Riprendiamo l’Albero della Vita… - Studio Parte 3 – n.97

 di Renzo Ronca  2-9-25 [prosegue da  https://ritornocristiano.blogspot.com/2025/08/albero-della-vita-e-le-sue-foglie-parte.html ]


Ricordando che questo scritto non è per l’evangelizzazione di base ma per l’approfondimento di chi già è cristiano, riprendiamo quanto stavamo introducendo.[1] In particolar modo riportiamo il punto 5 della parte precedente:

5.     E’ molto probabile dunque che se l’uomo dell’Eden non avesse peccato, l’albero della vita (o le sue foglie come vedremo) lo avrebbe portato senza traumi ad una crescita regolare fino all’eternità. Infatti la proibizione aveva un senso preciso e riguarda lo sviluppo dell’uomo verso l’eternità: se l’uomo fosse rimasto nel paradiso terrestre avrebbe perpetuato la condanna e morte fino all’estinzione, non la vita. 

Questa ipotesi non è fantasiosa, vi sono stati diversi studiosi che l’hanno già avvicinata:

Autori e teologi che sostengono questa visione

  • Henri Blocher Nel suo libro In the Beginning: The Opening Chapters of Genesis, Blocher suggerisce che l’albero della vita rappresentava una via di accesso graduale alla vita eterna, non automatica, ma legata alla comunione continua con Dio.
  • John Walton Professore di Antico Testamento, Walton propone che l’Eden fosse un “tempio cosmico” e che l’albero della vita fosse il mezzo sacramentale attraverso cui l’uomo avrebbe ricevuto la vita divina, se fosse rimasto in obbedienza.
  • Athos Turchi In una risposta pubblicata su Aleteia, il teologo afferma che l’uomo, creato a immagine di Dio, era destinato a vivere in comunione con Lui, e che l’allontanamento dall’albero della vita ha interrotto un processo che avrebbe potuto portare alla piena realizzazione dell’essere umano.
  • Gregory Beale Nella sua opera The Temple and the Church’s Mission, Beale collega l’albero della vita alla presenza di Dio nel tempio, suggerendo che l’uomo avrebbe potuto accedere alla vita eterna attraverso la fedeltà e l’adorazione.
  • Teologi patristici come Ireneo di Lione Ireneo parlava della crescita dell’uomo verso la perfezione come di un processo educativo voluto da Dio. L’albero della vita, in questa visione, sarebbe stato parte di quel cammino pedagogico verso la divinizzazione.

Sintesi teologica

L’idea condivisa è che l’uomo non fosse creato già perfetto, ma perfettibile, e che l’albero della vita fosse il mezzo previsto da Dio per condurlo alla pienezza della vita, senza passare per la morte. Il peccato ha interrotto questo processo, rendendo necessaria la redenzione.

Questa riflessione a me sembra importante e ci aprirà la strada per comprendere più in profondità il disegno di Dio.

Albero della vita: simbolo o realtà?

Da come capisco, nella Bibbia simbolo e realtà sono spesso così intrecciati da rendere difficile una distinzione netta. Non di rado, l’uno illumina l’altra, e viceversa. Per questo eviterei di addentrarmi in ricerche che cercano di separare rigidamente ciò che forse è stato concepito per coesistere. Alcuni approcci esasperano il dualismo, come se si dovesse scegliere per forza tra ‘solo simbolo’ o ‘solo realtà’, ma questa polarizzazione rischia di impoverire il senso profondo del testo. Simbolo e realtà possono sussistere insieme, senza essere in opposizione. Cercare una risposta assoluta in questo caso sarebbe fuorviante: ci allontanerebbe dal cuore del messaggio biblico e dal percorso spirituale che stiamo cercando di seguire.

Le foglie dell’albero della vita evidentemente dovevano essere speciali rispetto ai frutti di tutti gli altri alberi.

Esiste nella natura qualcosa che possa suggerirci come agisce un nutrimento straordinario rispetto a uno comune?

Si, penso di si. Ricordo i miei nonni e i genitori avevano degli alveari e raccoglievano il miele. Ma ciò che mi ha sempre colpito, da bambino era il mistero che circonda l’ape regina. Studiando i particolari del suo nutrimento con quella sostanza chiamata ‘pappa reale’, ho scoperto recentemente qualcosa di sorprendente. Tutte le larve di ape nascono uguali, indistinguibili nei primi giorni. Per circa tre giorni, tutte ricevono pappa reale. Poi, quelle destinate a diventare api operaie passano a una dieta diversa, a base di miele e polline. Solo la larva scelta per diventare regina, continua a ricevere esclusivamente pappa reale per tutto il suo sviluppo. Il risultato è straordinario: quella larva si trasforma in un essere completamente diverso, più grande, più longevo, capace di riprodursi. Eppure, il suo DNA è identico a quello delle altre api. La differenza non sta nel codice genetico, ma nell’attivazione di geni specifici: la pappa reale agisce come un interruttore biologico, modificando l’espressione genetica e orientando lo sviluppo verso una forma regale. È come se un semplice nutrimento avesse il potere di riscrivere il destino di un essere vivente. Questo mi ha fatto riflettere profondamente su cosa potrebbe significare, in chiave biblica, ricevere un ‘cibo speciale’ come quello dell’albero della vita.

L’uomo poteva mangiare il frutto buono di tutti gli alberi (con l’esclusione di uno solo) ma aveva al centro del Giardino uno albero particolare con una speciale “base” di nutrimento che lo avrebbe sviluppato in un certo modo, “regale” per così dire, in tutta la sua completezza di “anima vivente”.

 

(continua in https://ritornocristiano.blogspot.com/2025/09/albero-della-vita-dna-umano-genetica.html )


[1] I due brevi scritti precedenti sono: n. 78 - - L’Albero della Vita in Genesi ed in Apocalisse come la Chiusura di un Cerchio - Parte 1 - Breve Avvio alla Riflessione – in https://ritornocristiano.blogspot.com/2025/08/lalbero-della-vita-in-genesi-ed-in.html ;  n. 81 Albero della Vita e le sue Foglie - Studio Parte 2 –  https://ritornocristiano.blogspot.com/2025/08/albero-della-vita-e-le-sue-foglie-parte.html

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