COME ESSERE SE STESSI SCRIVETECI - n. 455

 

PIC – DOSSIER______________ Piccola Iniziativa Cristiana On Line

 

(Immagine generata con IA) 

Un avvio alla riflessione contemporanea aggiornabile da tutti voi

– a cura di Renzo Ronca -

 

3-11-26

  

Fascicolo non commerciabile, scritto per il solo studio biblico personale

E-mail: missionepic@libero.it

 

 INTRODUZIONE

 

Queste pagine, aperte di nuovo dopo molti anni, vogliono sollecitare la nostra mente a una riflessione in merito a come realmente siamo davanti al mondo e davanti a Dio.

 

Dite liberamente come si fa ad essere se stessi. Scrivete, e seppure nella privacy del nome, sono certo che anche il vostro pensiero servirà a tutti noi.

 

Tutti possono intervenire e dire il loro pensiero, sia in qualche nostro gruppo on line, sia per via mail  (missionepic@libero.it ).

 

Questa proposta – se accolta e approfondita insieme - ci permetterà di fare il punto non solo su noi stessi, ma anche del nostro sistema di cose che sta degenerando allontanandosi sempre più da Dio.

 

A presto

 

 

Qualche spunto per iniziare a riflettere e scriverci:

  • Nel caos di oggi, cosa significa concretamente per te "essere se stessi" senza cedere ai condizionamenti esterni?
  • In che modo la fede in Dio ti aiuta a non smarrire la bussola di fronte alle incertezze del mondo moderno?
  • Quali piccole scelte quotidiane possiamo fare, come fratelli cristiani, per camminare insieme controcorrente?

 

 

 Chi sono io? (Anonima – dal giornalino di A. G.)

Sono così stanca di portare la maschera, mio Dio, eppure di questa maschera non riesco a liberarmi. Troppo spesso di dentro sono molto diversa di come appaio fuori. Temo di non essere capita, di non essere accettata se mi dimostro debole. Temo di restare tutta sola col mio modo di vedere gli uomini e le cose. Mi fa paura la durezza di coloro che danno giudizi avventati. Tu sai che in molte cose non sono quella che il mondo crede che io sia. Se mi nascondo acquisto un poco di sicurezza, ma resto isolata. Talvolta mi chiedo se io stessa non mi giudichi in modo sbagliato. A volte recito una parte e sono io il mio stesso pubblico. Dove sono sincera? Dove recito? Spesso non lo so nemmeno io. Tu mi stai a guardare, mio Dio. Tu mi conosci. Davanti a te posso sciorinare senza riguardi tutto ciò che mi agita dentro. Da te sono capita in partenza. Sono accettata in partenza. Sono preziosa ai tuoi occhi, anche se io stessa mi giudico una nullità. Io sono un tuo pensiero. Fa' che io impari a vedermi nello specchio del tuo volto.

 


Essere se stessi in ogni momento della nostra vita (L.)

"... mi sento come senza sicurezze, senza difese, senza quella maschera che ognuno di noi, chi più e chi meno, indossa per non far trasparire i propri sentimenti, le proprie emozioni e le proprie paure; come se tutto ciò fosse qualcosa da reprimere e di cui vergognarsi. Io l'ho fatto per anni e ne ho pagato duramente le conseguenze. Ora mi sento come "rinata"; ho capito che si deve essere se stessi in ogni momento della nostra vita, in tutte le situazioni, in famiglia, al lavoro, con gli amici e anche con la gente in genere. Non sempre esprimere le proprie idee è controproducente, anche se "cozzano" con quelle degli altri; è liberatorio e ti fa sentire una persona viva, con un ruolo ben definito, non una qualsiasi tra le tante ma [NOME]: amabile, scontrosa dolce o ribelle [NOME]. Certo la vita ci mette, molto spesso a dura prova e davanti alle sofferenze e alle angosce che ci colpiscono ci si sente privi di forza per lottare; nonostante questo ho capito che è nostro dovere non farci schiacciare da questo fardello, bisogna trovare la forza di reagire tirando fuori tutte le nostre energie, che io spesso credo di aver esaurito. Prego Dio perché mi aiuti a superare tutte le brutte cose che inevitabilmente la vita mi riserverà, consolandomi spero, con l'aiuto e la spinta che la mia famiglia è sempre pronta a darmi.

 

Essere 'sempre' se stessi? (C. )

Ho letto con attenzione la bella lettera di L., soprattutto quando dice che essere se stessi significa essere una persona viva, ben definita nel proprio carattere, sia esso ribelle, scontroso, amabile, ecc. Se l'Anonima del giornalino di Angelo si vuole specchiare nel volto di Dio, lei sembra specchiarsi nel suo stesso volto e sembra ricavare da questo la sua vitalità. Mettevo a confronto con una frase letta su un opuscolo che diceva: "Tutto ciò che non è conforme alla volontà di Dio è male. La felicità presente e futura dell'uomo dipende dunque dall'armonia della sua volontà con quella di Dio. (...) Adamo ed Eva si trovarono dinanzi a due vie proprio perché liberi: la via del bene o dell'armonia con Dio, quella del male o dell'opposizione a Dio: garanzia di felicità e di vita la prima, certezza di dolore e di morte la seconda". Questi tre pensieri, dell'Anonima, di L., e dell'opuscolo, tutti veri e significativi, si incontrano in me per ricercare una sintesi. Mi chiedo: tutte le nostre parti istintive, anche se vere, sono buone? E ci portano veramente ad essere vivi e felici? In fondo Satana è se stesso e questo lo porta solo a soddisfare sempre più se stesso e il suo istinto ribelle. Certamente è "vivo" e ben definito, ma avendo scelto la via dell'opposizione a Dio, dove trova la felicità e il bene in questo?

 

Se stessi, ovvero Dio in noi che emerge (di E.)

...vado in chiesa, non per dovere ma forse per cercare una luce, qualcosa che mi indichi la presenza di Dio. L'avevo un po' perso di vista ma ora lo sto ricercando, io so che è dentro di me ed è lì che devo cercarlo. Essere se stessi forse è questa ricerca di Dio dentro di noi, è il nostro Essere interiore che deve venire a galla. Solo così potremo ritrovare la pace e la serenità e affrontare tutte le avversità della vita.

 

Identificazione, poi manifestazione (Alberto)

Io credo che l'espressione "essere se stessi" può anche non significare niente se prima non è avvenuto un certo processo interiore. Se è vero che siamo composti di tante piccole parti allora prima di dire cosa siamo bisogna sapere con quale parte di noi stessi ci siamo identificati.


Una volta scelta quella parte che poi chiamiamo "io", allora potremo farla crescere. Sono d'accordo con C. che ci parla dei rischi di manifestare tutte le nostre parti, ma sono anche d'accordo con L. quando dice che bisogna avere il coraggio di manifestare queste parti "vere" che sono in noi. E' solo una questione di tempi. Vorrei essere come la ragazza anonima che si sente capita ed amata da Dio.

 

In che modo essere se stessi? (Renzo)

Affidarsi a Dio è rinunciare ad essere se stessi? O è ritrovare se stessi? Forse sono vere entrambe le cose. Certo è un perdersi, ma è anche un ritrovarsi come dice in Galati 2:20 "non sono più io che vivo, ma Cristo vive in me". Mi annullo, non vivo, ma Cristo vive in me, la Resurrezione vive in me! Perdo me stesso e mi ritrovo come nuova creatura. Ho scelto la solitudine in me stesso e ho acquistato la pienezza.

Mi veniva in mente quell'"esci dal tuo paese.." detto ad Abramo; certo nel realizzarlo ci sarà stata anche una componente di incoscienza, ma pensiamo a quando uno si innamora: c'è coscienza o incoscienza nelle nostre scelte? Non ci si "perde" volutamente? In un certo senso ci si fida così tanto di una persona fino ad allora sconosciuta, che si decide sulla base di una possibilità dettata dal cuore, di abbandonarsi comunque. L'abbraccio è questo: un abbandono senza riserve nelle braccia dell'altro. Un abbandono certo irrazionale e rischioso, fatto senza avere certezze del futuro, con la sola fiducia dell'altro. Un perdere la ragione forse, ma un ritrovarla poi in maniera più completa, insieme. Si, affidarsi a Dio è perdere se stessi per un momento, e poi ritrovarsi più grandi, insieme.

Forse qualcuno tranquillo nelle proprie sicure abitudini giornaliere direbbe "io sono già me stesso; sto bene così" Ma se Dio è Spirito in trasformazione e creazione continua, e noi siamo anche spirito a Sua immagine, come potremmo essere "noi stessi" nell'acquisito? Se davvero vogliamo seguire la dinamica della nostra fede, la nostra scelta deve essere nell'imprevedibile, nel divenire, nel trasformarci, perché Dio è così.

Pensavo anche alle chiese: Quando una chiesa è "se stessa"? Una chiesa può "essere se stessa" quando si sente "arrivata" e "giusta"? Se stessa forse agli occhi del mondo, ma non a quelli di Dio.

Né la Chiesa, né l'uomo possono fermarsi a compiacersi o a riposare sulle abitudini e sulle sicurezze umane. Dice Gesù "Il figlio dell'uomo non ha dove posare il capo" (Mat. 8:20) Allora troviamo due modi di essere noi stessi, a causa della nostra duplice natura umana e spirituale: come esseri umani, terreni, siamo noi stessi in ciò che ci soddisfa e ci riempie egoisticamente; siamo noi stessi nel ragionamento che ci fa scegliere ciò che più ci conviene e ci dà un'apparente sicurezza come i soldi e le abitudini. Ma come esseri spirituali siamo noi stessi solo se ci "perdiamo" in Dio. La tranquillità dell'abitudine è solo un'apparente soddisfazione, è una gabbia d'oro, ma sempre gabbia, che lentamente ci anestetizza il cervello e lo spirito.

Usciamo dunque! Usciamo da noi stessi come fece Abramo! E cerchiamo di non aver paura di perdere i vantaggi delle comodità che abbiamo acquisito nel tempo. Usciamo dalla paura di perdere questa o quella cosa. tanto non c'è nulla di nostro nel mondo e nemmeno nella persona che chiamiamo "nostra": "Non sapete che il vostro corpo è i tempio dello Spirito Santo che è in voi, il quale voi avete da Dio, e che voi non appartenete a voi stessi?" (1 Cor. 6:19) Usciamo dunque dalla nostra mania di protagonismo nel quotidiano, dalle limitatezze di un vivere ripetitivo e "sicuro" ed entriamo con Gesù in una espansione, evoluzione continua, dove essere se stessi significa abbandonarsi a Lui e lasciarsi trasformare sul serio, senza appoggiarci alle nostre sicurezze umane; accettiamo pure questa incerta, precaria, meravigliosa fede nell'Amato.

 

Non più protagonista ma spettatrice (C. )

Ho sempre vissuto la mia vita come protagonista. Vivevo guardando dall'alto verso il basso. So di essere arrivata alla fermata. Sono rimasta un po' sconcertata perché non riuscivo bene a definire il senso di questo "stop". All'inizio ho interpretato questo momento come la fine di tutto, la fine della mia vita e quindi la morte. Istintivamente e umanamente ho avuto molta paura; smarrita, mi sono voltata indietro cercando di aggrapparmi al mio vissuto credendo di trovare lì la forza per continuare. Ma quello ormai era solo vissuto e apparteneva al passato. Momenti bellissimi vissuti intensamente da lasciare solo nei ricordi . No. Non dovevo tornare indietro. Continuare ad andare avanti. Ma come? Sono avvilita , impaurita. Sto perdendo o sto trovando qualcosa ? Ma perché continuo ad essere sempre io la protagonista della mia vita? Ecco !!!! certo, non poteva essere che questo l'inizio. Il capovolgimento della mia posizione. Si. Dal basso verso l'alto. Non più protagonista ma spettatrice. Dall'alto si corre il rischio di cadere. Ed io sono caduta. Tante volte. Soccorsa dalle misericordiose mani di nostro Signore mi sono sempre rialzata. Lo so, il Signore nella sua infinita grazia mi è sempre stato accanto non mi ha mai abbandonata. Anche adesso. Ho svoltato l'angolo, ma non è l'oscurità, non è la morte che ho incontrato, bensì la vita, quella vera . Non più protagonista ma spettatrice. Camminerò, andrò avanti tenendomi stretta alle Tue mani seguendo dal basso, e solo i miei occhi e il mio cuore saranno rivolti verso l'alto.

 

SPAZIO LASCIATO AI VOSTRI INTERVENTI……













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