Gerusalemme Celeste - Progetto di Dio alla Soglia del Compimento - Parte quarta - n. 354

 di Renzo Ronca  17-5-26  

Prosegue da “L’Edificio di Dio - Studio Parte Terza - Il Secondo Piano: Gesù e la Chiesa” in https://ritornocristiano.blogspot.com/2026/04/ledificio-di-dio-studio-parte-terza-il.html    -    (Visibile anche su Youtube in: https://www.youtube.com/watch?v=mMt29iZcOs0 )


1. Introduzione al Terzo Piano dell’edificio

Ricordando le puntate precedenti vediamo di fare un collegamento al precedente Secondo Piano. In esso, su un soppalco, si era ritirato fuori dalla confusione, un rimanente di fedeli, in attesa che si aprisse dall’alto la porta del piano superiore.

  • Non è un’attesa passiva.
  • È un’attesa vigile, consapevole, orientata verso ciò che deve venire dall’alto.
  • Il rimanente non sale: attende che venga aperta la porta.
  • Non forza la porta: la osserva.
  • Non costruisce il terzo piano: aspetta di entrarvi.

Questa postura è il ponte naturale verso ciò che ora introduciamo: la porta del cielo.

 

2. Introduzione alla Gerusalemme celeste come “porta del cielo”

Quando parliamo della Gerusalemme celeste non intendiamo solo un luogo simbolico astratto. La Scrittura la presenta come una realtà preparata da Dio, già esistente, che in un tempo stabilito si manifesterà. Il come dove quando – riguardando proprio il bordo estremo degli ultimi tempi terreni prima dell’eternità, rimane ovviamente oggetto di meditazione e di studio con diverse linee dottrinali. Noi proveremo ad avvicinarci con umiltà e rispetto ragionando su quanto lo Spirito di Dio ha rivelato agli uomini in attesa fino ad oggi.

 Per aiutare il lettore, userò un’immagine semplice.

Per anni ho abitato in una cittadina etrusca costruita su una collina, circondata da mura antiche. In quelle mura si aprono diverse porte, e ciascuna “guarda” dall’alto verso qualcosa: il mare, la campagna, la vallata. È come se la città, attraverso le sue porte, si aprisse in una direzione precisa.

Così possiamo immaginare la Gerusalemme celeste: una porta del cielo che si apre verso la Terra, come se la presenza complessa di Dio e degli angeli rivolgesse la sua attenzione proprio qui sulla Terra dove siamo noi adesso.

Non è un movimento solo fisico, come se la città dovesse avvicinarsi solo in chilometri. È un movimento soprattutto rivelativo: la porta si apre, si allarga, e ciò che era lontano diventa più visibile, quasi percepibile.

 

La Gerusalemme celeste nella Bibbia

 

Faremo adesso una breve ricognizione dei passi biblici che parlano o accennano a questa città del cielo.

 A)    Antico Testamento 

Nell’antico Testamento vi sono vi sono parecchie allusioni agli ultimi tempi, simboli che sono “figura e ombra delle cose celesti… secondo il modello che ti è stato mostrato sul monte” (Ebrei 8:5) ; “come ombre di cose che dovevano avvenire” (Coloss. 2:17)

1. Eden come prototipo (Genesi 2–3)

  • Presenza di Dio che cammina con l’uomo, come sarà nella Gerusalemme celeste.
  • Albero della vita (che ritorna in Ap 22).
  • Fiume che irriga il giardino (ritorna in Ap 22:1).

2. La “città che Dio costruisce” (Genesi 11 in rapporto a  Genesi 12)

  • Babele: città costruita dall’uomo.
  • Abramo: chiamato verso una città “che ha le fondamenta, il cui architetto è Dio” (Ebrei 11:10).

3. Sion come figura (Salmi e Profeti)

  • Sion terrestre come ombra che anticipa la Sion celeste.
  • Salmo 87: “Di Sion si dirà: ciascuno vi è nato”.
  • Isaia 2: “La montagna della casa del Signore sarà innalzata”.
  • Isaia 60: luce, gloria, nazioni che camminano nella sua luce (ripreso in Ap 21).

4. Il tempio come modello (Esodo 25:40)

  • “Fa’ ogni cosa secondo il modello che ti è stato mostrato sul monte”.
  • Il tempio terreno è copia di una realtà celeste.

5. Ezechiele 40–48

  • Visione di una città-templo ideale.
  • Fiume che scaturisce dal tempio (ripreso in Ap 22).
  • Nome della città: “Il Signore è là”.

 

B) Nuovo Testamento – La rivelazione progressiva

1. Gesù annuncia la “casa del Padre” (Giovanni 14:2–3)

  • “Vado a prepararvi un luogo”. Non è solo un simbolo: è un luogo reale.

2. Paolo parla della “Gerusalemme di lassù” (Galati 4:26)

  • Contrapposta alla Gerusalemme terrena.
  • È “libera” ed è “nostra madre”.

3. Ebrei 11–12

  • I patriarchi cercavano una “patria migliore, cioè celeste” (Eb 11:16).
  • “Vi siete avvicinati alla Gerusalemme celeste” (Eb 12:22).
  • Non è ancora pienamente manifestata, ma è già “vicina”.

4. Apocalisse – La visione piena

Qui la nebbia si dissolverà.

  • Ap 3:12 – “Scriverò su di lui il nome della città del mio Dio, la nuova Gerusalemme”.
  • Ap 21:2 – La città scende.
  • Ap 21:9–27 – Descrizione dettagliata: mura, porte, fondamenta, luce.
  • Ap 22:1–5 – Fiume della vita, albero della vita, volto di Dio.

 

 C) Tradizione ebraica e cristiana (solo accenni)

1. Tradizione ebraica

  • La “Gerusalemme superiore” è presente nella mistica ebraica (Zohar, Midrash).
  • È vista come la città perfetta che corrisponde alla Gerusalemme terrena.

2. Interpreti cristiani dei primi secoli

  • Origene: interpreta la città come la comunità dei santi che cresce nella conoscenza di Dio.
  • Agostino: vede nella “città di Dio” una realtà eterna che abbraccia i redenti.
  • Gregorio di Nissa: la città come pienezza della visione di Dio e del cammino dell’anima verso di Lui.

3. Teologia moderna

  • La Gerusalemme celeste come compimento della storia, non fuga dal mondo.
  • La città che scende come riconciliazione tra cielo e terra.

 

La dimora di Dio come “blocco vivente” che scende

È una realtà vivente, una manifestazione della presenza di Dio, una forma eterna che si avvicina alla creazione rinnovata.

A) Non solo nel nostro tempo lineare

La città appartiene al tempo eterno di Dio. Non “arriva” come un oggetto, ma come una presenza.

B) Una sorta di osmosi

La terra rinnovata e la città che scende si incontrano. Non si fondono, ma si armonizzano.

C) Accoglienza e assorbimento

La creazione viene trasfigurata.

D) Una eternità comune

Dio con gli uomini, gli uomini con Dio (Ap 21:3). Non più separazione.

 

 La dimensione del paradiso che scende e accoglie la nostra dimensione nel cielo

 

La dimensione più alta — il luogo vivente di Dio — viene a toccare la dimensione più bassa della creazione redenta.

Non sappiamo se esistano livelli ancora più bassi, come l’abisso o lo stagno di fuoco, che sembrano essere dimensioni di giudizio destinate a scomparire (Apocalisse 20:14; 21:8). Ma ciò che è certo è che la realtà eterna di Dio si avvicina alla realtà umana purificata.

La gloria di Dio — una realtà intrinseca a Lui, non definibile con categorie umane — avvolge e trasforma ciò che tocca. Possiamo solo descriverla con immagini: una gloria che ingloba, una luce che penetra, una presenza che trasfigura.

In questo avvicinamento, la natura perduta dell’uomo viene purificata e resa capace di entrare nell’eternità. È un passaggio che solo Dio conosce, un attraversamento in cui Egli “filtra” e compie ciò che ha rigenerato.

Per questo i redenti ricevono un nuovo nome (Apocalisse 2:17; 3:12): è il segno di una identità trasformata, resa capace di appartenere alla dimensione eterna di Dio.

La città non annulla la creazione, ma la compie.

La gloria non distrugge, ma trasfigura. E quando le due dimensioni si toccano, nasce quella “eternità comune” in cui “Dio sarà con gli uomini” (Apocalisse 21:3), senza più separazione




Commenti