Toussaint e Renald Showers), questo passaggio costituisce la prima chiara rivelazione nel Nuovo Testamento del Rapimento della Chiesa (Rapture), distinto dalla Seconda Venuta in gloria sulla terra descritta in testi come Matteo 24 o Apocalisse 19.

1. Analisi Esegetica ed Etimologica dei Termini Chiave

A. «Casa del Padre» — τῇ οἰκίᾳ τοῦ πατρός μου (tē oikia tou patros mou)

  • Nella teologia giovannea, «la casa del Padre mio» si riferisce costantemente al Cielo stesso, la dimora abitata dalla gloria trascendente di Dio.
  • Non si tratta di una metafora per la Chiesa sulla terra o per l'era del Regno millenario sulla terra, ma della sfera celeste dove Gesù sta per ritornare attraverso la Sua Ascensione (Giovanni 13:33; 16:28).

B. «Dimore» — μοναί (monai)

  • Il termine greco μονή (monē, al plurale monai, Strong G3438) deriva dal verbo μένω (menō = rimanere, dimorare, abitare).
  • Nella Vulgata latina fu tradotto con mansiones (da cui l'inglese mansions), ma il senso originale non è quello di «palazzi lussuosi», bensì di «luoghi di dimora permanente» o «stanze di soggiorno».
  • Sfondo culturale antico: Nella casa paterna medio-orientale, quando un figlio si sposava, si aggiungevano nuove stanze (monai) al complesso familiare principale per accogliere la nuova sposa e la futura famiglia. Gesù usa questa potente immagine familiare per descrivere lo spazio eterno e personalizzato preparato per ogni redento.

C. «Tornerò e vi accoglierò presso di me» — πάλιν ἔρχομαι καὶ παραλήμψομαι ὑμᾶς πρὸς ἐμαυτόν (palin erchomai kai paralēmpsomai hymas pros emauton)

  • ἔρχομαι (erchomai): Usato al presente con valore di futuro imminente o di certezza assoluta («ritorno/sto per ritornare»).
  • παραλήμψομαι (paralēmpsomai): Indicativo futuro medio del verbo παραλαμβάνω (paralambanō = prendere con sé, accogliere intimamente a fianco a sé).
    • Il prefisso παρά (para) significa "a fianco di" / "accanto". Non indica un semplice "ricevere", ma un accogliere affettuosamente vicino a sé. È lo stesso verbo usato in Matteo 1:20 per Giuseppe che "prende con sé" Maria come sua sposa.
  • πρὸς ἐμαυτόν (pros emauton): «Verso me stesso» / «presso la mia persona». Il punto di arrivo del viaggio non è il credente che rimane sulla terra con Gesù che scende, ma Gesù che prende i credenti e li porta dove Egli si trova (la casa del Padre).

2. Il Parallelo con il Rituale del Matrimonio Ebraico (Erusin e Nissu'in)

Gli studiosi pretribolazionisti (in particolare Renald Showers in "Maranatha: Our Lord, Come!") sottolineano come Giovanni 14:1-3 ricalchi esattamente le fasi del matrimonio ebraico antico:

1.    Il Fidanzamento (Erusin): Il patto stipulato e il pagamento del prezzo del riscatto (il sangue di Cristo sulla croce).

2.    La Separazione e la Preparazione: Lo sposo lascia la sposa e torna alla casa di suo padre per costruire e preparare la stanza nuziale (monē). La sposa rimane in attesa, non conoscendo il momento esatto del ritorno dello sposo.

3.    Il Ritorno dello Sposo e le Nozze (Nissu'in): Lo sposo torna (spesso di notte, annunciato da un grido), preleva/raccoglie (paralambanō) la sposa e la porta via dalla casa paterna di lei nella casa di suo padre, dove celebrano la camera nuziale e la festa.

Questo schema dimostra che in Giovanni 14:1-3 il movimento dei credenti è dalla Terra al Cielo (dalla dimora della sposa alla casa del Padre dello Sposo), e non dal Cielo alla Terra.

3. La Prospettiva Pre-Tribolazionista: La distinzione tra Rapimento e Seconda Venuta

I commentatori dispensazionalisti evidenziano le insormontabili differenze esegetiche tra il passaggio di Giovanni 14:1-3 e i testi della Seconda Venuta visibile (es. Matteo 24:29-31; Zaccaria 14:4; Apocalisse 19:11-21):

Caratteristica

Giovanni 14:1-3 (Il Rapimento)

Matteo 24 / Apocalisse 19 (Seconda Venuta)

Destinazione finale

I credenti vengono portati in Cielo («casa del Padre»).

Cristo scende con i santi sulla Terra (Monte degli Ulivi).

Scopo della venuta

Accogliere la Sposa (paralambanō) in luoghi preparati.

Giudicare le nazioni e instaurare il Regno Millenario.

Incontro

Incontro nell'aria (1 Tessalonicesi 4:17).

I piedi di Cristo toccano la terra (Zaccaria 14:4).

Condizione del mondo

Rivelato come conforto e speranza imminente senza prerequisiti di giudizio.

Preceduto dai segni catastrofici della Tribolazione.

Le valutazioni dei principali studiosi:

  • John F. Walvoord (The Rapture Question & Jesus Christ Our Lord):

«In Giovanni 14:1-3, Cristo promette che tornerà per prendere i Suoi discepoli e condurli nella casa del Padre. Se questo fosse il ritorno finale alla fine della Tribolazione, Cristo non porterebbe i credenti in Cielo, ma rimarrebbe con loro sulla Terra per regnare. Il movimento in Giovanni 14 è inequivocabilmente dalla Terra al Cielo, il che richiede un evento distinto: il Rapimento della Chiesa prima dei giudizi apocalittici».

  • John MacArthur (The MacArthur New Testament Commentary: John):

«Questo è il primo insegnamento sul Rapimento nel Nuovo Testamento, una verità che Paolo svilupperà in 1 Tessalonicesi 4 e 1 Corinzi 15 come un 'mistero' prima sconosciuto. Gesù non dice che verrà per stabilire il Suo Regno sulla terra in quel momento, ma che verrà per 'accoglierci presso di Sé' affinché siamo dove Egli è ora, ovvero alla destra del Padre in gloria».

  • J. Dwight Pentecost (Things to Come: A Study in Biblical Eschatology):

«La promessa di 'preparare un luogo' (τόπον, topon) implica una località geografica e spaziale ben precisa nel terzo cielo. L'azione di 'ritornare e accogliere' (paralēmpsomai) garantisce che la Chiesa sarà trasferita dalla sfera terrena alla casa del Padre prima che l'ira di Dio si riversi sulla terra durante la Settantesima Settimana di Daniele».

Sintesi Esegetica per lo Studio

1.    Il contesto d'amore e conforto: Gesù risponde al turbamento dei discepoli (v. 1) offrendo non una vaga speranza spirituale, ma la certezza di un luogo fisico e reale (topos / monai) nella presenza del Padre.

2.    Un tragitto ascensionale: Il verbo paralambanō unito alla destinazione («casa del Padre») dimostra che il credente viene sottratto alla terra e trasferito nella dimensione celeste.

3.    L'Imminenza: Poiché la preparazione del luogo avviene in Cielo dopo l'Ascensione, la Chiesa vive nell'aspettativa imminente del ritorno del Re-Sposo, una speranza pura e purificatrice (1 Giovanni 3:2-3) che la preserva dall'Ora della Prova (Apocalisse 3:10).

 

[1] Che cos'è la Concordanza di Strong?

La Concordanza di Strong (in inglese Strong's Exhaustive Concordance of the Bible) è un'opera monumentale pubblicata nel 1890 dal teologo e professore americano James Strong.

Il professor Strong e il suo team hanno preso il testo della Bibbia e hanno catalogato ogni singola parola originale del testo ebraico, aramaico e greco, assegnando a ciascuna parola un numero identificativo unico:

·         I numeri con la "H" (Hebrew): identificano le 8.674 parole del testo ebraico/aramaico dell'Antico Testamento (ad esempio, H7355 per il verbo ebraico rāḥam che abbiamo visto nel Salmo 18:1).

·         I numeri con la "G" (Greek): identificano le 5.624 parole del testo greco del Nuovo Testamento.

A cosa serve questo codice?

Questo sistema numerico è stato inventato per permettere a chiunque (anche a chi non conosce l'alfabeto greco o ebraico) di studiare il significato originale delle parole bibliche.

Se leggi una Bibbia con i riferimenti Strong o usi un software/sito di studio biblico (come Logos, BibleHub, Blue Letter Bible o e-Sword):

1.      Trovando la parola "gloria", puoi vedere accanto il codice G1391.

2.      Cercando il codice G1391 nel dizionario di Strong, trovi subito la parola originale δόξα (doxa), la sua pronuncia, la sua radice etimologica e tutti i versetti in cui compare nel Nuovo Testamento.

Quindi, quando indichiamo Strong G1391, sto facendo riferimento a uno strumento teologico ed etimologico ufficiale e riconosciuto a livello internazionale.

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[per chiarimenti o anche per un percorso d'ascolto personalizzato della Parola biblica per corrispondenza, la nostra mail è: missionepic@libero.it ]




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