Il Raffinamento della Creazione e L'Inconscio del Creato - Breve Riflessione su Genesi 1:1-9 - Parte 2 - n. 116
di Renzo Ronca 13-9-25 [prosegue da https://ritornocristiano.blogspot.com/2025/09/locchio-come-lampada-del-corpo-il.html ]
Riflessione su
Genesi 1:1–9
Nel principio Dio creò il cielo e la
terra. Ma la terra era informe e vuota, e le tenebre coprivano la faccia
dell’abisso. Lo Spirito di Dio aleggiava sulle acque.
Questa immagine iniziale non è quella di
un ordine, ma di una potenzialità caotica. La creazione non fu un atto
istantaneo di perfezione, ma un processo di raffinamento, di separazione, di
discernimento. Dio disse: “Sia la luce” — e la luce fu. E Dio vide che la luce
era buona, e separò la luce dalle tenebre.
Ogni giorno della creazione fu un atto di
distinzione: tra luce e tenebre, tra acque superiori e inferiori, tra terra e
mare. È come se Dio, con sapienza infinita, stesse setacciando la materia,
togliendo ciò che non era conforme alla sua bontà, fino a poter dire: “Era
buono… anzi molto buono.”
Ma allora, ci si può chiedere: dove è
finito ciò che fu scartato? Non fu annientato del tutto, perché ancora oggi
vediamo forze, potenze, energie che non sono di Dio. Esistono ancora le
tenebre, il caos, l’inganno. Esistono abissi spirituali, soggiorni dei morti,
potenze ribelli. Parte di ciò che fu escluso è confinata, parte è ancora attiva
nel mondo.
L’inconscio personale, collettivo e
cosmico
Questa dinamica di separazione e
raffinamento non riguarda solo la creazione esterna, ma anche quella interiore.
L’essere umano porta in sé un inconscio personale — un deposito profondo di
memorie, impulsi, desideri, traumi e potenzialità. Ma esiste anche un inconscio
collettivo, come lo definì Carl Gustav Jung: un insieme di archetipi, immagini
e forze che attraversano le generazioni e le culture. E, in senso spirituale,
possiamo parlare di un inconscio universale del creato — una memoria profonda
della creazione stessa, che attende redenzione.
Nota sull’inconscio
- In psicologia: l’inconscio è la sede di pensieri,
emozioni e impulsi non accessibili alla coscienza. Freud lo descrisse come
il luogo dei desideri repressi, che emergono nei sogni, nei lapsus, nei
sintomi. Jung ampliò il concetto, parlando di un inconscio collettivo che
contiene archetipi universali, simboli condivisi da tutta l’umanità.
- In filosofia antica: Platone parlava di una conoscenza
dimenticata, da risvegliare attraverso l’anamnesi. Il mito della caverna è
una metafora dell’inconscio: gli uomini vedono solo ombre, finché non si
volgono verso la luce.
- In teologia biblica: pur non usando il termine
“inconscio”, la Scrittura riconosce una profondità dell’anima dove si
annidano pensieri nascosti. Marco 7:21 dice: «Dal di dentro, cioè dal
cuore degli uomini, escono i cattivi pensieri…». Il cuore è il centro
invisibile dell’essere, dove si decide il destino spirituale.
Il processo di purificazione
Come nella creazione, anche nell’anima
avviene una separazione tra ciò che è di Dio e ciò che non lo è. Il peccato, come
forza contaminante, inquina la sorgente. Ma Dio, nel suo amore, continua a
raffinare. Alcune potenze sono già confinate negli abissi (Genesi 6; Giuda
1:6), altre attendono il giudizio finale (Apocalisse 20:11–15). Il Millennio
sarà il tempo del raccordo: un ritorno all’Eden, dove ogni creatura rimasta
potrà confermare la propria scelta.
Alla fine, tutto ciò che non è santo sarà
estirpato. Rimarrà solo ciò che è di Dio, perché Dio è Santo. E allora, come
dice Apocalisse 21:1, «vidi un nuovo cielo e una nuova terra» — il
sistema di cose a cui anela l’anima nostra.
Conclusione
Il raffinamento della creazione è ancora
in atto. Anche l’inconscio — personale, collettivo, cosmico — è coinvolto in
questo processo. Ogni pensiero, ogni immagine, ogni impulso può essere
purificato, redento, trasformato. Lo Spirito Santo ci guida in questo
discernimento, come un alchimista divino che separa la luce dalle tenebre, fino
a far risplendere in noi ciò che è “molto buono”.
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