Apocalisse 3:1-6 Chiesa di SARDI - n. 440

 di RR 14-10-26  [puntata precedente: https://ritornocristiano.blogspot.com/2026/10/apocalisse-218-29-tiatiri-n-436.html ]


 INQUADRIAMO IL MESSAGGIO CENTRALE ALLA CHIESA DI SARDI:

Come abbiamo detto, intendiamo i messaggi alle sette chiese di Apocalisse come riferiti alla Chiesa di tutti i tempi, con pregi e difetti, applicabili tutti sempre, anche alle tante denominazioni cristiane di oggi. Poi abbiamo chiarito meglio le tre tipologie interpretative degli studiosi, che associano per es. una certa cronologia temporale ai vari messaggi, partendo dalla fondazione della chiesa a quelle odierne passando per quella ortodossa, cattolica, protestante, ecc.

Tenendo allora presente anche questa linea (che non contrasta con l’altra ma si affianca ad essa) notiamo che con la lettera alla chiesa di Sardi potremmo avere una idea della chiesa classica protestante (quella della Riforma, non quella dei movimenti successivi detti “di risveglio”).

Un noto commentario sintetizza così: «Sardi: il XVI e il XVII sec. [dal 1500 al 1600 d.C.] rappresentano il periodo successivo alla Riforma. La luce della Riforma si sarebbe ben presto affievolita.»[1]

Avviciniamoci:

IL TESTO:

Apocalisse 3:1-6

1 «All'angelo della chiesa di Sardi scrivi: Queste cose dice colui che ha i sette spiriti di Dio e le sette stelle: "Io conosco le tue opere: tu hai fama di vivere ma sei morto. 2 Sii vigilante e rafforza il resto che sta per morire; poiché non ho trovato le tue opere perfette davanti al mio Dio. 3 Ricòrdati, dunque, come hai ricevuto e ascoltato la parola, continua a serbarla e ravvediti. Perché, se non sarai vigilante, io verrò come un ladro, e tu non saprai a che ora verrò a sorprenderti. 4 Tuttavia a Sardi ci sono alcuni che non hanno contaminato le loro vesti; essi cammineranno con me in bianche vesti, perché ne sono degni. 5 Chi vince sarà dunque vestito di vesti bianche, e io non cancellerò il suo nome dal libro della vita, ma confesserò il suo nome davanti al Padre mio e davanti ai suoi angeli. 6 Chi ha orecchi ascolti ciò che lo Spirito dice alle chiese".

 

NESSUN ELOGIO, MA UNA AFFERMAZIONE TERRIBILE

Noi che abbiamo una fede di base “protestante”[2], ci aspetteremmo un qualche elogio da parte del Signore, in fondo tutte le chiese precedenti, nonostante gli errori, ne avevano avuti; invece, qui non solo non ci sono riconoscimenti (è la prima volta), ma c’è un’affermazione terribile che in un certo qual modo ci mette a terra:

"Io conosco le tue opere: tu hai fama di vivere ma sei morto”.

Il Signore non è un teologo o un politico, che magari dice verità complicate con tanti giri di parole, prendendo l’argomento da lontano per non urtare l’ascoltatore. Il Signore Gesù risorto è uno che conosce e che gestisce con giustizia senza preferenze le sette chiese (“le sette stelle”); e lo fa con la pienezza dello Spirito Santo (i “sette spiriti”). Questo significa che ha un potere assoluto sulla Chiesa dall’inizio alla fine. È per questo che va dritto senza mezzi termini a toccare la parte malata del corpo di questa chiesa: "Io conosco le tue opere: tu hai fama di vivere ma sei morto”. Il Risorto ha individuato una carne morta che imputridisce e rischia di far morire tutto il corpo; per questo gliela indica subito e cerca di rimuoverla come si fa con i tumori. Solo chi accetta umilmente questa verità, in questa chiesa, e si ravvede, potrà “riprendere vita”.

 

DI COSA SI TRATTA? PER CAPIRE SCAVIAMO COME FA L’ARCHEOLOGO

«Sardi fu la capitale del regno di Lidia. Questa città conobbe l’apogeo del suo splendore sotto il regno di Creso nel VI secolo a.C. Costruita su una roccia alta 500 metri, era considerata una cittadella inespugnabile. Aveva solo un punto debole e fu proprio là che Ciro riuscì a sorprenderla “come un ladro nella notte” (Ap 3:3). Sardi fu nuovamente conquistata nel II secolo a.C. nelle stesse circostanze, cioè per mancanza della sorveglianza necessaria» (Zurcher).

Da come racconta lo storico Erodoto il re Ciro (549 a.C) che assediava questa città apparentemente inespugnabile, offrì una grande ricompensa a chiunque avesse scoperto un sistema per conquistarla; un soldato vide un difensore perdere il suo elmo e lo seguì mentre scendeva a riprenderlo e ritornava sulle mura… così durante la notte, per lo stesso percorso l’esercito di Ciro entrò nella città senza trovare opposizione…erano troppo sicuri di loro stessi. Nel 214 a.C. Antioco III conquistò la città nello stesso identico modo.

 

E’ interessante notare il re Ciro che assedia e vince la città. Già Isaia (che visse e profetizzò tra il 739 e il 681 a.C.) aveva menzionato Ciro quale “unto del Signore”, anche se non era giudeo, che avrebbe poi liberato il Suo popolo conquistando Babilonia nel 539 a.C.  Si può dunque ipotizzare che l’assedio e  la vittoria di Ciro contro Sardi, in un certo senso era stata portata a termine sempre dall’”unto del Signore”, come se Dio avesse approvato. Ed in effetti sarebbe poi in accordo con quanto dice il messaggio di Apocalisse nel rimprovero contro Sardi: se non si converte sarà distrutta dal Signore al Suo ritorno.

 

Come il re Creso era famoso per la sua ricchezza (che a quanto pare servì a poco), così la Riforma protestante è famosa per una ricchezza rivoluzionaria iniziale: niente più Nicolaiti,[3] niente più Gezabele[4], ma una grande sforbiciata a tutte le aggiunte e le deviazioni, cominciando ad evidenziare l’essenziale dell’evangelo.[5]

 

CADUTA RICORRENTE DELL’UOMO

Non era sbagliato questo inizio. Ma che successe poi?

Vi è una caduta ricorrente da parte dell’uomo: Dio lo spinge a fare due o tre passi, poi però l’uomo si ferma. Non ce la fa a guardare verso l’alto: “Il mio popolo persiste a sviarsi da me; lo s'invita a guardare a chi è in alto, ma nessuno di essi alza lo sguardo” (Osea 11:7). E se non guarda in alto dove guarda? O guarda in basso o guarda sé stesso. In ogni caso contempla ciò che non ha vita, che è morto, come tutto ciò che non è illuminato dallo Spirito di Dio. Per questo Sardi, pur avendo iniziato bene (tu hai fama di vivere) è davanti a Dio come morta: ha interrotto quel legame vitale sostanziale con la linfa divina, cioè lo Spirito Santo, e si è addormentato spiritualmente, proprio come quando muore la speranza, il discernimento, la profezia quando una chiesa si sente sicura, a posto. I princìpi ritrovati nella Riforma: “sola Scrittura, sola grazia, sola fede, solo Cristo, solo a Dio la gloria” vanno benissimo… ma…

non ho trovato le tue opere perfette (v.2) Quindi la spinta doveva continuare, si doveva perfezionare… Invece c’è stata una grave dimenticanza. Cosa è mancato?

COSA È MANCATO?

Ricòrdati dunque come hai ricevuto e ascoltato la parola, (NR) “Tieni, dunque, in mente, come hai ricevuto e udito; così conserva;” (EP)

Sono convinto che abbiamo dimenticato proprio da chi abbiamo ricevuto le rivelazioni, e “come” le abbiamo ricevute. Questa dimenticanza è stata fatale per noi protestanti perché non ci ha permesso di conservare con cura le cose apprese, non solo ma soprattutto non ci ha permesso di farle fruttare.  

E’ la Parola che dobbiamo ricordare, o il come abbiamo ricevuto quella Parola? Pensateci, le due cose sono diverse.

CHE SIGNIFICA IL “COME” ABBIAMO RICEVUTO ED ASCOLTATO?

 

Il “COME” mette al primo posto l’opera dello Spirito Santo e non evidenzia solo la Scrittura in sé stessa; infatti se la Scrittura non diventa “viva”, può anche non significare nulla.

È lo Spirito Santo che ha aperto la Parola del Vangelo ai riformatori.

Non è la Scrittura biblica il primo soggetto, ma è lo Spirito di Dio che, avendo ispirato tutta la Scrittura biblica nell’uomo, sa anche come farla “ardere” e sviluppare dentro i cuori dei riformatori (e nostri).

 

Per capire bene questo concetto facciamo un esempio con il frate agostiniano  Lutero, primo riformatore:

Domandiamoci: Fu la sua bravura ad arrivare a certe verità…. [6]

…. o fu lo Spirito Santo a rivelarglielo?

 

Ora, a prescindere se le cose andarono esattamente così mentre saliva le scale, questo fatto ci permette di capire che all’uomo ARRIVA l’apertura, il chiarimento, l’intuizione, la rivelazione. Non parte dall’uomo ma arriva all’uomo.

E da dove arriva se non dallo Spirito Santo che è Dio?

È questo il percorso spirituale che ci permette adesso di capire quel “Tieni, dunque, in mente, COME HAI RICEVUTO E UDITO; così conserva;”

 

ECCESSI E DIFETTI

Allora se noi, cercando di “riformare” (secondo i princìpi della Riforma) la corruzione del cristianesimo, torniamo alla Bibbia, facciamo bene; ma se idealizziamo i riformatori riposando sugli allori dei loro scritti, facciamo male. È l’attività vivificatrice energizzante creatrice educatrice dello Spirito di Dio, che ci permetterà di crescere.

Se ci fermiamo, soddisfatti, senza più fame né sete, sicuri del successo ottenuto, la pianta muore, il nostro spirito muore. Si finisce così per ricadere nei vecchi errori, tra cui il più antico è quello di adagiarci nella Scrittura senza cercare più le rivelazioni del Signore che ci trasforma sempre (Rom 12:1-2). È bene dire: “sola scrittura”, ma è male fare della Scrittura un idolo.

È bene la “salvezza per la sola fede”, ma è malissimo il non dare importanza alle opere![7]    

Così come altre denominazioni hanno dato troppo valore alla dizione “Solo Cristo” arrivando ad idealizzare un ampio concetto e facendone un principio di dottrina antitrinitaria. Cercheremo di spiegarlo meglio in futuro, perché è una tendenza molto grave.

 

Mai prendere tutto alla lettera, senza lo Spirito, ciò che leggiamo o apprendiamo![8] Israele (parlo della gerarchia sacerdotale al tempo di Gesù) applicando alla lettera la Legge senza capirne lo spirito che l’animava, finì per mettere a morte Gesù-Messia senza riconoscerLo. Così anche noi se facciamo del NT una specie di nuovo codice letterale legislativo, finiamo per non riconoscere in esso la trasformazione continua dell’anima nostra ad opera dello Spirito Santo per i meriti di Cristo, nell’unità col Padre.

D’altra parte c’è anche un eccesso: il cadere nella “fredda logica teologica” dell’uomo, dove si prende un "cadavere sul lettino dell’obitorio" (cioè tutta la Bibbia nel suo insieme) e si comincia a sezionarlo cercando chissà quali concetti filosofici e teologici in un corpo senza più vita. Questo succede all’uomo colto che si crede “superiore” e troppo sicuro di sé, presente in ogni tipo di chiesa: egli è “troppo intelligente” per poter accettare la Bibbia nel modo più semplice.

Quindi, o chiesa legalistica-bacchettona, o chiesa che interpreta tutto secondo i “tempi moderni” (arrivando considerare simbolo persino Satana), ci troviamo comunque sempre di fronte a difetti ed eccessi della stessa matrice; vale a dire rappresentano il sonno delle anime che non hanno conosciuto una vera “nuova nascita”.

Questa ritengo fu una delle dimenticanze della Riforma: che pur avendo avuto i mezzi, non proseguì nella riforma che Dio stava (e sta anche oggi) portando nei cuori: cioè il riconoscere e seguire lo Spirito Santo, sparso per i meriti di Cristo su tutti quelli che desiderano tornare davvero a Dio.

ALTRO DIFETTO: REAZIONE OPPOSTA IN ALCUNI MOVIMENTI DI RISVEGLIO (accenno)

Probabilmente è proprio questa assenza di sapienza calma ed umile, che ha provocato per reazione una crescita autonoma del suo opposto, ovvero una eccessiva dottrina che “deve” seguire SOLO lo Spirito Santo. Dopo l’eccesso di “sola Scrittura” dogmatico quasi giudaico; dopo l’eccesso di ‘solo Cristo’ quasi antitrinitario, ecco che questo ‘solo Spirito santo’, a mio modo di vedere,  ha prodotto uno squilibrio nella crescita della fede ricercando solo gli “effetti speciali” dei doni o carismi.[9]

INVECE DI RIVOLUZIONARE SI FINISCE PER ASSOMIGLIARE

Con la chiesa di Sardi riflettiamo sulle conseguenze di questo errore che portò ad un assurdo: una certa somiglianza con gli errori delle chiese precedenti.

«Anche se il protestantesimo uscito dalla Riforma troppo spesso si inorgoglisce della rinomanza di quest’ultima, la realtà è ben diversa. Dal momento in cui i prìncipi[10] presero tra le loro mani il movimento della Riforma, la religione diventò un affare di stato, come lo era stato in precedenza al tempo di Costantino. Questi aveva creato il “cristianesimo”, quelli crearono il “protestantesimo”. A ogni regno corrispondeva un cristianesimo fatto a immagine del principe, con tutto quello che questo comporta di politica, di interesse, di costrizione, se non addirittura di intolleranza e persino di persecuzione e di formalismo» (Zurcher).

«Mentre Tiatiri, la chiesa papale, cerca ingiustamente di regnare sul mondo, in Sardi, la chiesa protestante, vediamo il mondo che regna su di lei.[11] Le due situazioni sono sbagliate. Mondo e Chiesa, secondo i pensieri di Dio, sono due cose molto diverse, due concetti opposti, due campi che devono sempre stare nettamente separati. La Chiesa si liberò, è vero, per mezzo della Riforma, di un giogo pesante, ma i prìncipi di allora svuotarono i monasteri, s’impadronirono dei tesori ammassati nelle chiese, e divennero i signori della chiesa» (Donges).

 

PURTROPPO NON SI PARLA ABBASTANZA DEL RITORNO DI GESÙ E NON SI STUDIA LA PARTE FINALE DEL PROGETTO DI DIO

 

Vorrei aggiungere un altro fondamentale punto che non fu sviluppato e che oggi è necessario come l’aria che respiriamo: non si arrivò a parlare in modo adeguato del ritorno di Gesù.

Se questo è relativamente comprensibile (ma non accettabile) nella chiesa ortodossa e cattolica, è piuttosto grave per dei “riformatori” che volevano riportare la fede cristiana all’essenzialità evangelica.

Sembra che la stessa Apocalisse all’inizio non sia stata accolta da Lutero, come altri scritti della Bibbia.[12]  Quindi per onestà è giusto dire che non fu solo il papato a pensare di fare modifiche al canone biblico.

Del resto, non ci dobbiamo meravigliare: il Signore non illumina alcuni perché facciano tutto e capiscano tutto, ma dà spiragli di luce ad uno in un modo, ad un altro in un altro modo, affinché poi nessuno si possa vantare; e questi, che non sono perfetti, insieme agli altri nella Chiesa, hanno il compito condurre il gregge del Signore per un piccolo tratto di percorso, limitatamente alla rivelazione che hanno ricevuto, senza allargarsi troppo.[13] Nell’idealizzazione che gli uomini sempre fanno dei riformatori (di qualunque chiesa essi siano), non dovremmo mai confondere il riflesso dalla sorgente, cioè il portatore della fiaccola con la luce vera, che è il Signore che viene.

Ricapitolando, quindi, abbiamo esaminato più nel dettaglio la tragica situazione di Sardi che si presenta come famosa per la nuova vita che ha portato nella Chiesa, ma che in realtà, se rimane così a contemplare se stessa, davanti a Dio è come morta (Io conosco le tue opere: tu hai fama di vivere ma sei morto); Abbiamo poi visto che non è nei proclami della Riforma ormai stagnanti che deve continuare, ma nel ricordare “il come” aveva ricevuto le illuminazioni della Parola. Da questo riesame possono riprendere vita i punti della Riforma. Un ravvedimento che necessita di umiltà,[14] generosità,[15] impegno,[16] opere[17] (Ricòrdati dunque come hai ricevuto e ascoltato la parola, continua a serbarla e ravvediti).

ALLORA COSA DOVREBBE FARE QUESTA CHIESA?

Il v.2a è molto chiaro: 2 Sii vigilante e rafforza il resto che sta per morire;

Sii vigilante

Cerchiamo di non essere sempre teorici pensando che la vigilanza sia solo un atto mentale; è anche mentale, ma visti i precedenti[18] è meglio riferirci anche ad attività pratiche: pensiamo ai “vigilantes” di oggi: sono un corpo di guardie giurate specializzate nella sorveglianza e nella protezione. Questa chiesa non ha saputo attivare i vigilantes della “fede in progresso”[19], ma può ancora farlo, non è tardi. 

rafforza il resto che sta per morire;

E questo è il punto centrale: come fa a rafforzare? e rafforzare chi?

Questa chiesa, così come sta (hai fama di vivere ma sei morto), non può rafforzare niente e nessuno. Ma nemmeno può fare il funerale di sé stessa mortificandosi e basta. Il cristiano non deve compiangersi. Allora deve prima riacquistare vita. E come può fare? Lo abbiamo detto prima, ricordando il come era arrivata a capire i punti essenziali biblici, cioè per mezzo di aperture dello Spirito Santo, non per la bravura umana. Se questa chiesa ritrova “il fuoco dello Spirito”, può di nuovo immettersi nella "spirale creativa di Dio"[20], proseguire nella crescita, altrimenti rimarrà come morta.

Ma ce la può fare? Sì, certamente, altrimenti il Risorto non glielo avrebbe raccomandato.

E allora, con umiltà e fiducia nel Signore, ripartendo da questo riesame interno (una specie di riattivazione della Riforma dormiente: appena riacquistato vigore…

… ha un dovere importante prioritario: rafforzare il resto che sta per morire.

 

MA CHI È IN PRATICA QUESTO RESTO DA RAFFORZARE PRIMA CHE MUOIA?

 

È fondamentale individuarlo, anche perché Sardi significa proprio “residuo” “scampato” “rimanente”.

In realtà nell'atto di questo "resto da rafforzare" esistono due passaggi:

il primo, spirituale, viene da Dio (per mezzo di una prima effusione interiore dello Spirito Santo),

il secondo è un'attività pratica di quelli che sono stati illuminati che a loro volta potranno rafforzare gli altri fratelli.

Dio ravviverà e illuminerà chi vuole, leggendo il suo cuore, ma è facile che il resto ancora "sano" che verrà illuminato all’interno di questa chiesa, sia composto dagli “amministratori fedeli” di cui Paolo parla in 1 Cor 3 e 4. Quei cristiani cioè che non si sono messi a fare polemiche e questioni denominazionali o politiche, ma che hanno mantenuto la loro fede iniziale. Una fede senza preoccuparsi di dare giudizi né di riceverne. Rappresentano una minoranza; sono persone che non si irrigidiscono all'opera trasformante di Dio, ma accogliendoLo, possono ravvivare la fiamma dello Spirito del Risorto e continuare la missione iniziale. Su questo concetto leggiamo con attenzione quanto dice l’apostolo Paolo:

1Corinzi 3:2 Vi ho nutriti di latte, non di cibo solido, perché non eravate capaci di sopportarlo; anzi, non lo siete neppure adesso, perché siete ancora carnali. 3 Infatti, dato che ci sono tra di voi gelosie e contese, non siete forse carnali e non vi comportate secondo la natura umana? 4 Quando uno dice: «Io sono di Paolo»; e un altro: «Io sono d'Apollo»; non siete forse uomini carnali? 5 Che cos'è dunque Apollo? E che cos'è Paolo? Sono servitori, per mezzo dei quali voi avete creduto; e lo sono nel modo che il Signore ha dato a ciascuno di loro. 6 Io ho piantato, Apollo ha annaffiato, ma Dio ha fatto crescere; 7 quindi colui che pianta e colui che annaffia non sono nulla: Dio fa crescere! 8 Ora, colui che pianta e colui che annaffia sono una medesima cosa, ma ciascuno riceverà il proprio premio secondo la propria fatica. 9 Noi siamo infatti collaboratori di Dio, voi siete il campo di Dio, l'edificio di Dio.

È da questa base, ovvero da un cristianesimo semplice e vero, epurato dagli aggettivi denominazionali, proveniente anche da varie altre chiese, che può ripartire il senso della Riforma, ovvero la continuità della crescita della Chiesa del Signore.

Non si può riformare ciò che è morto, ma se si riparte dalla base, facendo entrare luce sui nostri errori e, una volta individuati, tagliarli via, ce la possiamo fare.


IL PRIMO IMPEGNO DELLA CHIESA VERA  DEVE RIGUARDARE LA CURA DEI RIMANENTI 

Stiamo riflettendo sulla frase “Ap 3:2 Sii vigilante e rafforza il resto che sta per morire; poiché non ho trovato le tue opere perfette davanti al mio Dio”. Una forte e decisa indicazione del Risorto a quelli che nella Chiesa di Sardi potrebbero correggere i loro errori. Stiamo cercando di individuare contesti e modalità, per quanto possibile, in modo semplice.

Una volta abitavo in una tranquilla città del nord-est. Oltre alla differenza tra quelli della città e “quelli di fuori” cioè della provincia, c’era anche una differenza interna tra quelli “di qua dal ponte” e quelli “di là del ponte”. Il fiume divideva in due la città. Poi oltre al ponte, vi erano tanti altri confini più piccoli che dividevano la popolazione, dove ciascuno si riteneva cittadino “doc” migliore degli altri.

Il popolo del protestantesimo è ampio, complesso e molto diviso. Al suo interno vi è una prima differenza generica tra le chiese evangeliche “riformate” o “storiche” e quelle evangeliche “non riformate” o “movimenti di risveglio”. Ma in realtà i movimenti di risveglio, storicamente, sono stati molteplici.

È bene? È male? L’arcobaleno evangelico poteva essere un punto di forza nel momento in cui accettando le pungolature dello Spirito di Dio, si perfezionava sempre più rimanendo tutti insieme; ma può essere un elemento di debolezza e divisione nel momento in cui l’identità delle vecchie chiese non vuole rinnovarsi e si arrocca su questioni marginali; oppure quando le nuove chiese di risveglio finiscono per sbilanciarsi in interpretazioni parziali scritturali, andando fuori strada e  assomigliando più a delle sètte che a delle vere chiese.

Per semplicità (se possibile), chiedendo scusa ai precisi storici della materia, saltiamo d’un solo balzo l’analisi specifica dei tanti piccoli e grandi “risvegli” e prendiamo, ai fini del nostro ragionamento sulla chiesa di Sardi, l’insieme delle chiese evangeliche riformate e l’insieme delle chiese evangeliche dei “risvegli”, almeno una gran parte di esse.

Come quelli di là dal ponte e quelli di qua dal ponte erano comunque, da un punto di vista anagrafico, appartenenti alla stessa città, così noi intendiamo – vorremmo intendere - chiese riformate e gran parte delle chiese evangeliche di risveglio come un’unica cittadinanza, che potrebbe essere anche compresa nello stesso messaggio alla chiesa di Sardi.  

ALLORA, CHI DEVE RAFFORZARE CHI?

Per rispondere alla domanda “chi deve rafforzare chi?”, dobbiamo distinguere tra due prospettive: quella all’interno della chiesa di Sardi e quella in senso generale per le chiese di oggi.

Dentro la chiesa di Sardi:  

Il v. 4 dice: “Tuttavia a Sardi ci sono alcuni che non hanno contaminato le loro vesti; essi cammineranno con me in bianche vesti, perché ne sono degni”, e si riferisce a chi è rimasto integro nella fede, non condizionato da politiche sociali o filosofie strane. Tra questi fedeli seri e attenti all’ascolto della Scrittura vi sono certamente quelli che faticosamente hanno portato avanti la riforma della chiesa aggiungendovi l’elemento mancante, ovvero la permeabilità delle anime all’ascolto dello Spirito Santo.

E’ un terreno molto difficile da esplorare quello di abbracciare la guida dello Spirito Santo, perché espone i fedeli ad una spiritualità difficile da equilibrare, in quanto non si può né si deve gestire. Ma si può osservare valutare filtrare con vigilanza. Anche nelle chiese ortodosse e in quella cattolica c’è una spiritualità fatta di opere potenti e manifestazioni soprannaturali, alcune sono da Dio, altre potrebbero non esserlo. Qui si tratta di rivedere il tutto, decontaminando ad es. le preghiere agli spiriti delle persone morte divinizzate.

Per di più si tratta seguire lo Spirito Santo significa diminuire l’influenza della gerarchia ecclesiastica, col rischio di seguire chissà quale ispirazione e emozione personale.

Solo chi ha una base scritturale ferma integra solida e umile può seguire lo Spirito di Dio.

Il rafforzamento allora sarebbe questo:

chi percepisce per primo la rivelazione dello Spirito Santo, deve avere cura di chi invece non ha ancora avuto questo tipo di scatto spirituale o maturazione.

Chi invece non ha ancora fatto l’esperienza dello Spirito Santo, non dovrebbe opporsi, ma sforzarsi di accogliere, pensare, valutare, pregare, elaborando.

La parte rinnovatrice che ha ricordato alle chiese assopite che c’è ancora uno Spirito Santo può scuotere le persone, ma deve anche saper aspettare i loro tempi.

In senso generale, per le chiese di oggi: Si tratta di un passaggio semplice ma estremamente difficile da interiorizzare. Di chiese perfette e “giuste” NON ne abbiamo trovate finora, e dunque non c’è di fatto una chiesa attuale professante che possa fare da maestra e presentare la capacità necessaria per dare consigli alle tipologie delle altre chiese, trovate in questi messaggi di Apocalisse. D’altra parte, però esistono realmente - anche oggi - in ogni chiesa attraversata, dei rimanenti ancora fedeli, al cui cuore, direttamente, il Signore si rivolge. Ad ognuno dice di correggere e migliorare certe opere se vuole “vincere”. Ebbene tutte queste anime di ogni tipologia di chiesa, al di là delle denominazioni e del tempo, costituiranno la vera Chiesa salvata e sarà loro il compito di rafforzare gli incerti.

Lo approfondiremo meglio tra poco quando leggeremo la lettera alla chiesa di Filadelfia.

(Continua)



[1] “Il comment. bibl. d discepolo – W. MacDonald - pag1389.

[2] Il nome “protestante” deriva dalla protesta che gli evangelici fecero contro la decisione della Dieta di Spira del 1525, secondo la quale tutte le riforme della chiesa erano proibite. Da allora i seguaci della Riforma furono chiamati protestanti. (Donges)

«La Dieta di Spira si riferisce a due importanti assemblee tenutesi nella città di Spira (oggi Speyer, in Germania) nel 1526 e nel 1529. Ecco una panoramica delle due sessioni e delle loro implicazioni:

1.         Chi gestiva la Dieta di Spira? La Dieta di Spira era gestita dai principi del Sacro Romano Impero, sotto la presidenza di Ferdinando I, fratello dell’imperatore Carlo V12. Non era quindi direttamente gestita dal papato, anche se il papato aveva una forte influenza sulle decisioni imperiali.

2.         Perché proibirono le riforme all’interno delle chiese? La Dieta di Spira del 1529 (nota come Spira II) proibì le riforme all’interno delle chiese per ribadire l’Editto di Worms del 1521, che aveva condannato Martin Lutero e i suoi seguaci come eretici3. Questa decisione mirava a fermare l’espansione del Luteranesimo e a mantenere l’unità religiosa sotto il cattolicesimo.

3.         A cosa si riferivano le riforme? Le riforme si riferivano ai cambiamenti proposti dai luterani, come la riduzione del potere del clero, la traduzione della Bibbia in lingue comunemente parlate e la celebrazione del culto in modo più semplice e accessibile al popolo3.

4.         Erano contro i luterani? Sì, le decisioni della Dieta di Spira del 1529 erano chiaramente contro i luterani. La proibizione delle riforme e la richiesta di restituire i beni ecclesiastici incamerati dai principi luterani portarono alla famosa “Protesta di Spira” da parte dei principi tedeschi luterani4. Da questa protesta deriva il termine “protestanti”.» [1 it.wikipedia.org2 it.wikipedia.org3 wikiwand.com4 wikiwand.com5 treccani.it]

[3] Nicolaiti che abbiamo visto come possibile rappresentazione –tra l’altro- dell’inizio della divisione tra sacerdoti e persone comuni.

[4] Gezabele che abbiamo visto come rappresentativa del culto idolatrico a Baal e ad Astarte Regina del cielo, come prefigurazione possibile anche del culto mariano.

[5] A partire dal primo riformatore Lutero abbiamo cinque punti fondamentali: SOLO SCRITTURA, SOLA GRAZIA, SOLO CRISTO, SOLA FEDE, SOLO A DIO LA GLORIA   [purtroppo c’è da dire che anche questi elementi di riflessione, col tempo furono idealizzati da molti, diventando certe volte come piccoli ‘dogmi’ statici, non parti dinamiche per la nuova nascita].

[6] Quando salendo in ginocchio la Scala Santa a S. Pietro a Roma nel 1510, sentì dirsi dentro come un colpo di fucile: “Il giusto vivrà per fede” (Romani 1:17)

[7] «Il cuore del messaggio della Riforma era la giustificazione per fede soltanto, senza le opere. Si tratta di una verità cristiana fondamentale. L’errore della teologia protestante consiste nel fatto di averne tratto la conclusione che le opere erano completamente prive di valore, anche sul piano etico.» (Zurcher)

[8] 2Corinzi 3:6 Egli ci ha anche resi idonei a essere ministri di un nuovo patto, non di lettera ma di Spirito; perché la lettera uccide, ma lo Spirito vivifica.

[9] può essere d’aiuto il nostro Dossier “MEDESIMO SENTIMENTO NELL'ARMONIA DELLO SPIRITO SANTO”.

[10] Tra i Prìncipi tedeschi ricordiamo « Federico III di Sassonia, detto il Saggio (Torgau, 17 gennaio 1463 – Lochau, 5 maggio 1525) […]Federico fu uno dei principi che si impegnarono per proporre la causa della riforma a Massimiliano I, Imperatore del Sacro Romano Impero […]Federico era il candidato che il papa Leone X aveva prescelto per il trono del Sacro Romano Impero nel 1519 — il papa gli aveva inviato la Rosa d'Oro di virtù, il 3 settembre, 1518 —, ma egli certamente fu uno degli uomini che votò per l'elezione di Carlo V. Federico cercò di proporre le tesi di Lutero dopo la Dieta di Worms del 1521, e successivamente assicurò l'esenzione dall'Editto di Worms per la Sassonia. Egli protesse infatti Martin Lutero dal papa, ospitandolo nel suo castello di Wartburg dopo le decisioni della Dieta di Worms di mettere le tesi luterane al bando dall'Impero.» (Wikipedia)

[11] Questa aberrazione avverrà completamente nell’ultima chiesa quella di Laodicea che simboleggia la chiesa del mondo, che non sarà rapita. Lo vedremo più avanti.

[12] «Nel 1522 Lutero dichiara di non ritenere l’Apocalisse un libro canonico di provenienza apostolica (dubbi del genere vengono avanzati anche da parte cattolica ad opera di Tomaso de Vio o Cayetano, morto nel 1533, e di Erasmo da Rotterdam, morto nel 1536). Ma nel 1534 Lutero cambia idea e scrive un breve commento all’Apocalisse interpretandola anch’egli in senso antipapale» [Da: “Apocalisse: la soluzione dell'enigma” di  Federico De Luca – in https://books.google.it › books];

«Inizialmente Lutero ebbe una scarsa considerazione dei libri di Ester, Lettera agli Ebrei, Lettera di Giacomo, Lettera di Giuda, Apocalisse, sebbene non arrivò a eliminarli dalla sua Bibbia. In particolare, definì la lettera di Giacomo 'lettera di paglia': il motivo di tale disprezzo era dovuto alla notevole importanza che in tale lettera rivestono le opere di fede, cioè la carità, che al contrario non risulta fondamentale nello schema di pensiero luterano dominato dalla 'sola fede'. Dell'Apocalisse disse che "non vedeva in alcun modo come lo Spirito Santo potesse averla prodotta". Per i dubbi sugli altri 4 testi neotestamentari Lutero trovava conferma nella prassi della Chiesa primitiva, che in un primo momento esitò ad accogliere tali scritti nel canone biblico» (Wikipedia)  

[13] Romani 12:3 Per la grazia che mi è stata concessa, dico quindi a ciascuno di voi che non abbia di sé un concetto più alto di quello che deve avere, ma abbia di sé un concetto sobrio, secondo la misura di fede che Dio ha assegnata a ciascuno.

[14] Umiltà in una chiesa: Non è facile per una chiesa abbassarsi e riconoscere veramente i propri errori. L’orgoglio delle posizioni di prestigio acquisite nel tempo davanti al mondo fa aumentare la paura di perderle.

[15] La generosità per una chiesa rinnovata significa anche far crescere nella libertà “i figli piccoli”, vale a dire quelle minoranze interne che possono anche dissentire dalle direttive della gerarchia, ma proprio per questo permettono un rinnovamento continuo.

[16] L’impegno in una chiesa è un modo assiduo di servire il Signore nella santificazione, ovvero il distacco da ogni manipolazione e infiltrazione della mondanità e da ogni falso aspetto di "libertà sociale” e da ogni convenienza politica. Il Signore si deve servire dal basso, nella missione ricevuta e nello studio delle Scritture che si rivelano un poco alla volta. Una volta avviata una riforma l’impegno sta nel non farla mai fermare.

[17] Le opere per i protestanti vanno rivalutate. È il passo successivo della “salvezza per grazia”. A che serve essere salvati se poi viviamo nel mondo senza testimoniare nei fatti ciò che abbiamo appreso?

[18] Ricordate che dicemmo a proposito la chiesa storica di Sardi? Fu conquistata due volte allo stesso modo, perché troppo sicura di sé non era stata accorta si suoi punti deboli e distrattamente lasciò entrare il nemico senza nemmeno combattere.

[19] "Fede in progresso": nel senso che davanti al Risorto siamo sempre davanti ad una “trasfigurazione” da capire un poco alla volta, come i tre apostoli sul monte davanti alla trasfigurazione di Gesù. 

[20] "Spirale creativa di Dio": Vedi nell’indice generale “f. LA CREAZIONE È IN ATTO E SARA’ COMPLETATA AL TERMINE DELL’APOCALISSE”

 

Commenti