QUANDO LA PERFEZIONE DIVENTA IDOLO - Percorsi biblici delle emozioni umane - n.454
di RR 2-11-26
Introduzione
La ricerca della perfezione accompagna
l'uomo da sempre.
Cerchiamo la perfezione nell'arte, nella
conoscenza, nell'amore, nella spiritualità. Ci commuove un tramonto armonioso,
ci attrae un volto luminoso, ammiriamo ciò che appare integro, ordinato e
compiuto.
Questa attrazione non è necessariamente
un errore.
Anzi, potrebbe essere una traccia
lasciata in noi dal Creatore.
Perché la bellezza ci parla? Perché la
luce ci attira? Perché ciò che appare perfetto esercita un fascino così potente
sulla nostra anima?
Forse perché siamo stati creati da Dio e
per Dio.
Come scrive Salomone:
«Egli ha fatto ogni cosa bella a suo
tempo; ha perfino messo nei loro cuori il pensiero dell'eternità» (Ecclesiaste
3:11).
L'eternità non è soltanto una durata
infinita. È una nostalgia, un richiamo, una memoria profonda della nostra origine.
Eppure proprio qui nasce un pericolo:
ciò che dovrebbe indicarci Dio può diventare un sostituto di Dio.
1. La nostalgia della perfezione
Ogni essere umano porta dentro di sé il
desiderio della pienezza.
Non sopportiamo a lungo il disordine
interiore. Cerchiamo armonia, bellezza, significato.
Questo desiderio non nasce dalla caduta,
ma dalla creazione.
L'essere umano conserva una traccia della
sua origine.
Nota biblica
La Scrittura presenta spesso Dio come la
fonte di ogni perfezione:
«Egli è la Rocca; l'opera sua è
perfetta» (Deuteronomio 32:4).
L'uomo cerca inconsapevolmente nelle
creature ciò che appartiene pienamente soltanto al Creatore.
Riflessione
La nostalgia della perfezione è sana.
L'idolatria nasce quando la nostalgia si
ferma lungo il cammino.
2. Perché la luce ci attrae
La luce è il simbolo universale della
vita.
Fin dalle prime pagine della Scrittura,
Dio opera mediante la luce:
«Dio disse: "Sia luce!" E
luce fu» (Genesi 1:3).
Cristo stesso dichiara:
«Io sono la luce del mondo» (Giovanni
8:12).
Per questo la luce esercita una forza
profonda sulla coscienza umana.
Non è soltanto una percezione fisica. È
un simbolo spirituale.
Nota psicologica
Quando vediamo qualcosa di luminoso,
armonioso e ordinato, la nostra mente tende spontaneamente ad associarlo a:
- sicurezza;
- purezza;
- verità;
- salvezza.
L'inganno spirituale conosce bene questa
dinamica.
3. L'idolo non è sempre brutto
Quando pensiamo agli idoli immaginiamo
statue primitive o figure grottesche.
La Bibbia invece mostra qualcosa di più
sottile.
Gli idoli erano spesso costruiti con:
- oro;
- argento;
- pietre preziose;
- lavorazioni raffinate.
Nota biblica
Isaia descrive l'artigiano che lavora
con cura il proprio idolo (Isaia 44:9-20).
Il problema non è l'estetica è la
sostituzione.
«Hanno bocca e non parlano; hanno
occhi e non vedono» (Salmo 115:5).
L'idolo appare vivo, ma non vive. Appare
luminoso, ma non illumina.
4. Raffigurazione e idolo
Quando Mosè innalza il serpente nel
deserto, esso diventa uno strumento di guarigione (Numeri 21:8-9).
Secoli dopo quello stesso simbolo viene
distrutto perché il popolo gli offriva incenso come a una divinità (2 Re 18:4).
Lo stesso oggetto può essere segno
oppure idolo. La differenza è nel rapporto che l'uomo stabilisce con esso.
5. La perfezione senza incarnazione
Qui si trova probabilmente il cuore dello
studio.
Viviamo in un tempo che produce immagini
quasi perfette:
Volti.
Corpi.
Paesaggi.
Figure spirituali.
Tutto appare magnifico, ma manca
qualcosa:
Manca la storia. Mancano le ferite.
Manca l'incarnazione.
Il Figlio di Dio non si è manifestato
come un'immagine ideale.
Si è fatto carne.
«La Parola è diventata carne e ha
abitato per un tempo fra noi» (Giovanni 1:14).
La perfezione di Cristo non consiste
nell'assenza di ferite.
Dopo la risurrezione Egli conserva
ancora i segni della croce (Giovanni 20:27).
La perfezione biblica non cancella la
storia.
La trasfigura.
Nota: La perfezione senza incarnazione è terreno fertile per
l'idolatria.
6. L'angelo di luce
L'inganno raramente si presenta come
tenebra.
Paolo avverte: «Satana stesso si
traveste da angelo di luce» (2 Corinzi 11:14).
Questo versetto è straordinario. Non
dice che l'inganno imita la bruttezza. Dice che imita la luce.
Nota: Il male non seduce mostrandosi per ciò che è. Seduce
presentandosi come una versione alternativa del bene. Ecco perché il
discernimento è indispensabile.
7. Il tempio interiore
Il problema non è mai soltanto ciò che
osserviamo, ma è ciò che risponde dentro di noi.
Gesù afferma: «Dal di dentro, dal
cuore degli uomini, escono...» (Marco 7:21).
Ogni idolatria nasce anzitutto nel
cuore.
Il tempio interiore è il luogo dove
impariamo a domandarci:
- Perché questa immagine mi attrae?
- Che cosa promette?
- Quale desiderio sta toccando?
Nota: L'idolo non viene sconfitto distruggendo l'oggetto. Viene
sconfitto comprendendo il desiderio che lo alimenta.
8. La perfezione che salva
Esiste una perfezione che non inganna.
È la perfezione dell'amore.
Paolo scrive: «Quand'ero bambino,
parlavo da bambino... quando sono diventato uomo, ho smesso le cose da
bambino... ma quando la perfezione sarà venuta...» (1 Corinzi 13:11-12, adatt.).
La perfezione biblica non è estetica; è
relazione, comunione, pienezza.
Nota: La meta della fede non è diventare immagini perfette,
ma è essere conformati a Cristo.
«Finché giungiamo tutti all'unità
della fede... allo stato di uomini fatti, all'altezza della statura perfetta di
Cristo» (Efesini 4:13).
Conclusione
La bellezza, la luce, la perfezione sono
doni.
Il pericolo nasce quando il dono prende
il posto del Donatore.
L'idolo non è necessariamente qualcosa
di brutto. Spesso è qualcosa di bellissimo. Talmente bello da impedirci di
andare oltre. L'idolo costruisce una prigione.
Il credente non fugge la bellezza: la
contempla e la attraversa; perché dietro ogni autentica bellezza non cerca la
perfezione, cerca il volto di Dio.
«Una cosa ho chiesto al Signore, e
quella ricerco: abitare nella casa del Signore tutti i giorni della mia vita,
per contemplare la bellezza del Signore» (Salmo 27:4).
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