PARTE 12 – L’ELEVAZIONE SPIRITUALE NELLA PRATICA DELLA VITA QUOTIDIANA IN ATTESA DEL RAPIMENTO - n. 405

 di RR  17-8-26  (prosegue da https://ritornocristiano.blogspot.com/2026/08/parte-11-percorso-dellanima-seconda.html )


 

1. Il passaggio dalla teoria alla pratica

Dopo aver accennato nella parte precedente alla purificazione dei pensieri in forma schematica, ora entriamo nel terreno più delicato: come vivere l’unione anima‑Dio mentre restiamo ancora nel mondo.

La vocazione spirituale, soprattutto nei tempi che precedono il periodo di tribolazione in attesa del ritorno di Gesù, cresce come una fiamma che non si può spegnere. Allo stesso tempo siamo chiamati a trattenerci, a camminare ancora sulla terra, con responsabilità, doveri, relazioni e limiti. Il divario tra spirituale e carnale aumenta, come aumenta la difficoltà di equilibrare e stabilizzare la nostra persona.

Vi è infatti un aumento di fluttuazione interiore tra l’anima che vuole salire – perché percepisce il Signore sempre più vicino – e il corpo che non riesce a seguirla. È un movimento, un dinamismo, un inizio di trasformazione in atto, veloce e inarrestabile, che non è facile da gestire.

Questa tensione non è un errore: è la condizione stessa del credente negli ultimi tempi.

 

2. Il modello di Gesù: comunione e missione

Il punto centrale è l’esempio del Signore Gesù. Egli viveva una missione complessa che si manifestava con comportamenti diversi a seconda delle persone che aveva davanti.

Puntualizziamo qui la missione verso la Sposa‑Chiesa, cioè la cura dei discepoli. Gesù li capiva, come capiva i cuori di ogni persona (Giovanni 2:24‑25), ma non era sempre capito. L’apparente successo iniziale di molti che volevano seguirlo, forse per l’entusiasmo dei miracoli, si affievoliva man mano che Egli spiegava la motivazione della Sua incarnazione e del Suo sacrificio. Molti se ne andarono scandalizzati (Giovanni 6:66). Pochi furono i rimanenti, che restarono non perché avessero compreso tutto, ma perché si fidavano della Sua Persona (“Signore, da chi potremmo andare? Tu solo hai parole di vita eterna”, Giovanni 6:68).

Gesù nel Suo primo avvento capì tutti, ma sapeva di non essere capito né dalla famiglia carnale (Marco 3:21; Giovanni 7:5), né dai discepoli stessi, che alla fine, vicino alla croce, lo lasciarono solo (Marco 14:50).

Il comportamento che qui ci interessa evidenziare è il ritiro solitario: Gesù si isolava spesso per una comunione riservata con il Padre (Marco 1:35; Luca 5:16).

Potremo dire che in Gesù vi era una scala di priorità: prima l’obbedienza al Padre, con cui aveva una comunione spirituale intima e profonda; poi tutto il resto: la dedizione, la cura, la predicazione, l’attività terrena.

Quando la famiglia o i discepoli non comprendevano, deviavano o avevano pensieri troppo terreni, Egli rimaneva fedele alla Sua missione.

Gesù si isolava in preghiera spesso, ma ci mostra che la Sua vita spirituale non era una fuga dal mondo, bensì una gestione sapiente delle altezze e delle discese: rapporto diretto con il Padre nei momenti di ritiro, e rapporto di mediazione con le persone.

Che significa questo per noi?

Significa che dobbiamo tenere conto che:

  • la parte spirituale necessita di un nutrimento e di una comunione particolare, elevata e intima, nel silenzio e nella solitudine dal mondo, in un contatto diretto anima‑Dio;
  • nel nostro stare insieme agli altri – nelle coppie, nelle famiglie, nelle comunità – ci sarà sempre una parte che non ci capisce; ma noi non dobbiamo mai cessare di nutrire la nostra parte spirituale, che solo da Dio riceve sostegno e luce.

Questo alternare momenti di spiritualità diretta con Dio e momenti terreni di inevitabile compromesso ha il suo senso e va curato. Ma nei tempi che viviamo oggi questo processo si sta accelerando, e la parte spirituale – percependo l’avvicinarsi del Signore amato – ci attrae con forza, quasi volesse volare dimenticandosi del mondo. Questa dinamicità crescente potrebbe sbilanciarci e non sarà facile da gestire per le anime più spirituali.

 

3. La mongolfiera dell’anima nei tempi finali

L’immagine della mongolfiera è molto utile. Le anime delle persone rimaste accanto al Signore – che chiamiamo Chiesa del rimanente – soprattutto quelle chiamate alla vocazione della sentinella profetica, vivono come sospese tra cielo e terra.

  • Il cielo le attira con forza crescente.
  • La terra le trattiene con il peso delle responsabilità.

I sacchetti di sabbia nel cesto della mongolfiera rappresentano i pesi del mondo da lasciare andare. Ma i voli non durano molto: la discesa rappresenta il ritorno ai doveri terreni, necessari finché il corpo non è trasformato (1 Corinzi 15:51‑53).

Più ci avviciniamo al rapimento, più l’anima sente il richiamo del cielo. Le “elevazioni” diventano più frequenti, più intense, più inevitabili.

 

4. Le diverse condizioni di vita

La difficoltà pratica dipende molto dalla condizione in cui ciascuno vive.

a) La persona singola

Ha maggiore libertà di isolarsi, di studiare, di pregare. Il rischio è quello di costruire un “mini‑paradiso” personale, dimenticando i bisogni degli altri.

b) La persona con famiglia

Qui il cammino è più complesso. La Scrittura offre molti consigli, ma non elimina le tensioni.

b1) Coppia mista (credente – non credente)

L’apostolo invita alla tolleranza e all’accoglienza (1 Corinzi 7:12‑14). Ma quando la divergenza è profonda, la vita spirituale può diventare molto difficile, ed occorrerà forse stabilire delle priorità.

b2) Coppia con spiritualità moderata

Si vive una fede equilibrata, senza cadere nel peccato, ma senza grande profondità. Qui la vocazione intensa può essere poco compresa. Non è per durezza di cuore: occorre parlare di limiti e di “diversità di vasi” (2 Timoteo 2:20), pur restando nella stessa casa.

b3) Coppia con differenze notevoli

Quando uno dei due sente una forte chiamata alla consacrazione, allo studio, al silenzio, possono nascere tensioni profonde con il coniuge pratico (Marta e Maria, Luca 10:38‑42). La persona pratica può sentirsi caricata di pesi, mentre vede l’altra troppo libera; la persona spirituale segue la sua vocazione ma può sentirsi non capita.

5. Gesù e le sue tre “famiglie”

Il Signore attraversò tutte le situazioni:

  • Famiglia naturale: obbedienza fino alla maturità, ma con chiara priorità della missione.
  • Famiglia religiosa (i discepoli): condivisione della vita pratica, ma anche isolamento frequente.
  • Famiglia spirituale futura: la Chiesa che sarebbe nata dopo la Sua ascensione.

Misurando la Sua vita con il metro del mondo, a quel tempo non ebbe “successo”: molti lo seguirono per i miracoli, pochi per la verità. Alla fine rimase solo, tranne coloro che si fidavano di Lui.

 

6. La vocazione spirituale e la famiglia oggi

Chi è chiamato a una vita spirituale intensa deve mettere in conto che potrebbe non essere capito dalla famiglia. Non è colpa di nessuno: ci sono vasi che contengono di più e vasi che contengono di meno.

La persona che comprende di più deve essere più paziente, più saggia, più equilibrata. Ma anche la pazienza ha un limite: Gesù accettava la famiglia finché la famiglia accettava Lui.

Se qualcosa deve essere messa in secondo piano, non può essere la vocazione spirituale; non può essere la comunione anima‑Dio. Maria scelse la parte migliore; Marta pensò troppo alle faccende in un momento in cui, mentre parlava Gesù, quelle faccende si potevano posporre.

 

7. Evitare regole rigide

Non esistono schemi dogmatici. La vita spirituale non è fatta di blocchi rigidi, ma di movimenti, stagioni, equilibri.

Dobbiamo:

  • vivere nel mondo perché il Signore ci ha mandati nel mondo (Giovanni 17:18);
  • elevarci spesso perché l’anima non può rinunciare alla comunione con Dio;
  • chiedere al Signore circostanze favorevoli per adempiere anche ai doveri familiari;
  • pregare per la maturità di chi ci è accanto, affinché comprenda almeno in parte la nostra vocazione.

 

8. Nota etimologica meditativa

  • Consacrazione (qadash, ebraico): separare per rendere puro.
  • Silenzio (hesychía, greco): quiete che permette l’ascolto.
  • Vocazione (klēsis, greco): chiamata che proviene dall’alto.
  • Sentinella (tsaphah, ebraico): colui che osserva dall’alto per avvisare.

 

9. Applicazione pratica

Ogni credente degli ultimi tempi potrebbe imparare tre movimenti:

  • Salire: liberare l’anima dai pesi del mondo.
  • Sostare: rimanere nella comunione riservata con Dio.
  • Scendere: adempiere ai doveri terreni con saggezza e amore.

Tenere presente che le salite dell’anima verso il cielo aumenteranno sempre più nei nostri tempi, perché il Signore si avvicina, e l’anima che lo percepisce non può trattenersi dall’andare verso di Lui. Questa è anche la normale preparazione al rapimento della Chiesa (1 Tessalonicesi 4:16‑17).


(Continua in https://ritornocristiano.blogspot.com/2026/08/parte-13-riallineamento-delle-anime-in.html )


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