Le Basi Dell’edificio Di Dio - Studio Seconda Parte - n. 340

 di Renzo Ronca  - 10-4-26  Visibile anche su Youtube in https://www.youtube.com/watch?v=dQY9nR0WREE  


Introduzione

Nella prima parte[1] abbiamo osservato la Bibbia come l’espressione dell’intero progetto di Dio rivelato all’uomo, immaginandolo genericamente come la struttura grezza di un palazzo: alla base il decalogo, al centro Gesù e la Chiesa, in alto l’eternità. Ora ci avviciniamo a questo progetto in modo più approfondito.

 

Parlare di Dio con accortezza

Parlare di Dio richiede umiltà. La nostra mente è limitata, e ogni esempio che possiamo formulare sarà sempre inadeguato rispetto alla Sua grandezza. Per questo chiediamo al Signore di aprire la nostra mente, affinché possiamo cogliere la verità che va oltre le parole e oltre i simboli.

 

Ciò che Dio concepisce si realizza nel Suo presente

Leggiamo Isaia 46:9-11: “Io annuncio la fine sin dal principio… il mio piano sussisterà… io l’ho detto e lo farò avvenire.”

La Scrittura mostra ripetutamente che Dio non opera come noi. Noi abbiamo bisogno di progettare, correggere, attendere. Dio invece concepisce e la cosa è già compiuta:

  • “Dio disse: ‘Sia luce!’ E luce fu” (Genesi 1:3)
  • Egli vede la fine prima dell’inizio (Isaia 46:10)
  • Chiama le cose che non sono come se fossero (Romani 4:17) cioè Dio chiama all’esistenza ciò che ancora non esiste: per Lui il progetto è già compiuto, anche se noi lo vediamo solo in costruzione”
  • Compie ogni cosa secondo la Sua volontà (Efesini 1:11)
  • Il tempo non lo limita (2 Pietro 3:8)

Dio ha davanti a Sé l’intero progetto della salvezza in un unico sguardo, completo e reale. Noi lo schematizziamo come un piccolo palazzo simbolico, ma davanti a Dio è una realtà viva, infinitamente più concreta della nostra. È una dimensione troppo alta per essere compresa, ma sufficiente per intuire che il Suo piano non è in costruzione: è già perfetto.

  

Un esempio pratico

Ricordo una palazzina costruita nel mio paese: l’ultimo piano era più largo dei piani sottostanti. I muratori erano perplessi, ma l’ingegnere disse: “Sono io l’ingegnere, non voi.” Sessant’anni dopo, la palazzina è ancora solida: fondamenta profonde e armature robuste sostenevano ciò che sembrava impossibile.

Così è il progetto di Dio: ciò che a noi sembra incomprensibile è perfettamente fondato nella Sua sapienza.

 

Il palazzo di Dio

Tenendo presente quell’esempio, ora osserviamo questo disegno – su cui torneremo spesso - pensando al progetto di Dio...

 

 


 

anche qui come vedete in alto al punto 3,  c’è l’ultimo piano tratteggiato più largo di quelli sotto. L’ho disegnato tratteggiato, perché rappresenta nel progetto di Dio la trasformazione futura del nostro sistema di cose, che ancora non conosciamo bene. Ad ogni modo sappiamo che il terzo piano esiste, perché l’ultimo libro quello della Rivelazione-Apocalisse ne parla ripetutamente. Sappiamo anche che riguarderà l’eternità, e che dunque sarà immensamente più grande della nostra realtà; per questo l’ho disegnato anche più largo.

Immaginiamo la Bibbia divisa in tre parti, come i tre piani del palazzo nel nostro disegno:

1.     Antico Testamento – Le basi

2.     Nuovo Testamento – Gesù e la Chiesa

3.     Gerusalemme celeste – L’eternità

Dio ha sempre seguito un filo logico, rivelazioni piccole e grandi tramandate attraverso una rimanenza fedele: Abramo, Isacco e Giacobbe non camminarono alla cieca: ciascuno ricevette indicazioni dirette da Dio.

  • Abramo vide il cielo e le stelle (Genesi 15:5; 22:17)
  • Isacco ricevette la conferma della promessa (Genesi 26:2-4)
  • Giacobbe vide la scala che univa cielo e terra (Genesi 28:12-15)

La rivelazione non fu un lampo isolato, ma una linea continua che Dio tracciò attraverso le generazioni, per salvare l’uomo e ricondurlo a Sé.


Le basi del progetto di Dio

Dio vide che l’uomo era confuso e regredito. Per questo doveva mostrare la base del Suo progetto in forma semplice, solida e precisa.

Con Mosè, Dio si rivelò a un popolo liberato dalla schiavitù ma ancora privo di riferimenti morali.

L’Eterno si fece udire realmente da tutto il popolo mentre proclamava le dieci parole (Esodo 20:1-21). Queste parole dovevano costituire le colonne stabili della struttura.

Per indicare questa stabilità, nel nostro disegno la base è sostenuta da colonne robuste: l’uomo, piccolo come una formica, entra con rispetto davanti alla santità di Dio.

 

La mobilità del santuario

Quando Mosè salì sul monte, Dio non gli diede solo istruzioni tecniche: gli mostrò un modello reale, un archetipo celeste.

  • “Fa’ ogni cosa secondo il modello che ti è stato mostrato sul monte” (Esodo 25:9; 25:40; 26:30)

Il santuario terreno era la copia di una realtà superiore. Ebrei 8:5 lo conferma: “Essi servono in una figura e ombra delle cose celesti.”

Il santuario era mobile perché il popolo era in cammino. Il movimento è immagine della vita spirituale: Dio è fuoco che trasforma (Esodo 3:2), lo Spirito è fuoco che scende (Atti 2:3), la vita cristiana è rinnovamento continuo (Romani 12:1-2). La staticità è regressione.


La regressione del popolo di Dio

Il santuario mobile divenne un tempio fisso. Il popolo si fermò, non crebbe più. Il tempio di Salomone, pur magnifico, divenne pesante, associato alla casa del re e alle sue ricchezze.

Il primo piano del palazzo si abbassò: soffitto basso, finestre piccole, luce limitata, troppe colonne (le leggi), spiritualità minima, comprensione letterale della Scrittura, paura e rigidità.

Nonostante i profeti, il popolo si chiuse su se stesso. Il primo patto allora, che doveva essere un punto di partenza, divenne un punto d’arrivo. La profezia si fermò con Malachia. Dio non parlò più a un popolo che Gli aveva chiuso le porte (Amos 8:11).

 

La parabola dei cattivi vignaiuoli

Gesù raccontò la parabola dei vignaiuoli (Matteo 21:33-46). I servi inviati dal padrone furono picchiati e uccisi: sono i profeti. Il Figlio fu ucciso: è Cristo.

I capi religiosi capirono perfettamente, ma invece di riflettere gli furono subito contro:

  • “Capirono che parlava di loro e cercavano di prenderlo” (Matteo 21:45-46)

La parte indurita del popolo, quella che seguiva i capi religiosi, rifiutò le profezie, non riconobbe il Battista e rifiutò il Figlio. Per questo Gesù disse:

  • “Il regno di Dio vi sarà tolto e sarà dato a un popolo che ne produca i frutti” (Matteo 21:43)

I profeti lo avevano annunciato:

  • “Voi non siete mio popolo” (Osea 1:9)
  • “Ho steso tutto il giorno le mani verso un popolo ribelle” (Isaia 65:2)

E la salvezza si estese ai non Giudei:

  • “Chiamerò mio popolo chi non era mio popolo” (Osea 2:23; Romani 9:25)

Paolo riassume:

  • “Un indurimento parziale si è prodotto in Israele, finché sia entrata la totalità dei Gentili” (Romani 11:25)

 

Conclusione

Il palazzo di Dio non si ferma. Se un piano si blocca, Dio apre un’altra scala, un’altra porta, un’altra via.

Con la chiusura dell’Antico Testamento termina il primo piano del nostro palazzo. Il popolo si è fermato, la profezia tace, il tempio è diventato un peso. Ma il progetto di Dio continua: nel silenzio si prepara il secondo piano, quello in cui la Parola si farà carne e abiterà in mezzo a noi.

Di questo nuovo inizio parleremo nella prossima parte.

Intanto è bene fermarci e lasciar sedimentare quanto abbiamo visto: non è solo storia antica, ma una realtà che continua a parlarci oggi.

La vicenda di quel popolo — nella sua parte indurita e in quella umile che ascoltò — ci invita a guardare con sincerità anche noi stessi, perché ogni volta che rifiutiamo il Cristo tornando a una visione ristretta, rischiamo di ripetere gli stessi passi.

Per questo è importante riflettere in modo ampio, senza giudicare nessuno, ma lasciandoci interrogare dalla fedeltà di Dio e dalla nostra risposta.

(Continua) 






[1] Vedere l’Essenziale: Il Progetto di Dio Nel Suo Insieme - Prima Parte – n. 336 - di Renzo Ronca 31-3-26 Scritto su  https://ritornocristiano.blogspot.com/2026/03/vedere-lessenziale-il-progetto-di-dio.html - Anche su Youtube in  https://www.youtube.com/watch?v=EuIkOMn2M5Q 

 

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