Il Dubbio di Giovanni Battista - Parte 2 de: Il Messia Sconcertante - n.346

 di Renzo Ronca 2-5-25   -   (Il seguente studio è visibile anche su Youtube in https://www.youtube.com/watch?v=DhVXD7cf49U )


 

Nella parte 1 ( https://ritornocristiano.blogspot.com/2026/04/il-messia-sconcertante-esempio-dei.html ) abbiamo percorso il cammino dell’uomo dall’Eden alla nuova nascita, attraverso il simbolo dei binari che si separano e poi si ricongiungono. Dalla caduta dell’uomo alla misericordia di Dio, dal “binario morto” alla strada viva aperta da Cristo, scopriamo come lo Spirito riedifica l’essere umano — spirito, anima e corpo — fino alla luce del Regno e ai cieli nuovi promessi.

Vediamo adesso di focalizzare meglio come mai il Messia apparve tanto sconcertante da essere così brutalmente rigettato dal Suo popolo, ed aver procurato dei dubbi persino a Giovanni Battista, il profeta che per primo l’aveva indicato come Figlio di Dio.

 

La prima testimonianza di Giovanni il Battista -

Giov. 1:26 Giovanni rispose loro, dicendo: «Io battezzo in acqua; in mezzo a voi è presente uno che voi non conoscete, 27 colui che viene dopo di me, al quale io non sono degno di sciogliere il legaccio dei calzari!» 28 Queste cose avvennero in Betania di là dal Giordano, dove Giovanni stava battezzando. 29 Il giorno seguente Giovanni vide Gesù che veniva verso di lui e disse: «Ecco l'Agnello di Dio, che toglie il peccato del mondo! 30 Questi è colui del quale dicevo: "Dopo di me viene un uomo che mi ha preceduto, perché egli era prima di me". 31 Io non lo conoscevo; ma appunto perché egli sia manifestato a Israele, io sono venuto a battezzare in acqua». 32 Giovanni rese testimonianza, dicendo: «Ho visto lo Spirito scendere dal cielo come una colomba e fermarsi su di lui. 33 Io non lo conoscevo, ma colui che mi ha mandato a battezzare in acqua mi ha detto: "Colui sul quale vedrai lo Spirito scendere e fermarsi, è quello che battezza con lo Spirito Santo". 34 E io ho veduto e ho attestato che questi è il Figlio di Dio». 35 Il giorno seguente Giovanni era di nuovo là con due dei suoi discepoli; 36 e fissando lo sguardo su Gesù, che passava, disse: «Ecco l'Agnello di Dio!»

 

Il dubbio di Giovanni Battista - Luca 7:19 Ed egli [Giovanni il Battista], chiamati a sé due dei suoi discepoli, li mandò dal Signore a dirgli: «Sei tu colui che deve venire o dobbiamo aspettarne un altro?» 20 Quelli si presentarono a Gesù e gli dissero: «Giovanni il battista ci ha mandati da te a chiederti: "Sei tu colui che deve venire o ne aspetteremo un altro?

 

Perché il Battista ebbe questo dubbio?

Per noi cristiani occidentali non giudei, la perplessità del Battista sembra una cosa illogica, non comprensibile. Ma per capire le Scritture non dobbiamo mai dimenticare che furono scritte principalmente per quel popolo che Dio stava preparando da tempo ad un ruolo importante, ovvero portare al mondo la conoscenza dell’Eterno.

 

Le Scritture mostrano che Israele era stato chiamato a essere un popolo-testimone, un regno di sacerdoti e una luce per le nazioni (Es 19:6; Is 42:6). Questa vocazione non è annullata nel Nuovo Testamento: la radice rimane santa (Rm 11:16), e Dio conserva sempre un rimanente fedele (Is 10:20–22; Rm 11:5). Secondo la lettura evangelica, questo rimanente ritroverà pienamente la sua vocazione nel tempo della tribolazione e nel Regno messianico, quando Israele tornerà a essere segno e testimonianza dell’Eterno per tutte le nazioni (Ap 7; Zc 12:10)

 

È dentro questa lunga vocazione — essere un popolo-testimone, un regno di sacerdoti, una luce per le nazioni — che dobbiamo collocare anche Giovanni Battista. Egli appartiene pienamente a questa storia: è figlio d’Israele, cresciuto nella sua attesa, formato dalla sua visione del Messia.

Per questo, quando vede Gesù agire in un modo che non corrisponde alle attese profetiche più diffuse, la sua perplessità non è mancanza di fede, ma il segno di una rivelazione che sta superando i confini della teologia antica.

 

 

Giovanni Battista riconosce Gesù, ma non comprende ancora come il Messia debba compiere la sua opera. Il Battista viveva nel cuore della tradizione d’Israele, una tradizione che non concepiva il peccato come condizione universale ma come atto personale, e che vedeva nella Legge la via alla perfezione. In questo orizzonte, l’annuncio di un Messia che salva l’uomo dal peccato — dal peccato che viene da Adamo — risultava sconcertante. Non stupisce quindi che molti del suo popolo non abbiano riconosciuto Gesù: senza l’opera dello Spirito Santo, il Messia umile e sofferente rimane un paradosso. E’ un Messia che sorprende perché la Sua Parola potrà portare divisione nelle scelte. Diventerà uno ‘scandalo per i giudei’ come dice l’apostolo Paolo in 1Corinzi 1:23. Il Messia atteso era un Messia di potenza, un Re come Davide, che avrebbe restaurato Israele e giudicato le altre nazioni. Il Messia venuto è invece un Messia di mitezza, che perdona i peccati, accoglie le prostitute, guarisce i lebbrosi, e rimanda il giudizio al tempo stabilito dal Padre. È qui che nasce lo sconcerto. Gesù non contraddice le promesse: le compie, ma in un ordine diverso da quello immaginato: Prima la grazia, poi il giudizio. Prima la guarigione, poi la separazione finale. Prima la porta aperta, poi la porta chiusa nel giudizio di chi sceglie la ribellione. È questo scarto tra atteso e realizzato che disorienta Giovanni e molti del suo popolo.

 

Allora il dubbio del Battista probabilmente nasce proprio qui: nel punto in cui la promessa d’Israele incontra la novità del Regno. È un dubbio che non giudica, ma rivela la distanza tra ciò che Israele attendeva e ciò che Dio stava realmente compiendo.

 

Ed è in questo clima interiore che Giovanni Battista, ormai in prigione, manda due dei suoi discepoli a Gesù con una domanda che rivela tutta la sua tensione spirituale:

“Sei tu colui che deve venire, oppure dobbiamo aspettarne un altro?” (Luca 7:19–20).

Non è una domanda di sfiducia, ma di chiarificazione. Giovanni ha visto i segni, ha udito la voce dal cielo, ha riconosciuto l’Agnello di Dio; e tuttavia il modo in cui Gesù si manifesta non coincide con l’immagine del Messia giudice e liberatore che molti attendevano. Il Battista non dubita di Dio: dubita della propria comprensione.

 

La risposta di Gesù non è una spiegazione teorica, ma un invito a guardare i fatti:

“I ciechi recuperano la vista, gli zoppi camminano, i lebbrosi sono purificati, i sordi odono, i morti risuscitano, e il vangelo è annunciato ai poveri.”  — esattamente i segni messianici annunciati da Isaia (Is 35:5–6; Is 61:1).

Gesù non corregge Giovanni: lo conduce a vedere che il Messia è già all’opera, ma in un modo diverso da quello atteso, non secondo gli schemi umani.

E poi aggiunge una frase che è insieme dolce e severa, luminosa e velata:

“Beato chi non si scandalizza di me.” (Luca 7:23)

È come se dicesse: Beato chi accetta che Dio agisca in un modo che supera le attese; beato chi non inciampa nella novità del Regno; beato chi lascia che la rivelazione di Dio sia più grande della propria immagine di Dio.

 

Questa beatitudine è la chiave del dubbio del Battista: non un rimprovero, ma un invito a entrare nella logica del Messia, che non distrugge l’attesa d’Israele, ma la porta a compimento in un modo inatteso.

 

Il dubbio del Battista non è un inciampo della fede, ma un passaggio della rivelazione. È il punto in cui l’attesa d’Israele incontra la novità del Messia, e dove anche il più grande tra i nati di donna deve lasciarsi superare da ciò che Dio sta compiendo.

Per questo Gesù conclude con una beatitudine che attraversa i secoli:

“Beato chi non si scandalizza di me.”

È una parola che non riguarda solo il Battista, ma ogni credente. Anche noi, oggi, possiamo costruirci un’immagine di Cristo che non coincide pienamente con la sua realtà. Possiamo attenderlo in un modo, e trovarlo in un altro. Possiamo desiderare un Messia che confermi le nostre idee, e non accorgerci del Messia che ci chiama alla conversione.

 

La Scrittura profetica ci avverte che negli ultimi tempi ci sarà un’apostasia — una forma di smarrimento cristiano — proprio perché molti non riconosceranno più il Cristo nella sua verità, ma in una versione ridotta, adattata, rassicurante.

Per questo la beatitudine di Gesù rimane attuale: beato chi non inciampa nel modo in cui Dio sceglie di rivelarsi; beato chi lascia che il Cristo sia più grande delle proprie attese; beato chi non si scandalizza della sua mitezza, della sua libertà, della sua croce.

Il dubbio del Battista diventa così uno specchio per noi: non per giudicarci, ma per ricordarci che la fede non consiste nel difendere le nostre immagini di Dio, ma nel lasciarci continuamente purificare dalla sua presenza.

 

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