APOCALISSE 2:8-11 – SMIRNE - n. 433
di RR 9-10-26 (puntata precedente https://ritornocristiano.blogspot.com/2026/10/capire-meglio-le-lettere-alle-sette.html )
Siamo al messaggio per
la chiesa di Smirne, il cui nome significa "mirra", amarezza. Si parlerà dunque di un avviso per le
persecuzioni che i fedeli avrebbero incontrato.
|
Può venire alla mente
uno
dei doni che fecero i magi alla nascita di Gesù.[1] La possibile concomitanza amarezza-dono
fa pensare e ci apre a riflessioni molto ampie. Questa essenza di mirra fu
usata con Nicodemo come mistura per l’imbalsamazione del corpo di Gesù (Giov.
19:39). E’ collegata al profumo, all’incenso… amarezza-dono-profumo-preghiera-morte-resurrezione….
Per il momento manteniamo in memoria queste possibili assonanze,
poi spero di poter riprendere qualche approfondimento. |
IL TESTO
Apoc. 2:8 «All'angelo
della chiesa di Smirne scrivi: Queste cose dice il primo e l'ultimo, che fu
morto e tornò in vita:9 "Io conosco la tua tribolazione, la
tua povertà (tuttavia sei ricco) e le calunnie lanciate da quelli che dicono di
essere Giudei e non lo sono, ma sono una sinagoga di Satana. 10 Non
temere quello che avrai da soffrire; ecco, il diavolo sta per cacciare alcuni
di voi in prigione, per mettervi alla prova, e avrete una tribolazione per
dieci giorni. Sii fedele fino alla morte e io ti darò la corona della vita.11 Chi
ha orecchi ascolti ciò che lo Spirito dice alle chiese. Chi vince non sarà
colpito dalla morte seconda".
RIFLESSIONI:
Questa è la lettera più breve tra le sette. I messaggi del Signore non sono mai lunghi o
prolissi: vanno subito al sodo
badando all’essenziale. Trovo che anche questo sia un insegnamento importante.
In alcune chiese ho assistito a prediche di ore, con la pretesa che fossero
sospinte dallo Spirito, ma che invece annoiavano e basta. Non occorrono molte
parole per dire cose importanti. La sintesi è fondamentale per non andare fuori tema e per esprimere la
completezza di un argomento senza che chi ascolta si distragga.
La prima cosa che
notiamo in questo testo è che nel messaggio non ci sono rimproveri, ma solo
un incitamento a resistere di fronte alle prove imminenti. A quanto ci è
dato sapere i credenti di Smirne accolsero questa esortazione e resistettero
alle notevoli persecuzioni dei Romani e dagli stessi Giudei; i pochi credenti
seppero mantenere la loro fede. Possiamo dire che quei cristiani vinsero la
loro battaglia.
È interessante
considerare che la città non fu distrutta ed oggi (il suo nome attuale è Izmir) è più che mai un centro importante, terza
città della Turchia.
QUALE POTREBBE ESSERE L’INSEGNAMENTO PER NOI OGGI?
Pensateci bene. Vi risultano molte predicazioni
nelle chiese in cui si parla di dolori e sofferenze che il cristiano deve
passare? Pochissimi pastori
accennano alle tante prove che ogni credente dovrà superare. Quante volte
abbiamo accennato al “buonismo” odierno di un cristianesimo irreale? Ad Efeso l’apostolo Paolo non a caso parlò
di una “armatura” da indossare contro gli attacchi del male. Pensate che
l’avvertimento
riguardasse solo quella comunità? No, riguarda tutte le chiese cristiane in generale e anche noi, singolarmente. Infiniti sono gli attacchi
dell’ingannatore per impedirci di mantenere la nostra fede nella verità. È più
facile combattere o cedere alle piacevolezze di un presente dove ciò che conta
è solo il nostro benessere fisico e materiale? Dice il Negri: «L’evangelo non è
solo un fatto di opinione e cultura, ma è impegno, sacrificio, sofferenza.
Significa porre il Signore e la sua causa al primo posto. Il problema più grave che
affligge la chiesa di oggi è la presenza di benessere, divertimento, agiatezze,
compromessi, mondanità, potere. Non si è più disposti al sacrificio, a soffrire per il Signore. Questo spiega il
successo del cosiddetto “evangelo della prosperità” insieme a tutto ciò
che è trionfalistico. Il Signore viene messo al secondo, terzo, ultimo posto.
Perciò si impone una scelta [tra l’amore verso Dio o quello verso il mondo n.d.r.].
Troppe volte equivochiamo con le ricchezze che il Signore ci dona, come perdòno,
riconciliazione, vita eterna, e crediamo che tutto questo ci preservi da ogni
difficoltà. Non è così. Bisogna essere disposti ad affrontare il combattimento per cui ci è
stata fornita l’armatura (Efes.
6:11-17). Paolo e Barnaba esortarono “i discepoli a perseverare nella fede
dicendo loro che dobbiamo entrare nel regno di Dio attraverso molte tribolazioni” (Atti 14:22; 2 Tim 3:12)» [2]
Se
tutto questo con cui concordiamo pienamente non viene insegnato nelle chiese, i
fedeli si scandalizzeranno di fronte alle normali difficoltà della vita cristiana e perderanno presto la
fede perché non riconosceranno l’agire del nostro Signore anche nelle prove.
«Era qui
presente una nutrita colonia giudaica, dalla quale potevano trovare
incoraggiamento movimenti ostili ai cristiani (ecco il perché dell’espressione «sinagoga
di Satana») […] I Giudei che son tali soltanto di nome e in virtù della
loro discendenza carnale, non sono veri Giudei, membri del popolo di Dio, ma
possono diventar una sinagoga di Satana. Così coloro che di cristiani
hanno soltanto il nome, ma non hanno né la fede né la vita del discepolo di
Cristo, non sono in realtà cristiani. Così una chiesa composta di tali membri
può diventare anticristiana ed essere uno strumento di Satana per calunniare e
perseguitare i figliuoli di Dio. […]
Come Efeso, era una città commerciale e ricca, ma vi erano anche qui dei
culti idolatrici, su tutti quello di Bacco. […] In Smirne spesso una grande
folla si ritrovava nello stadio a gridare: “A morte i cristiani!” Infatti
alcuni credenti erano stati tormentati orribilmente per il divertimento della
folla [racconto dell’uccisione sul rogo dell’anziano pastore di
Smirne Policarpo] […] La chiesa
di Smirne è povera di beni materiali, perché composta di persone non
appartenenti ai ceti ricchi, influenti, colti; povera anche perché spogliata
dalla persecuzione; eppure ricca di beni spirituali, più preziosi e
permanenti. […] sintesi: “non temere, sii fedele; avrai la corona della vita”»[3]
IL PROBLEMA DELLA SOFFERENZA
«Il problema della
sofferenza umana, anche se limitata nel tempo, è tra gli argomenti più
difficili da capire nella nostra esistenza terrena. La sofferenza sempre presente ha sempre
confuso i credenti fedeli; si pensa che debbano essere gli empi a soffrire,
perché dovrebbero soffrire i buoni? La Scrittura ci offre alcune risposte: La
sofferenza può: 1)avere come fine la disciplina (1 Co 11:30; Eb 12:3-13); 2)essere
preventiva (come la spina nella carne di Paolo 2 Cor 12:7); 3)produrre obbedienza
(come le sofferenze di Cristo, Eb 5:8; Ro 5:3-5); 4)una migliore testimonianza
per Cristo (come in At 9:16).» (J. F. Walvoord). Tuttavia anche se queste risposte condivisibili sono state
evidenziate teologicamente così bene, credo che non ci soddisfino del tutto; ci deve
essere dell’altro. Penso
che la sofferenza nella vita terrena sia stata una scelta di Dio (applicata
completamente nel Figlio, fino alla morte); una scelta che, pure se
teologicamente ha molte spiegazioni che razionalmente capiamo, tuttavia rimane
ancora da comprendere nelle profondità della nostra anima. L’apocalisse è come un centro
essenziale “racchiuso”
come i titoli di un indice di un libro, e questi titoli rimandano, irraggiano, i
nostri pensieri su tutta la Bibbia; pensieri che vanno e vengono arricchendosi
di altri pensieri buoni ogni volta che si spostano. Si irradiano domande e
meditazioni e rivelazioni in tutte le direzioni, e solo con il confronto e
l’approfondimento di tutta la Bibbia canonica, guidata dall’ascolto dello
Spirito Santo, possiamo fare nostre certe risposte di fede matura. Per questo
come dicevo prima, il problema della sofferenza andrà ripreso più volte, man
mano che la nostra fede cresce, man mano che le nostre cellule cerebrali
acquisiscono connessioni sempre più estese e significative, come
l’approfondimento di 2 Tess. 1:3-12 che
spero di aggiungere quanto prima in Appendice[4]
Ricordiamo intanto due cose:
La prima è che “tutte le cose cooperano al bene
di quelli che amano Dio” (Rom 8:28a);
la seconda è che al momento della prova
siamo tutti in una condizione di particolare oppressione che ci impedisce di
analizzare le cose con distacco. SOLO DOPO, con un altro stato d’animo, passata
la prova, ne potremo vedere le motivazioni complete ed i benefici che ci ha
portato.
Cosa
possiamo fare allora se non confidare nel nostro Signore, anche se non capiamo bene tutto quanto?
Noi
stiamo vivendo una particolare situazione epocale. La fede serve a questo: è un ponte che ci
permette di camminare sopra i nostri momenti di vuoto e di paura. Con la fede in Dio, nelle
Sue promesse (anche attraverso l’Apocalisse, che parla di una vittoria finale),
noi possiamo proseguire nella speranza che ci sta davanti, sapendo che: a) le prove, qualunque esse siano, sono sempre
per un tempo relativamente breve (“avrete una tribolazione per dieci giorni”);
b) dato l’avvicinarsi in velocità esponenziale
del ritorno del Signore, non dimentichiamo che certe sofferenze che aumentano
sono state simbolicamente avvicinate alle “doglie del parto”. Seppure
aumentano significa che è sempre più vicino il Signore.
LA MORTE SECONDA
Apoc. 2:11 “….Chi vince non sarà colpito dalla morte
seconda”. Vediamo
meglio cosa significa:
Ci pare giusto almeno
accennare al significato della “morte seconda” che compare quattro volte
nell’Apocalisse (2:11; 20:6,14; 21:8), pur senza addentrarci in merito ai
giudizi:
Detto in termini
semplici la “prima morte” è quella che hanno subìto o subiscono tutte le
persone (tranne Enoc, Elia, - entrambi rapiti
senza passare attraverso la morte - e tranne tutte le persone considerate
“giuste” che saranno trovate vive al momento del rapimento dei credenti).
La “morte seconda”
è la condanna dopo il “giudizio universale”, che avverrà alla fine dei tempi,
dopo il millennio e dopo l’ultima ribellione, all’atto della resurrezione di
tutte le anime non salvate. Dopo questo evento che rappresenta anche la fine
del nostro sistema di cose, vi sarà la creazione del nuovo cielo e della
nuova terra, così come troveremo nel cap. 21 di Apocalisse:
Ap 21:1 Poi
vidi un nuovo cielo e una nuova terra, poiché il primo cielo e la prima terra
erano scomparsi, e il mare non c'era più. 2 E vidi la santa città,
la nuova Gerusalemme, scendere dal cielo da presso Dio, pronta come una sposa
adorna per il suo sposo. 3 Udii una gran voce dal trono, che
diceva: «Ecco il tabernacolo di Dio con gli uomini! Egli abiterà con loro, essi
saranno suoi popoli e Dio stesso sarà con loro e sarà il loro Dio. 4 Egli
asciugherà ogni lacrima dai loro occhi e non ci sarà più la morte, né
cordoglio, né grido, né dolore, perché le cose di prima sono passate».
[1] Matteo 2:11 Entrati nella casa, videro il
bambino con Maria, sua madre; prostratisi, lo adorarono; e, aperti i loro
tesori, gli offrirono dei doni: oro, incenso e mirra.
[2] Da
“La rivelazione di Gesù Cristo” –Commentario pratico sull’Apocalisse – Samuele
Negri – MBG (le evidenziazioni sono
nostre).
[3] Adisangiorgioacremano (le
evidenziazioni sono nostre).
[4] Aggiuungeremo PERSECUZIONI SOFFERENZE INGIUSTIZIE DA 2 TESS. 1:3-12 DOPO SMIRNE DI AP.2 - Breve studio
------------------
(continua)
Commenti
Posta un commento