Capire meglio le lettere alle sette chiese di Apocalisse - EFESO - n. 432
Pubblicato il 9 Ottobre 2026 | Di Renzo Ronca
Da un commentario prendiamo almeno TRE LINEE INTERPRETATIVE, le più semplici, espresse nel modo più facile possibile: [1]
1) Le sette lettere esprimerebbero solo il racconto storico, le condizioni reali delle sette chiese nel periodo in cui Giovanni le riportò nell’Apocalisse. Quei fatti sarebbero accaduti in quel momento e basta, slegate le une dalle altre.
2) Le sette lettere offrirebbero la situazione generale del cristianesimo sulla terra in un qualsiasi momento della storia. I fatti e le condizioni raccontate si sarebbero verificate – e si verificherebbero- in ogni secolo dalla nascita della Chiesa fino ad oggi; una volta si verifica una condizione, un’altra volta un’altra condizione, senza un ordine preciso.
3) Le sette lettere rappresenterebbero la cronologia della storia della Chiesa fino ad oggi, in modo preciso ordinato ininterrotto, ciascuna in un diverso periodo storico ma tutti conseguenti, fino al momento del rapimento della Chiesa stessa, che non sarebbe lontano. Ora chi intravedeva la Chiesa Ortodossa in Pergamo e la Chiesa Cattolica a Tiatiri si riferiva al tipo di interpretazione n.3, che ora riportiamo in forma più estesa:
I. Efeso: la chiesa del I sec. [dall’anno zero (in cui viveva Cristo) all’anno 100 d.C. incluso] era in genere degna di lode, ma aveva già perduto il primo amore.
II. Smirne: dal II al IV sec. [II sec. d.C. dal 101 al 400 ] la chiesa fu perseguitata dall’Impero Romano.
III. Pergamo: nel corso del IV e V sec. (400 d C. al 500 d.C.) il cristianesimo fu riconosciuto come religione ufficiale sotto l’egida di Costantino.
IV. Tiatiri: dal VI al XV sec. (dal 501 d.C. al 1500 d.C.) la chiesa cattolico-romana dettò le regole del cristianesimo occidentale fino a che non fu scossa dalla riforma protestante. In Oriente fu la chiesa ortodossa a detenere il controllo della religione cristiana.
V. Sardi: il XVI e il XVII sec. (dal 1501 al 1700 d.C.) rappresentano il periodo successivo alla riforma. La luce della riforma si sarebbe ben presto affievolita.
VI. Filadelfia: durante il XVIII e il XIX sec. (dal 1701 dC. al 1900) vi furono grandi risvegli e movimenti missionari.
VII. Laodicea: la chiesa degli ultimi tempi e descritta come tiepida e apostata. È la chiesa del liberalismo e dell’ecumenismo.
LA NOSTRA OPINIONE SUI MESSAGGI ALLE SETTE CHIESE
Secondo il nostro modo di vedere e di interpretare, non si dovrebbe mai dogmatizzare e tagliare via in assoluto una tipologia interpretativa a discapito dall’altra. In particolare, queste tre linee hanno qualcosa di buono e, una volta ammorbidite, tolti loro gli spigoli, potrebbero anche coesistere senza escludersi, magari aggiungendo riferimenti su diversi livelli. All’occorrenza si tratta solo di usarle con una certa saggezza, delicatamente, senza usare la falce. Questo è quello che desidereremmo fare.
Del resto, tutti abbiamo bisogno di umiltà e quando ci avviciniamo alle rivelazioni del Signore nessuno è maestro: non lo è un individuo e non lo è una chiesa cristiana (soprattutto quando con la prepotenza volesse ergersi sulle altre). Abbiamo tutti da apprendere e da ridimensionarci, individui chiese e chiesette, come scopriremo presto.
Lasciamo al teologo fare disquisizioni teologiche; noi cerchiamo di apprendere il più possibile da quanto leggiamo, poi lasciamo a queste notizie il tempo di depositarsi nella nostra mente e nella coscienza in forma il più possibile ordinata. Ordine che verrà a disporsi con naturalezza sotto la guida dello Spirito Santo. Attraverso la loro lettura possiamo consolarci correggerci e prepararci per quanto accadrà. Il nostro fine infatti non è di fare una semplice esegesi fine a se stessa, bensì è quello di capire le cose che stanno per avvenire, perché il tempo è vicino (Ap 1:3). “Così in questi sette messaggi il Signore ha voluto informarci offrendoci un panorama significativo, non solo della chiesa in quel momento, ma anche della descrizione della storia della Chiesa dalla Pentecoste (Atti 2) fino al rapimento di essa (1 Tess. 4:13-18)” (S. Negri).
LE SETTE CHIESE VISTE DA VICINO
Dopo aver “sorvolato” lentamente il territorio dell’Apocalisse di Giovanni, eravamo entrati “a piedi” e stavamo “camminando” senza fretta, osservando i particolari più evidenti. Avevamo letto la solenne dedica del Signore alle 7 chiese dell’Asia (Ap 1:4) ed avevamo appena accennato al modo di leggere questi messaggi. Proseguiamo.
LOCALITA’ REALI, CONTENUTI FLUIDI
Ci troviamo di fronte a sette lettere scritte a sette località reali, esistenti davvero: Efeso, Smirne, Pergamo, Tiatiri, Sardi, Filadelfia, Laodicea; tutte in Asia Minore, nell’attuale Turchia. La loro scelta, la loro storia, i contenuti fluidi dei messaggi applicabili in diversi tempi e in diversi modi, hanno spesso intrecciato il commento e le spiegazioni dei teologi.
NOI OCCIDENTALI
A differenza della mentalità ebraica, molto concreta, noi occidentali siamo spesso inclinati ad analizzare e complicare anche i concetti più semplici. Ciò porta a ipotizzare interpretazioni che, talvolta per sottili sfumature, finiscono per distanziarsi notevolmente tra loro, proprio come accade con la deriva dei continenti. Questo approccio frammentario emerge in modo particolare di fronte al libro dell’Apocalisse, dove la moltitudine di chiavi di lettura rischia di far prevalere i singoli punti di vista rispetto a un intento comune di comprensione.
Sarebbe invece prezioso sforzarsi di non considerare le varie interpretazioni come tesi in contrapposizione per un primato, ma piuttosto saper accogliere con rispetto i diversi contributi, ritenendo ciò che è buono,[2] secondo un attento filtraggio tra coscienza dell’anima nostra e Spirito di Dio. Almeno proviamoci.
APOCALISSE 2:1-7 – EFESO
Inquadramento:
Si tratta della stessa chiesa di Efeso a cui l’apostolo Paolo mandò la sua precedente lettera. A quei tempi Efeso era una città grande, davvero importante. «Capitale della provincia romana dell’Asia…. Il primo annuncio del Vangelo fu probabilmente portato da Priscilla ed Aquila, una coppia di sposi di eccezionali doti spirituali (Atti 18:26), trattenutasi in loco allorché Paolo intraprese il suo 2° viaggio missionario (Atti 18:18-19) …. La città era forse meglio nota per il suo magnifico tempio di Artemide o Diana, una delle sette meraviglie del mondo antico. Era altresì importante centro politico, culturale e commerciale, alla stregua di Alessandria d’Egitto e Antiochia di Pisidia…»[3]
«Il tempio di Atermide (Diana in latino) era una delle sette meraviglie del mondo antico […] circa quattro volte più grande del Partenone era impreziosito da molte opere di grande valore […] 150 m di lunghezza, 70 di larghezza, 20 di altezza. 127 colonne di marmo pario[4] di cui 36 rivestite di oro e pietre preziose […] L’apostolo Paolo vi soggiornò due anni (Atti 19:8,10) e qualche tempo dopo, Timoteo vi esercitò il suo ministero (1 Tim 1:3). Fu l’apostolo Giovanni comunque ad essere più strettamente associato a questa città.» [5]
Precedenti e successivi utili:
La lettera agli Efesini di Paolo ci serve per capire gli antefatti che poi portarono questa chiesa al fallimento, nonostante i ripetuti avvertimenti. In Efesini vengono ricordati ai credenti le grandi benedizioni ricevute, ma proprio per questo viene raccomandata anche una attenta vigilanza dalle tentazioni dell’avversario che non sarebbero mancate (“l’armatura del cristiano” Efes. 6:10-18). Viene inoltre rivelata per la prima volta una verità fondamentale e cioè che tutti coloro che credono a Gesù Cristo, il Messia, sono uguali davanti a Dio (giudei e non giudei); tutti concittadini del Suo regno eterno. Infine, Paolo parla della Chiesa intesa come “Sposa di Cristo” (MacArthur).
Ma dopo una buona partenza in cui sembrò svilupparsi una sana e fiorente comunità,[6] apprendiamo già dalla prima lettera a Timoteo che le cose in pochi anni si erano guastate (1 Tim 1:3-4; 6-7; 19-20; 4:1-6, 11-12; 5:17-24; 6:3-5, 9-10, 20-21) (S.Negri).
Proprio perché molto amata dal Signore abbiamo nel messaggio dell’Apocalisse un incoraggiamento ed un nuovo invito, ma molto più breve –come sono tutti e sei gli altri messaggi- quasi una comunicazione telegrafica in cui oltre a rinnovare l’amore, il Signore evidenzia gli errori della comunità e la rimprovera dicendo che se non cambia allora finirà inevitabilmente per essere distrutta. Le raccomanda un ravvedimento urgente.
La comunità di allora non cambiò ed oggi di questa città e di questa chiesa rimangono sono rovine.
1 «All'angelo della chiesa di Efeso scrivi: Queste cose dice colui che tiene le sette stelle nella sua destra e cammina in mezzo ai sette candelabri d'oro: 2 "Io conosco le tue opere, la tua fatica, la tua costanza; so che non puoi sopportare i malvagi e hai messo alla prova quelli che si chiamano apostoli ma non lo sono e che li hai trovati bugiardi. 3 So che hai costanza, hai sopportato molte cose per amor del mio nome e non ti sei stancato. 4 Ma ho questo contro di te: che hai abbandonato il tuo primo amore. 5 Ricorda dunque da dove sei caduto, ravvediti, e compi le opere di prima; altrimenti verrò presto da te e rimoverò il tuo candelabro dal suo posto, se non ti ravvedi. 6 Tuttavia hai questo, che detesti le opere dei Nicolaiti, che anch'io detesto. 7 Chi ha orecchi ascolti ciò che lo Spirito dice alle chiese. A chi vince io darò da mangiare dell'albero della vita, che è nel paradiso di Dio".
Leggiamo con calma questi sette versetti, cercando di individuare quelli più significativi. Poi continueremo.
Ovvio che uno sarà colpito da un versetto ed uno da un altro, tuttavia proviamo a cercare di individuare se possibile, quelle parti che in noi forse, lo Spirito di Dio potrebbe aver già messo in evidenza. Per fare questo leggiamo di nuovo, sempre con calma, tutto il messaggio non tanto con una concentrazione tipo “studio razionale”, quanto predisponendo il cuore e la mente all’ascolto; come se la comprensione non dipendesse dalla nostra bravura, ma dalla guida dello Spirito Santo che, come sappiamo, manda sempre i suoi “input”.
Proviamo allora ad evidenziare alcune frasi cercando un ordine, una sintesi essenziale che ci permetta di entrare senza perderci:
1 «All'angelo della chiesa di Efeso scrivi: Queste cose dice colui che tiene le sette stelle nella sua destra e cammina in mezzo ai sette candelabri d'oro: 2 "Io conosco le tue opere, la tua fatica, la tua costanza; so che non puoi sopportare i malvagi e hai messo alla prova quelli che si chiamano apostoli ma non lo sono e che li hai trovati bugiardi. 3 So che hai costanza, hai sopportato molte cose per amor del mio nome e non ti sei stancato. 4 Ma ho questo contro di te: che hai abbandonato il tuo primo amore. 5 Ricorda dunque da dove sei caduto, ravvediti, e compi le opere di prima; altrimenti verrò presto da te e rimoverò il tuo candelabro dal suo posto, se non ti ravvedi. 6 Tuttavia hai questo, che detesti le opere dei Nicolaiti, che anch'io detesto. 7 Chi ha orecchi ascolti ciò che lo Spirito dice alle chiese. A chi vince io darò da mangiare dell'albero della vita, che è nel paradiso di Dio”. (Ap 2:1-7)
Ora proviamo a spiegare:
1All’angelo della chiesa…Queste cose dice colui che tiene le sette stelle nella sua destra e cammina in mezzo ai sette candelabri d'oro…
Quasi tutti i simboli nell’Apocalisse vengono spiegati o nell’Apocalisse stessa o in altre parti della Scrittura biblica, bisogna avere solo fare un poco di attenzione.
Quello che ci interessa qui è l’importanza di Chi ci parla. Infatti chi “dètta” questo messaggio a Giovanni (All'angelo della chiesa di Efeso scrivi...) è il Signore Gesù risorto. Ricordiamoci sempre il primo versetto del libro, che è: “Rivelazione di Gesù Cristo…” (Ap 1:1). Ora lo stesso Gesù risorto ha spiegato i simboli delle stelle e dei candelabri precedentemente: “il mistero delle sette stelle che hai viste nella mia destra, e dei sette candelabri d'oro. Le sette stelle sono gli angeli delle sette chiese, e i sette candelabri sono le sette chiese” (Apocalisse 1:20)
All’angelo della chiesa… Le sette stelle sono gli angeli… I teologi si sono scontrati spesso sulla interpretazione di chi fossero esattamente questi “angeli delle sette chiese”. Noi, pur leggendo con interesse le loro convinzioni (che a volte vengono lanciate una contro l’altra) pensiamo che non sia poi così determinante stabilire tra queste quale sia la più esatta. Se ciò fosse stato essenziale credo che il Signore ce lo avrebbe rivelato, così come ha fatto per tutte le altre cose essenziali. Ne abbiamo scelte tre che ci sembra possano essere condivisibili e coesistere senza infastidirsi e senza ulteriori discussioni:
1)«Alcuni presumono che si trattasse di rappresentanti angelici delle chiese (giacché esistono angeli che rappresentano le nazioni; vd. Da 10:13, 20-21);
2)altri ritengono che costoro fossero piuttosto dei vescovi (o pastori) delle chiese [Oppure “anziani responsabili delle sette chiese” (MacArthur) questa è l’interpretazione che a noi sembra più probabile).
3)Altri ancora ipotizzano trattarsi di messaggeri umani che raccoglievano la corrispondenza di Giovanni a Patmos per poi consegnarla alle singole chiese» (Comment. Bibl. MacDonald).
i sette candelabri sono le sette chiese… Ci pare sufficientemente chiaro.
“Queste cose dice colui che tiene le sette stelle nella sua destra e cammina in mezzo ai sette candelabri d'oro…”
Gesù risorto è dunque “in mezzo alle sette chiese e cammina”. Questo camminare di Gesù sembra suggerire alcuni significati:
1) Gesù ha un ruolo centrale e dinamico in tutta la Chiesa sulla Terra oltre il tempo: ieri, oggi e domani, per tutta l’epoca della Chiesa finché sarà pronta per il rapimento;
2) Il camminare di Gesù sospinge tutta la Chiesa a camminare, a considerare se stessa come un corpo in crescita ed in realizzazione;
3) Allo stesso modo l’individuo credente, che fa parte della Chiesa che solo Gesù consce, è in evoluzione dopo la “nuova nascita”: consacrazione crescente in attesa del ritorno del Signore.
IL SIGNORE CONOSCE
2 "Io conosco le tue opere... IL SIGNORE CONOSCE. La Sua conoscenza (di ogni cuore, delle chiese, dell’universo...) non è come la nostra conoscenza che si basa sull’acquisizione di alcuni dati che vengono poi elaborati fino a produrre una acquisizione. La conoscenza del Signore è dentro la creazione mentre essa avviene; è un permeare da fuori e da dentro ogni forma ogni vita ed ogni fatto del creato. Ovviamente ci sfugge come faccia a fare questo, ma del resto di Dio stesso sappiamo poco. Rimaniamo allora nei nostri limiti umani ed accettiamoli; quando e se sarà il momento sarà Lui ad aprire la nostra mente. Lui conosce noi e le nostre azioni e le motivazioni delle nostre azioni.
Può sorgere una domanda: ma se il Signore conosce tutto questo, perché non interviene quando sbagliamo? Beh, lo sta facendo in effetti. A questo serve l’Apocalisse. La differenza è che noi quando vediamo che un altro sbaglia lo costringiamo con la forza a fare come noi riteniamo sia giusto, mentre il Signore ci avvisa una due cento volte, con tenerezza e fiducia nella nostra capacità di accoglimento del Suo amore e della nostra presa di coscienza. Non ci obbliga, ma ci fa una foto del presente e di fronte alla Sua maturazione dinamica, ci responsabilizza mettendoci di fronte alle nostre responsabilità. Il resto di questo messaggio infatti potrebbe scriversi anche in questo modo: “ehi, guarda che ti stai scavando la fossa da solo! Rifletti e cambia, i mezzi ce li hai, la scelta spetta a te. Perché vuoi distruggerti? Sappi che senza di me che sono la vita non puoi fare nulla, puoi solo morire, ed io vedo che ti stai allontanando.”
2 "Io conosco le tue opere, la tua fatica, la tua costanza; so che non puoi sopportare i malvagi e hai messo alla prova quelli che si chiamano apostoli ma non lo sono e che li hai trovati bugiardi. 3 So che hai costanza, hai sopportato molte cose per amor del mio nome e non ti sei stancato.
Quando il Signore si avvicina non ci prende mai di petto, non è aggressivo, ma PRIMA mette subito in risalto il buono che abbiamo dentro e le azioni buone che abbiamo fatto. Se ci pensate è il contrario della nostra giustizia umana che mette subito in evidenza solo il tuo errore su cui verterà il giudizio. È una consolazione educativa, un rafforzamento della nostra persona, una fiducia sul modo buono e comprensivo in cui Lui ci conosce. «Infatti io so i pensieri che medito per voi", dice il SIGNORE: "pensieri di pace e non di male, per darvi un avvenire e una speranza.» (Geremia 29:11)
4 Ma ho questo contro di te:
Efeso è “diletta ed amata”, è stata curata e nutrita con amore, ma forse proprio per questo il Signore non le risparmia il rischio terribile che intravede nel suo futuro perché la diletta Efeso si sta allontanando… Quanti cuori nostri rispondono così all’amore di Dio... andandosene!
La prima generazione di credenti a Efeso era coraggiosa, fervente, piena di amore per il Signore. La seconda generazione invece, come accade spesso ai figli che hanno tutto senza averlo conquistato, si è raffreddata nel sentimento e nel presente acquisito come un diritto. Forse anche per questo la chiesa di Efeso ha osservato con interesse crescente il mondo che la circondava, fatto di commercio, piaceri, idolatria.
Questo abbandono della fede iniziale era come una crepa in una grande diga. Se non si fosse riparato subito avrebbe causato uno sfacelo irrimediabile.
5 Ricorda dunque da dove sei caduto, ravvediti, e compi le opere di prima; …
RICORDARE È FONDAMENTALE PER IL NOSTRO VIVERE
«Senza la dimensione del ricordo, noi saremmo nulla; il passato ci restituisce le nostre radici, quello che siamo stati, ci dice da dove veniamo, chi siamo, che percorso stiamo facendo o abbiamo concluso e ci aiuta a non fare gli stessi sbagli, ci protegge da incontri o strade intraprese che ci hanno fatto soffrire. Ogni donna e ogni uomo non potrebbe vivere senza un passato, che rappresenta la sua storia, e neppure senza un presente che rappresenta il qui e ora. Solo Passato e Presente insieme possono offrire la possibilità e l’apertura a un Futuro.» (da.bambinopoli)
Il nostro passato è scritto nella Bibbia. E lì c’è anche il nostro presente ed il nostro futuro. L’anima nostra, nella “nuova nascita” riscopre la creazione, Dio Padre, comprende al presente l’irrequietezza della nostalgia per la “tenda celeste”, e non ha completezza né vero riposo finché non la abita.
2Corinzi 5:1 Sappiamo infatti che se questa tenda che è la nostra dimora terrena viene disfatta, abbiamo da Dio un edificio, una casa non fatta da mano d'uomo, eterna, nei cieli. 2 Perciò in questa tenda gemiamo, desiderando intensamente di essere rivestiti della nostra abitazione celeste, 3 se pure saremo trovati vestiti e non nudi. 4 Poiché noi che siamo in questa tenda gemiamo, oppressi; e perciò desideriamo non già di essere spogliati, ma di essere rivestiti, affinché ciò che è mortale sia assorbito dalla vita. 5 Or colui che ci ha formati per questo è Dio, il quale ci ha dato la caparra dello Spirito.6 Siamo dunque sempre pieni di fiducia, e sappiamo che mentre abitiamo nel corpo siamo assenti dal Signore 7 (poiché camminiamo per fede e non per visione); 8 ma siamo pieni di fiducia e preferiamo partire dal corpo e abitare con il Signore. 9 Per questo ci sforziamo di essergli graditi, sia che abitiamo nel corpo, sia che ne partiamo. 10 Noi tutti infatti dobbiamo comparire davanti al tribunale di Cristo, affinché ciascuno riceva la retribuzione di ciò che ha fatto quando era nel corpo, sia in bene sia in male.
RAVVEDERSI significa rendersi conto dei propri errori e correggerli. Solo così si potrà ritrovare il comportamento giusto di una volta (le opere di prima); non con azioni ripetute per dovere senza contenuto senza sostanza, ma con motivazioni profonde. È questo amore inziale, questa motivazione che le nostre chiese hanno perso.
5 ……altrimenti verrò presto da te e rimoverò il tuo candelabro dal suo posto, se non ti ravvedi.
Gesù risorto, dal centro, cammina tra le chiese, o per meglio tra “LA Chiesa”, perché davanti al Signore la Chiesa – maiuscolo – è sempre una. Egli ha dato molto per lei: non solo un amore teorico, ma il sangue, fino a morire. A chi molto è dato, molto è chiesto. Il cristiano assorbe la luce del Signore e la riflette (come il candelabro) all’interno del tempio (il tempio, cioè sia il proprio corpo fisico,[7] che corpo inteso come Chiesa, insieme dei credenti[8]). Ma se questa luce, nata per essere esposta, viene messa in un luogo nascosto,[9] come se non servisse più, allora perché tenerla accesa? Lo Spirito Santo è l’olio del candeliere e se ne andrà da una chiesa morta. L’azione del Signore (rimoverò il tuo candelabro dal suo posto) non va vista come azione che parte da Dio come il fulmine che incenerisce chi sbaglia, ma come la CONSEGUENZA della noncuranza umana, la conseguenza di una non considerazione della grazia, causa possibile dell’estinzione dello Spirito Santo: “Non spegnete lo Spirito” (1Tess.5:19).
È una semplice logica conseguenza, non una volontà divina che desidera colpire con una punizione tremenda.
Che la premura e l’amore di Dio rimangano, è ripetuto spesso, ad es quando dice ancora: se non ti ravvedi; segno questo che la Chiesa aveva, ed ha ancora, la possibilità di rendersi conto del precipizio in cui sta per precipitare e può ancora capirlo e modificare il suo percorso ritrovando l’antico amore.
Pensiamo a questo messaggio non come uno scritto storico in una biblioteca polverosa, ma ad un messaggio vivo ancora oggi, che il Risorto manda urgentemente a una parte importante della Chiesa attuale nel mondo. Questi messaggi, infatti, pensiamo siano utili necessari fondamentali proprio nel tempo attuale; tempo in cui siamo alla vigilia del rapimento dei credenti dalla Terra. Solo quando questo rapimento della Chiesa (cioè dei credenti) sarà avvenuto, queste sette lettere non saranno più necessarie.
Riflettiamo su quanto sia stato facile a questa comunità in soli 30 anni passare da uno stato di fervore nella fede ad uno di trascuratezza grave. Facciamo i dovuti raffronti con le denominazioni cristiane di oggi.
Per ora non approfondiamo oltre, continuiamo a camminare fino alla seconda chiesa, quella di Smirne. Riprenderemo altri particolari più avanti (come il riferimento ai Nicolaiti del v.6, nella terza lettera, a Pergamo).
[1] Sunto liberamente tratto da “Il commentario biblico del discepolo- W. MacDonald - CLV
[2] 1 Tess 5:19 – “Non spegnete lo Spirito. 20 Non disprezzate le profezie; 21 ma esaminate ogni cosa e ritenete il bene”;
[3] Da introduzione alla lettera di paolo agli Efesini - Bibbia NR MacArthur
[4] Di Paro, isola greca dell'Egeo del gruppo delle Cicladi; in partic., marmo p., marmo bianco saccaroide, a grana grossa, che si estrae a Paro e in altre isole delle Cicladi, molto pregiato, spec. nell'antichità, per opere di scultura e di architettura.
[5] Robert H. Mounce “Apocalisse”
[6] iIl Signore amava molto questa chiesa di Efeso - il cui nome tradotto significa ‘diletta, amata’- e, dopo Paolo, mandò anche il bravo Apollo At 18:19-20),
[7] a) 1Corinzi 3:16 - Non sapete che siete il tempio di Dio e che lo Spirito di Dio abita in voi? b) 1Corinzi 3:17 - Se uno guasta il tempio di Dio, Dio guasterà lui; poiché il tempio di Dio è santo, e questo tempio siete voi. c) 1Corinzi 6:19 - Non sapete che il vostro corpo è il tempio dello Spirito Santo che è in voi e che avete ricevuto da Dio? Quindi non appartenete a voi stessi.
[8] Romani 12:4-5 - Poiché, come in un solo corpo abbiamo molte membra e tutte le membra non hanno una medesima funzione, così noi, che siamo molti, siamo un solo corpo in Cristo, e, individualmente, siamo membra l'uno dell'altro.
[9] Luca 11:33 - Nessuno, quando ha acceso una lampada, la mette in un luogo nascosto o sotto un vaso, anzi la mette sul candeliere, perché coloro che entrano vedano la luce.
(continua in https://ritornocristiano.blogspot.com/2026/10/apocalisse-28-11-smirne-n-433.html )
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