L’Edificio di Dio - Studio Parte Terza - Il Secondo Piano: Gesù e la Chiesa - n. 341

 di Renzo Ronca  13-4-26  Prosegue da https://ritornocristiano.blogspot.com/2026/04/le-basi-delledificio-di-dio-studio.html   (Questo studio è anche su Youtube in https://www.youtube.com/watch?v=1wS34f4Sa1A  )


 

1. Dal seminterrato alla luce: il limite del primo piano

Riprendiamo l’esempio del palazzo di Dio e saliamo al secondo piano. Ma prima è necessario guardare ancora un momento il primo piano, quello che — per la sua ristrettezza — era diventato un seminterrato: soffitti bassi, poca luce, colonne pesanti fatte di migliaia di leggi, e soprattutto nessuna preparazione reale ad accogliere il Messia.

Il popolo attendeva un liberatore politico, un conquistatore simile a Davide, capace di sottomettere le nazioni e restituire gloria a Israele. Pensavano che il loro tempio, la loro etnia, la loro storia fossero il centro dell’attività di Dio.

Ma Dio stesso aveva detto:

“I miei pensieri non sono i vostri pensieri, le vostre vie non sono le mie vie” (Isaia 55:8)

E infatti si rivelò in un modo inconcepibile per quel popolo: non con potenza militare, ma con umiltà, mitezza, misericordia.

I profeti lo avevano annunciato, ma non furono ascoltati:

  • Isaia: il Servo sofferente (Isaia 53)
  • Michea: il Messia nato a Betlemme (Michea 5:2)
  • Zaccaria: il re umile sul puledro (Zaccaria 9:9)
  • Malachia: il messaggero che prepara la via (Malachia 3:1)
  • Giovanni Battista, “più che un profeta” (Matteo 11:9), fu rifiutato

Quel popolo, pur essendo stato nomade, rimase errante nel cuore, perché non accolse la voce dei profeti che preparavano la strada al Messia.

 

2. Ma noi cristiani non abbiamo fatto meglio

Se il primo popolo si irrigidì fino a essere messo da parte, noi cristiani — nel secondo patto — non abbiamo dato un esempio migliore.

 

a) Mille denominazioni, un’unica Chiesa smarrita

La Chiesa, nata una e guidata dallo Spirito (Atti 2), si è presto divisa in:

  • protagonismo, l’uomo vuole gestire la Chiesa
  • correnti,
  • dottrine,
  • denominazioni,
  • tradizioni in conflitto.

L’unità voluta dal Signore (Giovanni 17:21) si è frantumata.

 

b) Libertà fraintesa come libertinismo

Se il primo piano soffocava sotto il legalismo, il secondo piano rischia oggi l’eccesso opposto: una libertà senza disciplina, senza croce, senza obbedienza.

Paolo aveva già avvertito:

“Voi siete stati chiamati a libertà; soltanto non fate della libertà un’occasione per la carne” (Galati 5:13)

 

c) Il primo concilio di Gerusalemme non fu compreso

Lo Spirito aveva indicato una via di convivenza:

  • i credenti provenienti dalle nazioni, liberi dalla legge mosaica (Atti 15:19-20);
  • i credenti giudei, ancora legati a forme antiche ma sinceri nella fede.

Ma la Chiesa non comprese questa armonia. La confusione crebbe, e con essa le divisioni.

 

d) Eccesso opposto: intaccare persino il decalogo

Nel rifiuto del primo patto, alcuni cristiani non si limitarono a lasciare le leggi cerimoniali — come indicato dallo Spirito — ma vollero intaccare persino il decalogo, decidendo da soli quali comandamenti mantenere o modificare.

Eppure Dio, conoscendo la mente degli uomini, aveva detto con chiarezza: ‘Non aggiungerete nulla a ciò che io vi comando e non ne toglierete nulla’ (Deuteronomio 4:2; 12:32).

E ancora: ‘Non aggiungere nulla alle sue parole’ (Proverbi 30:6).

Gesù infatti non venne a togliere, ma a compiere e spiegare: “Non pensate che io sia venuto per abolire la legge o i profeti; io sono venuto non per abolire, ma per portare a compimento.” (Matteo 5:17).  Ecco perché il primo passo sta nel risistemare con integrità le fondamenta.

 

3. La reazione del primo piano: ostilità e chiusura

Dal piano di sotto, questa confusione tra i cristiani apparve inaccettabile. Per molti giudei, l’idea di un Dio fatto carne era impensabile: attendevano un Messia guerriero, non un Messia crocifisso (1 Corinzi 1:23).

Vedendo poi le liti e le divisioni dei cristiani, pensarono: “Avevamo ragione.”

E così:

  • chiusero la porta che collegava i due piani,
  • spezzarono il legame tra Antico e Nuovo Testamento,
  • si fermarono a Malachia,
  • rifiutarono Giovanni Battista,
  • rigettarono Gesù,
  • e il piccolo rimanente giudeo-cristiano diminuì.

Nel frattempo, i cristiani delle nazioni vennero contaminati da:

  • politica (Costantino),
  • potere ecclesiastico (papato),
  • individualismo (protestantesimo),
  • eccessi spiritualistici.

 

4. La luce del secondo piano: benedizione e pericolo

Il secondo piano aveva finestre alte e la luce inondava tutto. Ma proprio questa luce — la libertà interiore, la grazia, la presenza dello Spirito — causò uno sbandamento.

Troppa luce può accecare.

 

a) Alcuni rimasero ciechi, come Paolo nei primi giorni

Paolo, dopo l’incontro con Cristo, rimase cieco e dovette essere guidato per mano (Atti 9:8). Così accadde a molti quando incontrarono la luce del Signore.

 

b) I cristiani persero l’equilibrio

Non seppero gestire la libertà spirituale. Si misero a definire tutto:

  • dogmi,
  • formule,
  • sistemi teologici,
  • dispute infinite.

E persero di vista ciò che conta:

amore, obbedienza, sequela, fedeltà, comunione, santificazione.

 

5. Tre reazioni nel secondo piano

 

a) Alcuni non seppero elevarsi

Temevano la confusione e vollero tornare indietro, come gli israeliti che rimpiangevano l’Egitto (Numeri 14:3-4). Ma la porta era chiusa, e non potevano salire perché non erano nati di nuovo (Giovanni 3:3).

 

b) Altri si ubriacarono di luce

Cercavano “effetti speciali”, esperienze, emozioni, come Eva desiderò il frutto (Genesi 3:6).

 

c) Un piccolo numero comprese

Non si sentivano parte della confusione, ma neppure superiori. Capirono che dovevano salire ancora, ma con umiltà.

Costruirono un piccolo soppalco di legno, con una scala stretta — come quella vista da Giacobbe (Genesi 28:12) — che portava però a una porta socchiusa.

Sulla porta c’era il nome di Gesù. La luce filtrava.

E la Sua voce diceva come in Giovanni 14:2-3 Aspettatemi qui. Tra poco verrò a prendervi. La vostra stanza accanto al Padre è quasi pronta.”

 

6. Il cambio di prospettiva: il baricentro che si sposta

Chi giunge sul soppalco comincia a vivere un’esperienza nuova: la prospettiva cambia. Osservate queste figure:

Dal seminterrato, il colonnato del tempio — la legge, le forme, le tradizioni — appariva immenso, imponente, quasi schiacciante. Era la visione dal basso, quella di chi “non sa alzare lo sguardo” (Isaia 8:22).

Ma quando l’anima nasce dall’alto, il baricentro interiore si sposta. La stessa persona che prima vedeva enorme il primo piano, ora — guardando dall’alto — vede immensa la Gerusalemme celeste, la città preparata da Dio (Ebrei 11:10; Apocalisse 21:2).

È un passaggio delicato e sofferto: non si appartiene più al seminterrato, ma non si è ancora entrati nel terzo piano. La coscienza si muove, si riallinea, si identifica sempre meno con ciò che è terreno e sempre più con ciò che è spirituale.

È come se l’“io” profondo, toccato dallo Spirito, cominciasse a vivere già “di sopra”, mentre il corpo è ancora “di sotto”. È la dinamica del “già e non ancora”: già figli, ma non ancora nella pienezza (1 Giovanni 3:2).

Questo cambio di prospettiva è la vera preparazione per chi attende sul soppalco e ci riguarda direttamente. È il segno che la nuova nascita sta operando, spostando il centro dell’essere verso ciò che è eterno.

Ma questo stato di transizione non è mai del tutto piacevole. Quando il baricentro dell’essere si sposta, l’anima vive sentimenti contrapposti: da una parte la nostalgia di ciò che si conosceva, dall’altra l’attrazione verso ciò che come dietro una rete si vede e non si vede. È un equilibrio difficile, da ritrovare giorno per giorno. Paolo lo descrive così: “il nostro uomo esteriore si va disfacendo, ma il nostro uomo interiore si rinnova di giorno in giorno” (2 Corinzi 4:16). È una fase simile a quella dell’adolescente che sta diventando adulto: impulsi nuovi, sensibilità sconosciute, fragilità inattese. E come nel corpo che invecchia mentre lo spirito si ravviva, anche nel credente emergono aspetti del carattere che non aveva mai conosciuto, e che a volte lo spaventano. La pace non nasce dal controllo, ma dalla resa: dal lasciare che sia il Signore a condurre l’opera, mentre noi impariamo a fidarci. È una metamorfosi. E come il bruco che sta per diventare farfalla, non credo che il momento in cui la vecchia forma si spezza sia piacevole. La gioia viene dopo, quando la farfalla può finalmente volare. Così è per chi attende sul soppalco: vive un tempo fragile, forse in penombra, ma prezioso, perché è il passaggio verso la forma nuova che Dio sta preparando.


 




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