Apocalisse 2:18-29 – TIATIRI - n. 436

di RR  12-10-26  (Precedente puntata https://ritornocristiano.blogspot.com/2026/10/apocalisse-212-17-pergamo-n-434.html )

 

Individuazione storica:

Questa a Tiatiri è la lettera più lunga tra le altre sette ed in effetti, secondo l’interpretazione vista precedentemente, si riferirebbe storicamente ad un lunghissimo spazio di tempo, forse più di un millennio. Ma non è che poi finì lì, anche questa lettera come le altre si proietta in evoluzioni future e le sue attività sono attuali in gran parte del cristianesimo professante di oggi.

Diversi studiosi pensano di poter riconoscere in Tiatiri la prefigurazione della Chiesa Cattolica Romana:

«Delle sette lettere quella a Tiatiri è la più lunga, la più ricca di contenuto, la più contrastata ed anche la più drammatica. La cosa non deve stupire se si considera che essa riassume qualcosa come dodici secoli di storia ecclesiastica. E quale storia! Quella della supremazia papale dal 538 al 1798. Fu infatti nel 538 che l’imperatore Giustiniano stabilì per decreto il vescovo di Roma come “correttore di tutti gli eretici” e gli conferì, nel medesimo tempo, l’autorità temporale e spirituale su tutta la cristianità. I papi conservarono tale loro supremazia fino al 1798, anno in cui il generale Berthier fece prigioniero papa Pio VI e lo condusse in esilio per ordine di Napoleone Bonaparte». (Zurcher[1]) –

 

CHIARIMENTO: LE TAPPE FONDAMENTALI SONO LE SUEGUENTI:

1) l’imperatore Costantino giocò un ruolo cruciale nella promozione del cristianesimo durante il suo regno. Nel 313 d.C., con l’Editto di Milano, Costantino decretò la tolleranza del cristianesimo nell’Impero Romano, ponendo fine alle persecuzioni e concedendo ai cristiani la libertà di culto.  2) Tuttavia, è importante notare che Costantino non impose il cristianesimo come religione ufficiale dell’impero; questo passo fu compiuto più tardi sotto l’imperatore Teodosio nel 380 d.C. con l’Editto di Tessalonica.

3) L’imperatore Giustiniano, nel 538 d.C., riconobbe il vescovo di Roma come capo di tutti i cristiani e “correttore degli eretici”, un atto che rafforzò significativamente la posizione della Chiesa di Roma. (I.A.)

 

A completamento di questa giusta nota di Zurcher vorrei aggiungere che il potere papale non finì certo nel 1798; quella fu solo una breve interruzione dovuta alla rivoluzione francese e a Napoleone. Dopo Pio VI infatti, fu eletto Pio VII a Venezia il 14 marzo 1800. Questi si affrettò a tornare a Roma e a fare un concordato con la Francia nel 1801 di mutuo riconoscimento. Quindi  gli intrecci di potere di questa chiesa  continuarono.

 

«Qual è stata la chiesa che ha fatto seguito alla chiesa orientale greca, e che poi ha preso il primo posto? Senza dubbio la chiesa di Roma. Già da molto tempo i vescovi romani avevano saputo farsi avanti, ed essere elevati, come i vescovi di Costantinopoli, d’Antiochia, di Gerusalemme e d’Alessandria, al titolo di “Patriarchi”. Quando poi i popoli germanici, i Goti, i Longobardi, i Franchi, gli Anglosassoni, abbracciarono la religione cristiana e vennero a contatto con la chiesa romana, i Patriarchi acquistarono grandissima importanza. La chiesa greca fu, sino al settimo secolo, il centro della cristianità. In seguito, però questa posizione fu presa dalla chiesa romana, che si separò definitivamente dalla greca. Questa quarta lettera a Tiatiri è la figura profetica della chiesa romana» (Donges[2]).

«Per quanto riguarda l’evoluzione storica della cristianità, si può dire che la chiesa di Tiatiri prefigura l’avvento della chiesa papale con tutte le sue degenerazioni a partire dal 500 fino al 1500, racchiudendo tutto l’oscuro periodo del Medioevo. Durante questo tempo la chiesa romana, essendo divenuta una potenza secolare[3] si è caratterizzata per la sua corruzione, la sua idolatria e le persecuzioni ai dissenzienti. Queste non sono calunnie, ma è storia. Quanti intrighi, immoralità, delitti, come ad esempio con l’inquisizione, sono stati perpetrati sotto il manto della religione.» (Negri[4])

Il testo

Apocalisse 2:18 «All'angelo della chiesa di Tiatiri scrivi: Queste cose dice il Figlio di Dio, che ha gli occhi come fiamma di fuoco, e i piedi simili a bronzo incandescente: 19 "Io conosco le tue opere, il tuo amore, la tua fede, il tuo servizio, la tua costanza; so che le tue ultime opere sono più numerose delle prime. 20 Ma ho questo contro di te: che tu tolleri Iezabel, quella donna che si dice profetessa e insegna e induce i miei servi a commettere fornicazione, e a mangiare carni sacrificate agli idoli. 21 Le ho dato tempo perché si ravvedesse, ma lei non vuol ravvedersi della sua fornicazione. 22 Ecco, io la getto sopra un letto di dolore, e metto in una grande tribolazione coloro che commettono adulterio con lei, se non si ravvedono delle opere che ella compie. 23 Metterò anche a morte i suoi figli; e tutte le chiese conosceranno che io sono colui che scruta le reni e i cuori, e darò a ciascuno di voi secondo le sue opere. 24 Ma agli altri di voi, in Tiatiri, che non professate tale dottrina e non avete conosciuto le profondità di Satana (come le chiamano loro), io dico: Non vi impongo altro peso. 25 Soltanto, quello che avete, tenetelo fermamente finché io venga.26 A chi vince e persevera nelle mie opere sino alla fine, darò potere sulle nazioni, 27 ed egli le reggerà con una verga di ferro e le frantumerà come vasi d'argilla, 28 come anch'io ho ricevuto potere dal Padre mio; e gli darò la stella del mattino.29 Chi ha orecchi ascolti ciò che lo Spirito dice alle chiese".

Significato del nome

Il nome Tiatiri significa “Consumazione delle vittime” (Zurcher), «significa “che offre sacrifici, che offre incenso” caratteristico della chiesa di Roma. Su migliaia di altari di questa potente chiesa, che tiene sotto di sé milioni e milioni di persone, pretende di ripetere nell’eucarestia il sacrificio perfetto del Figlio di Dio, […]  che secondo la parola di Dio è fatto “una volta per sempre” e il suo valore è eterno (Ebrei 9 e 10).» (Donges)

Capisco che leggere opinioni così decise di alcuni studiosi possa lasciare perplesse tante brave persone cresciute nell’ambiente cattolico italiano, non abituate al confronto interconfessionale, tuttavia non dobbiamo averne paura, anzi possiamo farci delle domande su argomenti che prima davamo per scontati, renderci conto di come la pensano altri cristiani, e magari andare ad approfondire per controllare se ciò che essi affermano sia vero oppure no. Ognuno saprà trarre le sue conclusioni con l’aiuto del Signore.

18… Queste cose dice il Figlio di Dio...

È l’unica volta che nell’Apocalisse viene usato questo appellativo “Figlio di Dio”; tale potente solennità imprime nel resto del messaggio un’attenzione particolare.

19 "Io conosco le tue opere, il tuo amore, la tua fede, il tuo servizio, la tua costanza; so che le tue ultime opere sono più numerose delle prime.

Vediamo in questo versetto una conoscenza positiva incoraggiante ma che, se ci soffermiamo un attimo, fa anche riflettere. Due volte viene ripetuta la parola “opere”, una sola volta la parola “fede”. La seconda volta le opere sono “maggiori delle prime”. Questo è detto certamente in senso buono: le buone opere sono gradite a Dio e fanno bene al prossimo; il Signore le consce le vede e le apprezza. Ma sotto la riga si potrebbe quasi pensare che la fede in Tiatiri non abbia poi avuto uno sviluppo come le opere. Oggi, ad esempio, tra chiesa cattolica e la chiesa evangelica uno dei motivi di attrito sta proprio nel dare maggiore importanza alle opere (cattolici) o alla fede (evangelici).

Iezabel specifica e quella all’origine con la sua storia

20 Ma ho questo contro di te: che tu tolleri Iezabel, quella donna che si dice profetessa e insegna e induce i miei servi a commettere fornicazione, e a mangiare carni sacrificate agli idoli.

«[…] Notiamo subito che questa donna si presentava come una profetessa, cioè come qualcuno che annunciava le cose di Dio. Dobbiamo riconoscere che il pericolo più grande che abbiamo come chiesa è quello di ascoltare coloro che si presentano come persone che insegnano le cose di Dio, quando in realtà non sono da Dio. Allora, il pericolo più grande che abbiamo nella chiesa non viene da persone estranee alla chiesa, ma da coloro che si presentano come uomini o donne di Dio e che cercano di infiltrarsi dentro la chiesa […]»[5]

Iezabel specifica «Si tratta probabilmente di una vera persona che raccoglieva attorno a sé un folto gruppo di seguaci dell’eresia nicolaita.»[6]

Di chiunque si trattasse nella realtà, resta il fatto che l’indicazione di questo nome è particolarmente significativo a va studiato bene. Vediamo se troviamo qualche notizia in più:

«Chi era Iezabel all’origine? Se leggiamo nella Bibbia troveremo che Iezabel fu l’iniqua moglie del re Achab 1 Re 16:31). Era una straniera (fenicia) pagana e perciò non avrebbe mai dovuto salire sul trono di Israele. Il male non si limitò all’interno del regno di Israele, ma penetrò nel regno di Giuda, poiché una figlia di Iezabel sposò Joram, re di Giuda (2 Re 8:16-18). Poco mancò che tutti i discendenti della casa reale di Davide, dalla quale doveva nascere il Messia, fossero distrutti da Atalia, figlia di Iezabel (2 Re 11). Iezabel, dunque, recò morte e distruzione in Giuda. Ella introdusse in Israele il culto di Baal con tutti i suoi orrori, e soppresse completamente il culto all’Eterno. Il culto a Baal diventò la religione del popolo, la religione di Stato, e i profeti di Baal si moltiplicarono nel paese e vissero alla corte della regina. Iezabel era dunque un’omicida, una fanatica persecutrice ….  Aveva insegnato e sedotto i servitori del Signore a commettere la fornicazione e a mangiare carni sacrificate agli idoli, come troviamo nel nostro passo.»[7]

Ora, abbiamo detto che nella lettera a Tiatiri, si dà grande importanza alla falsa profetessa che induceva al peccato i credenti, avvicinata simbolicamente al nome di Izebel (o Iezabel o Gezabele). Nello studiare i fatti di questa regina, molti significativa nella Bibbia, abbiamo visto quanto potere idolatrico distruttivo riuscì ad avere in Israele. Ma era così semplice che una fanatica del peggiore paganesimo divenisse regina del popolo di Dio?  Come poté avvenire ciò?

In effetti se scaviamo ancora, scopriamo che le motivazioni del potere di Iezabel furono più d’una e tutte molto interessanti perché ci aiuteranno a capire molti intrecci di Israele e delle chiese professanti del presente: si trattò principalmente di calcoli politici, di alleanze sbagliate.

Ma leggiamo…      Iezabel non era proprio una qualunque, bensì la figlia di un importante re-sacerdote nemico e, se Israele invece di guardare solo la convenienza politica, avesse confidato più nell’Eterno, e pensato e riflettuto sulla personalità di questa donna e sulla ramificazione della sua fede (che non ha mai nascosto) ci sarebbe andato più cauto prima di farla salire sul trono.

«Izebel figlia di Etbaal, sacerdote-re di Tiro e Sidone, fu data in sposa ad Acab, per ratificare l’alleanza fra Tiro ed Israele, con la quale Omri, padre di Acab, cercava di controbilanciare l’ostilità di Damasco verso Israele. (880 a.C.ca). Fu fatto in modo che potesse continuare ad adorare il suo dio Baal, anche a Samaria, la sua nuova residenza (1 Re 16:31-33) …»

I calcoli di potere, la tolleranza politica a cui la storia ci ha abituati, fatta di compromessi intrighi e tradimenti, non è mai stata vicina al pensiero di Dio, che li ha in abominio. Eppure, continuamente il Signore diede e dà i giusti insegnamenti: In un certo senso qui fu il ripetersi e il peggiorare del peccato di Salomone (dal 970 al 930 a.C.) che in una sua politica di sincretismo religioso-politico si sposò con molte donne pagane idolatriche, permettendo loro di offrire sacrifici ad altri dèi, finendo così per corrompere pian piano tutta la fede del regno. Ogni volta che Israele confidava nella sua propria forza e nella sua propria strategia umana (e non nell’Eterno) finiva male.

Comunque, Israele rimane sempre per noi un riferimento, nel bene e nel male, perché leggendo e riflettendo sulla sua storia e sul suo rapporto con Yahweh noi apprendiamo molto, non solo sulla sua elezione, ma anche dai suoi errori.

Le chiese di oggi, studiando le lettere di Apocalisse che ci “costringono” a ricordare la storia di Israele, hanno la possibilità di esaminare sé stesse e, in questo alternarsi continuo tra passato e presente, possono trovare i mezzi per correggersi. Non solo, ma allo stesso tempo possono rendersi conto di come i tempi di Dio stiano maturando e di quanto siamo vicini al rapimento della chiesa che risulterà “vincente” tra tutte quelle simboleggiate in Apocalisse.

Ma proseguiamo la nostra lettura sui fatti della tremenda regina Iezabel: «… Aveva un carattere risoluto e tirannico, ed era decisa ed ostinata. Fanatica devota di Melqart, il Baal di Tiro, il personale al suo servizio includeva 450 suoi profeti e 400 profeti della dea Astarte, nel periodo in cui Acab era re (1 Re 18:19). Iezabel aveva fatto in modo che il suo dio fosse messo sullo stesso piano di Yahweh, Dio di Israele, e ciò l’aveva contrapposta al profeta Elia...»[8]

Si accenna ad Elia. Era un profeta potentissimo che però, nonostante i grandi segni che l’Eterno fece per mezzo suo, davanti a Iezabel fuggì e cadde in una profonda crisi depressiva.[9] Merita una riflessione. Anche Elia non era uno qualunque. Probabilmente è stato tra i più grandi profeti di Israele. Enoc ed Elia furono gli unici due esseri umani rapiti in cielo senza passare attraverso la morte, dunque sono figure importanti. Ebbene sarebbe quasi incomprensibile per la nostra logica capire come un uomo così vicino a Dio abbia potuto fuggire davanti ad una donna tanto caparbia. Per questo, ritengo che Iezebel simboleggi qualcosa di più di una donna testarda e cattiva. La ferocia con cui manifesta l’odio contro il popolo di Dio, l’ostinazione di chi non cede nemmeno di fronte all’evidenza che “più evidenza di così non si può”, non è indice di stupidità (dopo la morte del marito Acab riuscì ad esercitare il potere su Israele per dieci anni, come regina-madre), ma a mio modo di vedere è rappresentativa del carattere di Satana, che nonostante sappia della sua fine, non vuole arrendersi a Dio. Ci richiama alla mente l’irriducibilità del Faraone al tempo di Mosè. Anche se non riusciamo a capire bene il meccanismo di tanta durezza, che va al di sopra della logica, è tuttavia un fatto che si ripete nelle persone che aprono le porte all’Ingannatore e si lasciano condurre da lui. Nei giudizi apocalittici, per esempio, nel periodo della distretta, le persone non rapite, fuorviate dal maligno, vedendo l’aumentare della gravità delle piaghe, non solo non si convertiranno, ma bestemmieranno contro Dio sempre più.[10] In un certo senso, come la Chiesa di Gesù loda Dio, “l’antichiesa” infiltrata in essa, lo bestemmia, come probabilmente vedremo quando parleremo di Babilonia.

Così Iezabel rappresenta bene questa assurda cattiva ferocia: è la trasformazione che avviene in chi fa di Satana il suo dio. È la manifestazione appunto della personalità di Satana. Infatti, come chi crede nel Signore, e a Lui pensa, e a Lui si apre, finisce per assomigliare sempre più al Signore, così chi segue le vie dell’Ingannatore finisce per assumerne anche la personalità perversa, per questo gli somiglia nel comportamento. Chi segue le cose di Satana non crescerà verso la Vita, ma si involverà verso una falsa sapienza che gli farà scoprire solo la morte. Sarà così preso da questa falsità che non potrà più credere al bene, perché ormai avrà scambiato i parametri, e il bene per lui sarà diventato il male. Per questo non avrà più logica ed equilibrio in sé stesso. La distinzione tra bene e male è il primo dono di Dio, abbandonando Dio si perdono le Sue benedizioni e il senso del giusto. Oggi abbiamo un concetto di bontà e giustizia che non dipende più dalla differenziazione trasmessaci da Dio (per es attraverso i comandamenti) bensì abbiamo un concetto di “bene” che deriva da una “normalità” sociale, la quale dipende non da valori assoluti, ma da valori che cambiano in base ai consensi mediatici. Il bene, dunque, oggi è diverso per ogni tipo di realtà sociale che le nazioni del mondo attraversano.

La fine di Iezabel è sorprendente e violenta come il suo inizio:

Quando Elia ricevette da Iahweh l’ordine di tornare indietro e riunirsi al rimanente che non si era piegato a Baal, aveva ricevuto anche l’indicazione su chi avrebbe dovuto “ungere”[11] come futuro nuovo re di Israele, e su chi avrebbe dovuto nominare come profeta al suo posto: “ungerai pure Ieu, figlio di Nimsci, come re d'Israele, e ungerai Eliseo, figlio di Safat da Abel-Meola, come profeta, al tuo posto.” (1Re 19:16). Sarà lo stesso Ieu (o Jehu) infatti che comincerà a sterminare le famiglie regnanti corrotte, i falsi profeti di Baal ecc. Ma vediamo l’atteggiamento che ebbe Iazebel nei suoi confronti:

2 Re 9: 30 Poi Ieu giunse a Izreel. Izebel, che lo seppe, si diede il belletto agli occhi, si acconciò la capigliatura, e si mise alla finestra a guardare. 31 Mentre Ieu entrava per la porta della città, lei gli disse: «Porti pace, nuovo Zimri, uccisore del tuo signore?» 32 Ieu alzò gli occhi verso la finestra, e disse: «Chi è per me? chi?» E due o tre funzionari, affacciatisi, volsero lo sguardo verso di lui. 33 Egli disse: «Buttatela giù!» Quelli la buttarono, e il suo sangue schizzò contro il muro e contro i cavalli. Ieu le passò sopra, calpestandola; 34 poi entrò, mangiò e bevve, quindi disse: «Andate a vedere quella maledetta donna e sotterratela, poiché è figlia di un re». 35 Andarono dunque per sotterrarla, ma non trovarono di lei altro che il cranio, i piedi e le mani. 36 E tornarono a riferir la cosa a Ieu, il quale disse: «Questa è la parola del SIGNORE pronunciata per mezzo del suo servo Elia il Tisbita, quando disse: "I cani divoreranno la carne di Izebel nel campo d'Izreel; 37 e il cadavere di Izebel sarà, nel campo d'Izreel, come letame sulla superficie del suolo, in modo che non si potrà dire: 'Questa è Izebel'"».

Cerchiamo di non soffermarci sulla violenza del fatto; erano tempi in cui la vita di un uomo contava poco e le atrocità si moltiplicavano. Concentriamoci sul comportamento di Iezabel.

2 Re 9:30 Poi Ieu giunse a Izreel. Izebel, che lo seppe…

Ieu arrivava furioso[12] deciso a ripulire Israele dall’idolatria e dalla stregoneria in cui era caduto, dopo aver ucciso Ioram re di Israele figlio di Iezabel e Acazia re di Giuda.[13] Iezabel seppe tutto questo e non fuggì, anzi si preparò a riceverlo a modo suo:

 …si diede il belletto agli occhi, si acconciò la capigliatura, e si mise alla finestra a guardare.

“Applicato sulle palpebre con un pennello, questo cosmetico composto da polvere nera e olio conferiva profondità allo sguardo, nonché un effetto ingrandente degli occhi. L’apparizione di Iezabel alla finestra era volta ad ispirare soggezione a Ieu, come in vista di un’udienza regale” (MacArthur).

2 Re 9:31 Mentre Ieu entrava per la porta della città, lei gli disse: «Porti pace, nuovo Zimri, uccisore del tuo signore?»

“Nuovo Zimbri: Rivolgendosi a Ieu con tale appellativo, Iezabel alludeva alla precedente epurazione di Zimbri (1 re 16:9-15). Poiché quest’ultimo era morto dopo aver regnato solo sette giorni, Iezabel insinuò che la stessa sorte sarebbe toccata a Ieu” (MacArthur).

2 Re 9:32 Ieu alzò gli occhi verso la finestra, e disse: «Chi è per me? chi?»

Ieu non si lasciò intimidire dalla donna né dalle sue minacce.

E due o tre funzionari, affacciatisi, volsero lo sguardo verso di lui.

“Altri traducono ‘eunuchi’, si tratta di ufficiali della stessa Iezabel” (MacArthur). È interessante notare come è raccontata la direzione degli sguardi: Iezabel guarda dall’alto (dal secondo piano) con atteggiamento di malefica regina che ha potere, minacciando; Ieu la osserva per nulla impaurito e le risponde a tono, come per dire: “tu e quello che dici non siete niente per me”; gli ufficiali di iezabel affacciatisi anche loro, non guardano la regina ma guardano Ieu, come ad aspettare i suoi ordini, riconoscendo in lui il nuovo re.

33 Egli disse: «Buttatela giù!» Quelli la buttarono;

La terribile maligna Iezabel sprofonda a terra nel peggiore dei modi, Ieu passa sopra il suo cadavere con il carro e i cani divoreranno la sua carne.

Al di là della crudezza, notiamo due cose in questo tragico episodio:

1)     Iezabel, ripiena della malvagità satanica, non vuole cedere nemmeno di fronte all’evidenza e fino all’ultimo minaccia, credendo forse di poter gestire un potere che ormai non ha più. L’Eterno aveva già manifestato la sua potenza nel confronto tra i profeti di Baal ed Elia, ma come non fosse successo niente lei continuò a fare come prima, anzi peggio. Satana è così, nonostante l’Eterno sia l’Eterno, non smette di proferire bestemmie contro di Lui e a pensarsi come un dio che deve avere lo stesso potere.

2)     Ma la giustizia di Dio arriva sempre. Come il Suo amore è grande, così la Sua giustizia sarà severa e terribile per gli empi nel giudizio che attuerà.

 Detto questo, più consapevoli dei retroscena, possiamo leggere ora con maggiore attenzione il passo centrale della chiesa di Tiatiri.

Apoc 2:20 Ma ho questo contro di te: che tu tolleri Iezabel, quella donna che si dice profetessa e insegna e induce i miei servi a commettere fornicazione, e a mangiare carni sacrificate agli idoli. 21 Le ho dato tempo perché si ravvedesse, ma lei non vuol ravvedersi della sua fornicazione. 22 Ecco, io la getto sopra un letto di dolore, e metto in una grande tribolazione coloro che commettono adulterio con lei, se non si ravvedono delle opere che ella compie. 23 Metterò anche a morte i suoi figli; e tutte le chiese conosceranno che io sono colui che scruta le reni e i cuori, e darò a ciascuno di voi secondo le sue opere

Visto che conosciamo tutta la storia, possiamo ora concentrarci sui significati:

 20 Ma ho questo contro di te: che tu tolleri Iezabel, quella donna che si dice profetessa e insegna e induce i miei servi a commettere fornicazione, e a mangiare carni sacrificate agli idoli.

Il punto non è tanto la condanna alla falsa profetessa nominata Iezabel o alla figura della Iezabel biblica, quanto invece LA TOLLERANZA di una parte della chiesa di Tiatiri (e anche di tutte le chiese odierne in senso lato) nei confronti di ciò che il nome Iezabel indica. Questo è il peccato grave della chiesa di Tiatiri: tollerare dall’inizio una fede parallela e contraria a quella indicata dall’Eterno. Anche se all’inizio può sembrare insignificante, di poca importanza, una volta entrata ed “unita” a chi comanda (il re sposa Iezabel), quell’unione sbagliata del vertice produce i frutti sbagliati su tutto il popolo di Dio: “Non sapete che chi si unisce alla prostituta è un corpo solo con lei? «Poiché», Dio dice, «i due diventeranno una sola carne» (1 Cor 6:16). La “piccola” fede idolatrica si insinua come una crepa, si allarga, diventa abitudine popolare, e poi diventa tradizione, e la tradizione diventa dogma. E chi va contro il dogma sarà eliminato dalla gerarchia stessa come un pericolo per la loro leadership, a qualsiasi costo, fino alla fine della gerarchia contaminata stessa.

21 Le ho dato tempo perché si ravvedesse, ma lei non vuol ravvedersi della sua fornicazione

Nonostante la pazienza di Dio “lei non vuole ravvedersi”. Si tratta di un diniego volontario e consapevole di chi gestisce il potere corrotto e che in questa sua volontà perversa e “avversaria” (Satana vuol dire “Avversario”), non cederà mai, fino alla sua distruzione totale, al ritorno del Signore, quando di questo virus satanico non resterà più radice.

22 Ecco, io la getto sopra un letto di dolore

Dio è paziente ma vi è un limite oltre il quale il peccato non può più essere perdonato; superato quel limite che Lui solo conosce, manda il Suo giudizio; non solo il giudizio della fine dei tempi, ma prima ancora l’abbandono da parte dello Spirito Santo del tentativo di farlo ravvedere.

Il “letto di dolore” è probabilmente inteso come condanna in contrapposizione al “letto della fornicazione” «…poiché su un letto di lussuria costei aveva commesso atti immorali e sdraiata su un triclinio aveva mangiato cibi offerti alle false divinità in occasione di festini idolatrici» (MacArthur)

e metto in una grande tribolazione coloro che commettono adulterio con lei, se non si ravvedono delle opere che ella compie

Non solo chi direttamente ha causato l’idolatria, ma anche le persone che si sono unite a queste pratiche hanno la possibilità di ravvedersi. Pure se sembra scontato, il Signore spiega con molta chiarezza le conseguenze di tutti quelli che hanno avuto a che fare con questa forma di paganesimo.  Se non lo fanno, “se non si ravvedono dalle opere che ella compie”, anche loro saranno giudicati. Non è una ripetitività del Signore, ma una chiarezza necessaria differenziando bene le modalità, in vista del giudizio finale, in modo che quando questo avverrà, nessuno potrà dire “non lo sapevo”, oppure “non si capiva bene”.

23 Metterò anche a morte i suoi figli;

Anche qui apriamo i riferimenti: non si tratta solo dei figli esistiti della Iezabel biblica, né solo dei seguaci della falsa profetessa di Tiatiri, e nemmeno si limita alla seconda pessima generazione degli appartenenti alla chiesa di Tiatiri, ma inglobando tutto il messaggio del Risorto a questa chiesa, si proietta fino ad oggi e fino al giudizio: si tratta di tutti quelli che hanno avuto come “madre” questa idolatria. Vorrei ricordare ciò che abbiamo riportato un po’ addietro: Iezabel al suo seguito, oltre ai 450 profeti di Baal, aveva anche 400 profeti della dea Astarte. Uno dei nomi di questa dea Astarte è “Regina del cielo”. Ora se ipotizziamo la possibilità che abbiamo letto precedentemente, espressa da diversi studiosi, in cui Tiatiri era simbolicamente indicativa del potere papale configurato nella Chiesa cattolica, ci possiamo chiedere: quanti bravi credenti sono indotti anche oggi a pregare una “madre” che è “Regina del cielo”?

e tutte le chiese conosceranno che io sono colui che scruta le reni e i cuori, e darò a ciascuno di voi secondo le sue opere.

Questa frase è importante. Il Signore che conosce ogni profondità del cuore, dopo fatto in modo ceh ciascuno mostrasse ciò che ha realmente nel cuore,  darà a ciascuno secondo le sue opere.

«…e tutte le chiese conosceranno che io sono colui che scruta le reni e i cuori, e darò a ciascuno di voi secondo le sue opere.» (Apocalisse 2:23)

Questa frase è di fondamentale importanza: il Signore, che conosce ogni profondità del cuore, dopo aver fatto in modo che ciascuno mostrasse ciò che ha realmente dentro di sé, darà a ciascuno secondo le sue opere.

ATTENZIONE: anche se la salvezza si ottiene per fede, il giudizio sarà per le opere. Questo punto va meditato bene. Questo è uno dei motivi per cui in Apocalisse alla fine comparirà l’arca con dentro le tavole della Legge.[14] I dieci comandamenti resteranno il metro del giudizio finale di Dio. Parliamo ovviamente dei dieci comandamenti biblici non di quelli modificati che ci hanno insegnato in qualche catechismo.

Se questo avviso costituisce la parte centrale del messaggio a Tiatiri, non è meno rilevante un concetto che arriva subito dopo. Infatti, il Signore, proprio perché scruta le reni e i cuori sa perfettamente che non tutti seguono questa idolatria all’interno di questa chiesa: 

24 Ma agli altri di voi, in Tiatiri, che non professate tale dottrina e non avete conosciuto le profondità di Satana (come le chiamano loro), io dico: Non vi impongo altro peso. 25 Soltanto, quello che avete, tenetelo fermamente finché io venga.

In ogni confessione cristiana (ortodossa, cattolica e protestante) c’è una piccola percentuale di persone che non si allinea con tutte le dottrine che vengono loro predicate dalla gerarchia. Non si riferisce qui a chi è ribelle o al contrario è indolente o assente o superficiale (i “tiepidi” come vedremo nella chiesa di Laodicea, verranno rigettati da Dio) ma si riferisce a chi riflette, pensa, legge la Scrittura e valuta vigilando se ciò che è stato loro detto corrisponde a quanto è scritto, come facevano i credenti di Berea.[15]

Questi altri che si dissociano dall’idolatria sapevano leggere e capire le Scritture perché ascoltavano più la loro coscienza che la dottrina imposta. Anche oggi per fortuna ve ne sono tanti. Queste persone, nella loro riservatezza e nella loro fede semplice, non si sentono spinte a pregare alcuna creatura che non sia Dio Padre, Dio Figlio e Dio Spirito Santo, e seguono in coscienza quanto sentono. Essi mantengono il timone della fede pura nel Signore mantenendo l’ESSENZIALE DELLA FEDE CRISTIANA. A queste persone il Signore non impone altro peso, non le spinge a manifestare in modo eclatante il loro dissenso, non chiede loro più di quanto possano dare.

25 Soltanto, quello che avete, tenetelo fermamente finché io venga. La raccomandazione è di mantenere nel loro cuore la fede nel Signore che hanno. Mantenerla fino al Suo ritorno.

Pensavo a Lidia, la venditrice di porpora (attività diffusa in Tiatiri) che aprì il cuore a Paolo e si convertì per prima assieme alla sua famiglia accettando la Parola del Signore (Atti 16:14…). Probabilmente dalla testimonianza di questa donna si formò la chiesa di Tiatiri. Pensavo a come il Signore vide il suo cuore in mezzo a tante altre persone e spostò mari e monti chiamando Paolo e guidandolo passo-passo fino a lei. È bello sapere che Dio ci conosce e nessuno è abbandonato.

Poi un’altra donna, la falsa profetessa fece apostatare quella chiesa.

Eppure, esistono ancora persone come Lidia che hanno desiderio di Dio e vorrebbero ascoltarLo meglio. Queste persone, in qualunque chiesa (anche apostata) si trovino oggi, non resteranno deluse, perché il Signore avrà cura di loro in modo meraviglioso.

25 Soltanto, quello che avete, tenetelo fermamente finché io venga. 26 A chi vince e persevera nelle mie opere sino alla fine, darò potere sulle nazioni, 27 ed egli le reggerà con una verga di ferro e le frantumerà come vasi d'argilla, 28 come anch'io ho ricevuto potere dal Padre mio; e gli darò la stella del mattino. 29 Chi ha orecchi ascolti ciò che lo Spirito dice alle chiese".

finché io venga.

Il ritorno di Gesù Cristo è un punto fermo nella fede del cristiano; fa parte di “quell’essenziale” che dobbiamo mantenere.  “Quanto al Nuovo Testamento, si è calcolato che 319 versetti, cioè 1 su 25, sono dedicati al ritorno del Cristo. Dunque, si può affermare che poche dottrine bibliche sorpassano per importanza quella della quale ci occupiamo” (Pache).

26 A chi vince

I conflitti le lotte interiori a cui è sottoposto il cristiano non ci sono mai state nascoste da Gesù e nel NT. È solo la facile predicazione moderna “buonista”, che per avere più fedeli dentro le chiese, preferisce nascondere quanto il cammino cristiano sia sofferto e impegnativo. Si tratta di una vittoria da perseguire; vittoria che non è per niente scontata, e che dipende anche dalla nostra volontà, altrimenti non direbbe “a chi vince”.

e persevera

La perseveranza è la coerenza, la fermezza, la continuità nel mantenere stabile la propria fede. È molto più difficile perseverare nella fede piuttosto che provarla con entusiasmo all’inizio. Lo abbiamo visto nella prima chiesa di Efeso quando prevedendo il seguito, il Risorto la rimprovera dicendo che “ha scordato il primo amore”.

in questa vita terrena il tempo che ci è dato è una testimonianza continua di ciò che siamo, di ciò che abbiamo dentro. Il mondo è fatto di continui mutamenti, mentre ciò che viene da Dio è stabile. Restare in questa stabilità non è un fatto acquisito o un miracolo (che assomiglierebbe in questo caso più ad una magìa), è invece un atto spesso travagliato e tormentato, in cui ciò che crediamo deve fare i conti con ciò che vediamo attorno a noi. La volontà di mantenere viva la fede nelle promesse di Dio costituisce la nostra spina dorsale. Una fede che non ha speranza nel ritorno di Gesù, nel Suo regno, nei “cieli nuovi e terra nuova” è una fiducia in un “bene” generico senza fondamento. Dio non è “il bene generico” ma un Essere che sta portando a compimento il creato, come dicemmo all’inizio, un Suo progetto, un Suo disegno preciso. Vi sono dunque dei tempi fissati e dei fatti precisi in cui, volenti o nolenti siamo e saremo inseriti.

persevera nelle mie opere

Tale continuità di fede non è una questione intellettuale. Non basta credere in qualcosa se poi questo qualcosa non è attuato nella pratica. La fede abbiamo visto è l’inizio della nostra trasformazione interiore, ma poi le opere sono lo sviluppo, la conseguenza di essa.

persevera nelle mie opere sino alla fine

I tempi dicevamo sono fissati. Sino alla fine significa sino a quando Dio ha stabilito; sia questo la fine della nostra vita terrena o la fine dei tempi. Dio conosce entrambi i traguardi e ci ha dato i mezzi per arrivarci se noi Gli restiamo fedeli.

darò potere sulle nazioni, 27 ed egli le reggerà con una verga di ferro e le frantumerà come vasi d'argilla, 28 come anch'io ho ricevuto potere dal Padre mio; e gli darò la stella del mattino.           

Il potere sulle nazioni si riferisce a quando Gesù tornerà come Re sulla terra ed assumerà il controllo del regno messianico millennale. In questo governo “quelli che hanno vinto”, ovvero hanno mantenuto la giusta fede, saranno uniti a Lui (Gesù stesso è la stella del mattino) ed eserciteranno con Lui il potere sulle nazioni della terra, in modo deciso (con una verga di ferro) impedendo ad ogni forma di male di sussistere e serpeggiare. Sarà Gesù, il Messia, quel capo forte che tutti stanno inutilmente cercando tra i tanti governi attuali.

 

Conclusione

«Cristo vuole che ci impegniamo di tutto cuore, nell’opera di Dio. Una vita vissuta in ricerca di divertimento e piaceri o per interessi, è una vita sprecata eternamente. Cristo comanda di impegnarci al punto di faticare per la Sua gloria, in tutta la nostra vita. Questo è come dobbiamo vivere come chiesa e come individui.

 

Cristo non tollera la chiesa che permette nel suo mezzo un falso insegnamento o il peccato. Cristo vuole che teniamo la chiesa pura, sia in dottrina, che in pratica. Allora, dobbiamo valutare e giudicare quello che ci viene presentato, per essere una chiesa pura.»[16]

 

Come la Chiesa, così la nostra persona. Dio richiama alla memoria il Suoi comandamenti senza i quali non potremmo discernere il bene dal male; tramite il sacrificio di Cristo unico intercessore, perdona i nostri peccati; Tramite la guida e la consolazione dello Spirito, santifica e porta alla perfezione quanti ha chiamato e hanno creduto. E’ indispensabile da patre nostra un controllo di ciò che è estraneo a Dio e una attenta condotta di integrità morale nell’attesa del ritorno di Gesù.



[1] IL CRISTO DELL’APOCALISSE – J. Zurcher -AdV

[2] APOCALISSE – le cose che devono avvenire tra breve – Emil Donges – Il Messaggero Cristiano

[3] “Potere secolare”  che appartiene al secolo, al mondo; laico, non religioso: il potere secolare; braccio secolare, il potere civile  (https://dizionario-online.net/secolare.html);   Possibile sinonimo: “L'espressione potere temporale si usa di solito in riferimento al periodo storico in cui il Papa, oltre ad essere sommo pontefice della Chiesa cattolica, è stato anche sovrano dello Stato Pontificio (dal 752-1870). Il termine "temporale" indica il governo degli uomini (oggi definito "potere politico"). Il termine viene spesso giustapposto a "potere spirituale", ovvero governo delle anime. (wikipedia)

 [4] LA RIVELAZIONE DI GESU’ CRISTO – COMMENTARIO pratico sull’Apocalisse – Samuele Negri –MBG

[5] aiutobiblico.org

 [6] Apocalisse – note di A. Lancellotti - Edizioni Paoline

 [7] APOCALISSE – le cose che devono avvenire tra breve – Emil Donges – Il Messaggero Cristiano

[8] Dizion. Biblico GBU

[9] Nei capitoli 18 e 19 di 1 Re è narrato lo scontro di Elia con i profeti di Baal della regina Iezabel. L’Eterno agì con grandissima potenza tanto da far scendere il fuoco dal cielo, ed il popolo ritornò alla fede. Probabilmente Elia di fronte a segni tanto potenti di Yahweh si sarebbe aspettato una resa di Iezabel, ma questa invece di umiliarsi aumentò la sua rabbia e la sua ferocia minacciando di morte Elia che, spaventato e deluso, fuggì nel deserto chiedendo a Dio di morire, perché era rimasto da solo. Ma il Signore sul monte Oreb lo rafforzò, lo rimandò indietro e gli disse che non era solo, che si era riservato “un residuo di settemila uomini, tutti quelli il cui ginocchio non s'è piegato davanti a Baal “ (1 Re 19:18) e assieme a quello avrebbe dovuto agire.

[10] “E gli uomini furono bruciati dal gran calore; e bestemmiarono il nome di Dio che ha il potere su questi flagelli, e non si ravvidero per dargli gloria.”

“e bestemmiarono il Dio del cielo a causa dei loro dolori e delle loro ulcere, ma non si ravvidero dalle loro opere.”

“E cadde dal cielo sugli uomini una grandine enorme, con chicchi del peso di circa un talento; gli uomini bestemmiarono Dio a causa della grandine; perché era un terribile flagello” (Apocalisse 16:9, 11, 21)

 [11] L'unzione nella tradizione biblica consisteva nel versare sulla testa di un eletto dell'olio consacrato. Era riservata ai re ed ai sacerdoti e tra questi, in particolare, al sommo sacerdote. Ad esempio Samuele unge i primi due re d'Israele, prima Saul ((1 Samuele 10,1), e poi Davide: (1 Samuele 16,13). Il rito dell'unzione dava al re un carattere sacro e faceva di lui il vassallo di Dio, l'unto di Dio. (Wikipedia)

 [12] “A vederlo guidare il carro, si direbbe che è Ieu, figlio di Nimsi; perché guida come un pazzo” (2 Re 9:20)

[13] 2 Re 9: 21 Allora Ioram disse: «Attaccate il carro!» Il suo carro venne attaccato e Ioram, re d'Israele, e Acazia, re di Giuda, uscirono ciascuno sul suo carro per andare incontro a Ieu, e lo trovarono nel campo di Nabot d'Izreel. 22 Quando Ioram vide Ieu, gli disse: «Ieu, porti pace?» Ieu rispose: «Che pace vi può essere finché durano le prostituzioni di Izebel, tua madre, e le sue innumerevoli stregonerie?» 23 Allora Ioram si voltò indietro, e fuggì, dicendo ad Acazia: «Siamo traditi, Acazia!» 24 Ma Ieu impugnò l'arco e colpì Ioram fra le spalle, in modo che la freccia gli uscì trapassando il cuore, ed egli stramazzò nel suo carro. 25 Poi Ieu disse a Bidcar, suo aiutante: «Prendilo, e buttalo nel campo di Nabot d'Izreel; poiché, ricordalo, quando tu e io cavalcavamo assieme al seguito di Acab, suo padre, il SIGNORE pronunciò contro di lui questa sentenza: 26 "Com'è vero che ieri vidi il sangue di Nabot e il sangue dei suoi figli, dice il SIGNORE, io ti renderò il contraccambio qui in questo campo!", dice il SIGNORE. Prendilo dunque e buttalo in quel campo, secondo la parola del SIGNORE». 27 Acazia, re di Giuda, veduto questo, fuggì per la strada di Bet-Gan; ma Ieu gli andò dietro, e disse: «Tirate anche a lui sul carro!» E lo colpirono alla salita di Gur, che è vicino a Ibleam. E Acazia fuggì a Meghiddo e là morì. 28 I suoi servitori lo trasportarono sopra un carro a Gerusalemme, e lo seppellirono nella sua tomba, con i suoi padri, nella città di Davide. 29 Acazia aveva cominciato a regnare su Giuda l'undicesimo anno di Ioram, figlio di Acab.  

 [14] “Allora si aprì il tempio di Dio che è in cielo e apparve nel tempio l'arca dell'alleanza” (Apocalisse 11:19a)

 [15] Atti 17: 10 Ma i fratelli subito, di notte, fecero partire Paolo e Sila per Berea; ed essi, appena giunti, si recarono nella sinagoga dei Giudei. 11 Or questi erano di sentimenti più nobili di quelli di Tessalonica, perché ricevettero la Parola con ogni premura, esaminando ogni giorno le Scritture per vedere se le cose stavano così. 12 Molti di loro, dunque, credettero, e così pure un gran numero di nobildonne greche e di uomini.

[16] aiutobiblico.org

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